
GIOVANE DI CAPRI CHE VIVE A PARMA. TERREMOTO: LE ANSIE E LE PAURE NELLA TESTIMONIANZA DI MANILA PENNACCHIO,
- Ansia, paura, timori. Le due scosse di terremoto verificatesi in Emilia Romagna mercoledì e venerdì scorsi raccontate da una caprese che vive da qualche anno a Parma. Manila Pennacchio, 24enne di Capri, non si è accorta della prima scossa ma ha avuto molta paura per la seconda, di magnitudo 5.4, chiaramente avvertita, e si dice preoccupata per lo sciame sismico e per le continue scosse di assestamento. Il suo primo pensiero ovviamente è stato mettere in salvo e assicurarsi delle condizioni della figlia di pochi anni. “Mercoledì mattina, come ogni giorno, ho accompagnato mia figlia Eleonora all’asilo poco distante casa e ho preso la macchina per andare in palestra”, esordisce Manila Pennacchio. “Non mi sono resa conto - aggiunge - della prima scossa di terremoto, ho capito soltanto intorno alle 9.05 quando ho notato per strada molte persone che si sono riversate fuori dalle case in pigiama. Arrivata in palestra ho trovato tutti al cellulare intenti a chiamare i propri cari per sapere se tutto andava bene e se si erano verificati danni. I telefoni sono rimasti bloccati per circa 15 minuti, durante i quali non sono riuscita a contattare l'asilo. Poi fortunatamente mi sono messa in contatto con la scuola dove mi hanno riferito che tutto era tranquillo e che i bambini non si erano spaventati. Dopo poche ore sono stata ricontattata per andare a prendere mia figlia perché la Provincia aveva dato l'ordine di evacuazione di tutte le strutture scolastiche in via precauzionale. Fortunatamente nella zona di Parma la prima scossa non ha provocato grandi danni, a parte qualche tegola caduta da alcune case meno recenti. Invece si sono verificati danni maggiori nei comuni del reggiano”. Più traumatico è invece il racconto della forte scossa di venerdì 27 gennaio. “Alle 15.50 circa, mentre ero all'asilo per prendere Eleonora e portarla a casa, ho sentito un sussulto forte - ricorda Manila - seguito da una vibrazione durata una quindicina di secondi. Davvero un momento molto brutto. Senza farci prendere dal panico ci siamo riversati velocemente fuori dalla struttura tremolante attraverso le porte di sicurezza che si affacciano sul giardino esterno. Alcune delle tate hanno portato i bambini nell'angolo più lontano dall'edificio mentre altre recuperavano le giacche da infilargli. Dopo pochi istanti tutto è finito”. La preoccupazione è ancora adesso enorme. “Tutt'ora - conferma la giovane di origine caprese - proseguono le scosse di assestamento, l'ansia che ce ne possano essere delle altre di maggiore entità è forte. La notte si dorme a fatica e con le giacche pronte vicino la porta di ingresso. Il disastro accaduto nel 2009 all'Aquila è vivo nelle nostre menti. Si spera sempre che non riaccadano delle catastrofi come quella di tre anni fa”.
(Testimonianza raccolta da Giuseppe Catuogno)
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