
il plurisecolare pino di via gennaro maresca
Piano di Sorrento: Abbattuto pino plurisecolare.
di Vincenzo Maresca.
Piano di Sorrento. Abbandonato al suo destino, raso al suolo fetta dopo fetta, sparisce un altro dei più antichi patriarchi arborei della penisola sorrentina che da oltre 200 anni ergeva la propria chioma dall’alto dei 25 metri di altezza con i quali sovrastava decine di moderne costruzioni. Un gigante buono, lo definivano i cittadini, un titano delle fiabe di altri tempi, come appariva nelle brume della sera. Abbattuto e morente ha continuato a rantolare solitario un aiuto che nessuno gli ha porto. Se non il Comune di Piano di Sorrento che con il suo gesto assassino ha soppresso oltre due secoli di storia del maestoso esemplare di “pinus pinea” che fino a ieri si trovava in una delle più antiche ville della costiera in via Gennaro Maresca. Il motivo? L’enorme mole dell’albero che nei secoli ha resistito ad ogni sorta di perturbazione ed al sisma del 1980, ondeggiava, semplicemente ondeggiava in maniera millimetrica, tale da indurre i proprietari del fondo a richiederne l’abbattimento, concesso in maniera sospettosamente immediata dall’ufficio tecnico. Per la cronaca il terreno su cui sorgeva il maestoso esemplare di pino di oltre due secoli di età è destinato alla futura realizzazione dell’ennesimo megaparcheggio interrato, a pochi metri dalla contestatissima proprietà Sinicopri che in seguito ad una serie di sotterfugi dovrebbe vedere l’alba di un mega ostello con tunnel sotterranei e piscine. Lungo la strada campeggiano ancora i cartelli posti dal Comune con la scritta “divieto di sosta per intervento di potatura” in luogo invece di un taglio scellerato affidato ad una ditta che ha mandato a 25 metri di altezza un operaio in un cestello, privo di casco, occhiali, scarpe a norma, cintura di sicurezza. Chi è intervenuto? Il solitario Claudio d’Esposito, presidente del wwf penisola sorrentina, che allertata la Soprintendenza ha generato una diffida nei confronti del Comune. Ancora una volta, infatti, l’ispettorato di Napoli era all’oscuro di tutto, nemmeno considerato da ordini egemonici che partono direttamente dalla stanza dei bottoni dell’ufficio tecnico comunale che sul territorio pare abbia oramai potere assoluto.