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31/01/2012

SALERNO. Non ha più un lavoro, si da fuoco Il gesto disperato di un camionista 54enne davanti alla Prefettura

SALERNO. Non ha più un lavoro, si da fuoco Il gesto disperato di un camionista 54enne davanti alla Prefettura
SALERNO. Non ha più un lavoro, si da fuoco Il gesto disperato di un camionista 54enne davanti alla Prefettura

Non ha più un lavoro, si dà fuoco Il gesto disperato di un camionista 54enne davanti alla Prefettura. «Lotto ogni giorno senza ottenere nulla in cambio». L’autista non lavora da sette anni e in un esposto ha denunciato le tariffe da fame dei trasporti E’ giunto ieri in Tribunale per consegnare alla Procura un documento nel quale denunciava la sua odissea. Una vita, quella degli ultimi anni, fatta di sacrifici e di stenti per la mancanza di lavoro che non gli consente di vivere dignitosamente. • L’incartamento - l’ultimo in ordine di tempo di una lunga serie di atti giá depositati - lo ha recapitato ieri mattina per rivalersi nei confronti del titolare dell’azienda per la quale ha avuto commesse fino al 2005, un centro smistamento auto nuove ed usate della provincia di Salerno. • Lucio Caruccio, 54enne di Olevano Sul Tusciano - titolare di una ditta di trasporto con a disposizione un parco mezzi dotato di tre bisarche ormai in disuso da diversi anni - sceso dal Palazzo di giustizia si è diretto sotto alla sede della Prefettura. Una volta arrivato, in preda alla disperazione, si è dato fuoco. Un gesto estremo, frutto dell’angoscia e della depressione che lo hanno assalito e perché preso dall’ansia per il futuro che gli appare sempre più nero. «Mi sono cosparso di benzina dalla testa a i piedi e mi sono dato fuoco», racconta dal letto del pronto soccorso del Ruggi dove è stato ricoverato, riconoscendo di essere ormai esasperato in quanto «lotto ogni giorno senza ottenere mai nulla in cambio». «Sono in cerca di lavoro continuamente, ma alla fine sto sempre fermo», spiega Caruccio. Dagli anni ’70 fino al 2005 ha lavorato per un’impresa locale. Alcuni contrasti con il centro smistamento auto sono sorti nel 2003, in seguito ai quali, racconta, «ho denunciato di esser stato vittima, con altri colleghi, di un sistema lavorativo che non riconosceva i nostri diritti di autotrasportatori». «Ad esempio mi proposero di fare un viaggio, per 1.200 euro fino a Torino. Lì dovevo scaricare le auto e caricarne altre. Poi dovevo dirigermi direttamente verso Sud, per portare le auto a Potenza, a Matera e a Policoro e poi rientrare. In pratica il guadagno non superava le spese e lo feci presente». Una vita dura, fatta di continue tensioni e preoccupazioni. • Ieri si è salvato, e dunque non ha riportato ustioni gravi, solo perché sotto ai portici della Prefettura c’erano degli agenti che sono intervenuti con tempestivitá appena si sono resi conto di quello che stava accadendo. • «Mi hanno messo addosso una coperta e così hanno spento le fiamme», dice l’ex imprenditore che ha riportato ustioni, per fortuna non gravi, ai piedi, punto in cui si era dato fuoco. La sua è la storia di uno dei circa 40 "padroncini" della zona che hanno lavorato per anni nel settore del trasporto auto, viaggiando dal Nord al Sud del Paese. «Ora quei mezzi non valgono più a niente, perché da quando non lavoro più, ormai da circa sette anni, ci vorrebbe un patrimonio per rimetterli a nuovo». "A terra", a suo dire, ha lasciato circa 700mila euro di mezzi inutilizzabili e che perciò «se mai qualcuno avesse potuto acquistarli, non possono essere neanche più venduti». • «Dal 2005 non trovo lavoro - dice - Vivo perché c’è mio fratello che provvede a me e alla mia famiglia o grazie ad altri parenti». • In questi anni, durissimi per sé e per i familiari, si è rivolto non soltanto alla Procura della Repubblica. «Ho scritto anche al presidente della Repubblica. Ma nessuno mi ascolta».

di Marcella Cavaliere LA CITTA




Inserito da:
Michele Pappacoda - mjcheva@live.it

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