
Madrid
Un pezzo di Italia in terra iberica: sono molti i giovani italiani che scelgono di andare a vivere in Spagna
Di Lorenzo De Donato
MADRID. Siamo al centro di Plaza de Puerta del Sol, nel cuore di Madrid, la capitale iberica. Si avverte il freddo pungente di fine anno, le luminarie natalizie iniziano ad essere installate, decine e decine di persone affollano la piazza muovendosi in ogni direzione. «Madrid è una città immensa, ci sono persone provenienti da tutto il mondo» racconta Valentina, 26 anni, laureata in Ingegneria, di Salerno «Qui tutto funziona bene, i trasporti pubblici sono molto efficienti, ci sono 13 linee della metropolitana, quindi il traffico e il caos, che si scatenano a Salerno quando piove o nei giorni di festa, sono per me soltanto un brutto ricordo. Spagna e Italia si somigliano molto – continua – i madrileni non sono poi così diversi dai salernitani, siamo accomunati dalla voglia di fare ″fiesta″, Madrid è una città che non dorme mai e in parte anche da noi è sempre così, il week-end è sacro». Valentina è andata via da Salerno in cerca di un’esperienza di vita e, perché no, di lavoro, ed ha trovato ospitalità in un paese i cui abitanti hanno parecchie affinità con i loro vicini di casa italiani. Sono molti gli spagnoli che vengono in Italia a studiare – il campus di Fisciano e, nel week-end, i luoghi della movida salernitana sono in alcuni periodi letteralmente invasi dagli iberici – e molti sono gli italiani che decidono di andare a studiare o a vivere in Spagna. «Io sono venuta in Spagna nel tempo della crisi, che si avverte parecchio anche nella vita di tutti i giorni. Le persone si ritrovano senza lavoro anche a 40 anni, perché le aziende chiudono o ci sono tagli al personale. La disoccupazione è al 21-22%, quella giovanile al 51%. La differenza tra un giovane, anche straniero come me, e un adulto, è che se io perdo il lavoro posso subito trovarne un altro e accontentarmi di qualsiasi cosa – attualmente lavoro in un centro commerciale – mentre un 40enne, magari con famiglia, di certo non può accontentarsi di qualche lavoretto qua e là. Ma nonostante la crisi, il motivo per cui tante persone continuano a venire qui, anche dall’Italia, anche dalla nostra città, è che a Madrid si riesce a vivere bene anche con poco, bastano 400-500 euro al mese come nel mio caso, mentre a Salerno e in Italia sarebbe impossibile vivere con un’entrata così bassa, al massimo riusciresti a pagare l’affitto! Insomma un costo basso della vita a cui corrisponde una buona qualità della vita». «Madrid è una città che permette un tipo di evoluzione personale differente rispetto a Salerno, perché ti porta a vivere esperienze che nella nostra città non vivresti, io infatti ho vissuto il trasferimento qui come l’inizio di una nuova vita – racconta invece Graziano, trentenne salernitano diplomato in pianoforte, mentre ai fornelli prepara la cena nel suo appartamento a pochi passi da Puerta del Sol – a Salerno vivevo una fase statica della mia vita, quando ho finito gli studi mi sono ritrovato in un ambiente morto. In un luogo dove non si muove niente, neanche tu ti muovi e ti abitui ad una apatia ed una lentezza fisiche e mentali». Graziano vive stabilmente a Madrid da circa due anni e lavora come insegnante di musica in diverse accademie musicali della città. «A Salerno mi sentivo molto dipendente dalle persone, perché nella stasi generale aspettavo tutti i giorni di organizzare qualcosa di concreto con gli amici, anche in senso lavorativo. Invece qui a Madrid è tutto diverso, le persone sono indipendenti le une dalle altre, ognuno fa la sua avventura, il suo percorso. Il contesto sociale per noi italiani è fondamentale, ma gli spagnoli lo vivono solo come una cornice della loro vita vera e propria. In questa società la gente frequenta le persone solo quando ha tempo, mentre noi italiani (meridionali) abbiamo la tendenza a sottrarre tempo alle nostre attività personali di studio e di lavoro per dedicarlo agli altri, agli affetti, alla famiglia, agli amici. Le relazioni sociali e di amicizia che si instaurano qui sono veloci, superficiali, dinamiche, prive di quella profondità di cui siamo capaci noi italiani. Comunque gli spagnoli hanno fama di essere simpatici e festaioli, sempre pronti a divertirsi – continua – ed è vero. Ciò che colpisce maggiormente è la semplicità delle persone del luogo, non nascondo che la prima sensazione che ho avuto sette anni fa quando sono venuto qui per la prima volta è stata quella di sentirmi una persona complicata e paranoica, se paragonato alla semplicità e spontaneità degli spagnoli». E la crisi? «La crisi economica ha inciso molto. Quando sono arrivato, questo luogo sembrava un’oasi di pace, tutto si muoveva velocemente, c’era un progresso inarrestabile che si poteva toccare con mano. C’era un grande ottimismo. Poi improvvisamente, con la dichiarazione di questo stato di calamità, le persone hanno cambiato atteggiamento, si sono intristite. Hanno persino espressioni diverse sul volto mentre camminano in strada. Insomma avvertono di più i problemi, problemi a cui noi italiani, soprattutto del sud, siamo stati abituati fin da piccoli, e con cui siamo cresciuti. Quindi direi che questi spagnoli al tempo della crisi me li sento quasi più vicini! A mio avviso noi del sud Italia abbiamo sempre vissuto la crisi, per noi non è cambiato niente: non c’era lavoro prima e non c’è lavoro oggi, si era tristi prima e si è tristi oggi».