
POSITANO RICORDA VALI MYERS
Ricordiamola a nove anni dalla scomparsa. Vissuta a Positano, artista poliedrica ed eccentrica, Vali Myers nata nel 1930 e scomparsa il 12 febbraio 2003, protagonista del documentario di Sheldon Rochlin. Artista, ballerina, giramondo ed occultista improvvisata. Di questa poliedrica ed eccentrica figura oggi permangono soltanto poche tracce. Indizi dispersi qua e là, cenni biografici, dipinti, ritratti e persino alcuni documentari. Eppure è sempre difficile parlarne in modo esaustivo o incasellarne il lavoro e le opere in un sistema categorico, in un’ipotetica disposizione di comodo. Apolide per natura e necessità, la Myers nasce nel 1930 a Sidney, da un marinaio e da una violinista neozelandese. A diciannove anni si trasferisce in una Parigi dilaniata dalla guerra dove, coltivando sogni di danzatrice, mena invece vita di strada: tra artisti, zingari e ladruncoli, la giovane entra in contatto con il fervido clima culturale di quegli anni, stringendo amicizia con nomi del calibro di Salvador Dalì, Jean Cocteau e Jean Genet. Parigi è però soltanto la prima tappa di un viaggio che di fatto non avrà mai fine: tra Europa e America, di nuovo in Australia. Una ricerca ossessiva di un’identità, un’esigenza incontrollabile che la condurrà insieme al marito persino in Italia, nella cittadina di Positano. Qui, la donna porterà alle estreme conseguenze l’utopia di un’esistenza frugale, fatta soltanto dell’essenzialità: vivendo in una casa priva di acqua corrente, elettricità e riscaldamento, circondata in compenso da animali scorrazzanti e da una natura prosperosa, rinuncerà ad ogni simbolo di modernità e progresso. Da questo scenario incantato, immerso in un primitivismo arcano e senza tempo, prende le mosse il documentario Vali: the Witch of Positano, per la regia di Sheldon Rochlin (1967). Il regista, documentarista per la verità poco conosciuto, si ricorda prevalentemente come tecnico della fotografia nel capolavoro di Jonas Mekas, Guns of the Trees (1961). Qui, la vita di Vali Meyers è ripresa nella sua panica totalità, nel colore sgargiante dei quadri, nella psichedelica personalità che ha fatto della vita un’opera in costante divenire e in perenne completamento. È comunque necessario ricordare anche alcuni lavori successivi al documentario di Rochlin. Vali: Death in Port Jackson Hotel (1971) di Ed van der Elskenn, e Vali: The Tightrope Dancer (1989) di Ruth Cullen. Vali Myers aveva però nel cuore l'oasi della costa d' Amalfi che ha protetto con tutte le forze e che Posidonia, Gea e WWF Penisola sorrentina con il suo ultimo compagno Gianni Menichetti hanno continuato a difendere, l'oasi Vallone Porto di Positano
MICHELE PAPPACODA