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31/01/2012

Schettino si tolse la divisa e ci abbandono´

Schettino si tolse la divisa e ci abbandono'
Schettino si tolse la divisa e ci abbandono'

Ancora rivelazioni sul comandante Schettino di Meta di Sorrento un vero e proprio tormentone mediatico senza precedenti .  Il tenente di vascello Gianluca Marino Cosentino è un medico. La Costa Concordia, 17 morti ritrovati fino ad ora, era il suo battesimo come secondo ufficiale medico su una nave da crociera. La sua cabina era sul ponte cinque, lato dritta, quello che è finito sotto quando la nave - spiaggiata su uno scoglio dopo un’incredibile piroetta a largo con la chiglia squarciata - si è appoggiata, finalmente, su un fianco. Il suo comandante, Francesco Schettino, si è coperto d’ignominia davanti al mondo, scappando in borghese dalla nave, come un imboscato al cessate il fuoco ha scritto la stampa internazionale. Tenente, accusano anche lei di essere scivolato troppo presto in una scialuppa. «Lei si riferisce a certe interviste a caldo. Quando si cercava il sangue di Schettino che, però, era stato arrestato e non era a portata di mano. Ci sono finito di mezzo io. Senza riuscire a raccontare tutta la verità su quella notte. Mi sono sentito lapidato». Ce la racconti la storia di quella notte. L’abbandono nave è stato dato alle 23. Lei quando è sbarcato? «Io ero a terra alle 23, 20. Ma non ci sono rimasto. Dopo aver portato a terra le persone della scialuppa 19, a me assegnata dal ruolo di appello (i posti ed il ruoli assegnati dal comandante ai membri dell’equipaggio in caso di abbandono), sono salito su un’altra scialuppa e sono tornato indietro». Per risalire a bordo? «Per tornare a prestare soccorso dove occorreva. Sì, con un altro ufficiale, Flavio Spadavecchia, abbiamo accostato a dritta. Il mare brulicava di soccorritori e persone in fuga. Si trattava di capire che fare nel panico e nella confusione». E lei che ha fatto? «Una coppia si è gettata in mare. L’abbiamo ripescata, portata a terra, consegnata all’ambulanza. Durante i soccorsi a terra ero chiaramente identificabile per via della divisa. Così venivo continuamente fermato da qualcuno che sperava di aver trovato il comandante o un ufficiale di coperta. Prima il comandante dei vigili, poi quello dei carabinieri, infine il sindaco. Tutti cercavano il comandante. Io mi sono messo a disposizione come medico». Non c’era modo di risalire? Il capitano Cinquini, direttore sanitario, a bordo c’era. «Non si poteva risalire dal lato di dritta. Assolutamente no. Cinquini era a sinistra. Ed io ignoravo dove fosse». Il comandante De Falco, dalla Capitaneria, la strada la indicava, anzi la ordinava, al telefono con Schettino. Una biscaggina: da percorrere «in senso inverso», come dovere di chi comanda. «Ma era sul lato sinistro, dove non ero arrivato con Spadavecchia. Io non sapevo nulla della biscaggina. Nè avevo ordini su come regolarmi. L’unico ordine di quella sera lo dette una voce all’altoparlante».. Quale ordine fu? «Abandon ship. Abbandono nave. Fu urlato da una voce che non credo fosse la voce di Schettino. Lui è abbastanza inconfondibile: al 90% la voce non era la sua. Non ho riconosciuto di chi fosse». L’ordine, chiunque l’abbia dato, scattò quando la nave imbarcava acqua da oltre un’ora e mezza. Lei sa perchè tanto tempo? Schettino aveva perfino negato l’emergenza con la Capitaneria. «Perchè Schettino abbia fatto questo lo vedrà la magistratura. Io so soltanto che tutto l’equipaggio era già sui ponti accanto alle scialuppe pronti allo sbarco già da oltre mezz’ora. Come so per certo che ad arenarsi su quel benedetto scoglio la nave ce l’ha portata la Madonna. È stato un miracolo. Siamo vivi per miracolo. Potevamo essere morti tutti e 4mila. Bastavano 10 metri più al largo». Mentre la nave era ancora in bilico sul baratro del mare aperto, Schettino perdeva tempo telefonando alla compagnia. Lei sa perchè? «Certamente no. Penso che avrà cercato di capire l’entità dei danni. E da medico mi è sembrato scosso e non più lucido. E poi avrà sentito il dovere di chiamare la compagnia.» E’ pacifico che l’abbia fatto. Ci sono protocolli aziendali che impongono di chiamare il datore di lavoro prima dei soccorsi? «Non so nulla a riguardo. Ma mi pare logico che se c’è un incidente mortale in un cantiere io avverta il datore di lavoro». Non prima, o invece, dei carabinieri. «Beh, certo non dico: dove nascondo il corpo? Telefono e dico, i carabinieri li chiami tu o li chiamo io?» Schettino avrebbe dovuto chiedere aiuto. Ma lei dice che il suo ruolo è venuto a mancare. «Completamente. Il coordinamento dei soccorsi da parte del comandante non c’era. Personalmente mi ha molto sorpreso vedere Schettino in borghese sul molo verso mezzanotte e mezzo. In più quando ho sentito dai telegiornali che aveva avuto il tempo di prendere effetti personali nella sua cabina ed anche un computer, e finanche di scivolare sfortunatamente in una scialuppa, beh, è stato il massimo». Insomma si sarebbe imboscato? «Lo stabilirà la magistratura». Domnica Cermontan, la ragazza a bordo che probabilmente era in plancia durante l’incidente. «Aveva le mostrine identificative. Io ho sempre saputo che faceva parte dell’equipaggio» Il suo ruolo? «International hostess». Era il primo imbarco. Ce ne sarà un secondo? «Non vedo l’ora. Con il sogno, irrealizzabile, di risalire sulla Concordia. Non posso dimenticare che ci ha portato tutti in salvo, con l’ultimo sforzo». Chiara Graziani , Il Mattino




Inserito da:
Michele Cinque - direttore@positanonews.it

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