
L'allarme: Costiera a rischio alluvione «20 minuti di pioggia e sarà strage»
La costa d' Amalfi da Positano a Cetara, Ravello e Atrani è una delle zone più pericolose della Campania anzi d' Italia . «La Costiera amalfitana è l’area della cartina geografica d’Italia sulla quale c’è il più alto numero di vittime della storia italiana per dissesto idrogeologico. È un bacino dove bastano venti minuti di intensi piogge per farlo riempire. Con tutto quel che ne consegue...». Edoardo Cosenza è assessore regionale alla protezione civile e alla difesa del suolo e di fronte al caso studio della Costiera amalfitana, rischio altissimo come appare nell’elaborazione scientifica di Maria Nicolina Papa della facoltà di ingegneria dell’università di Salerno che ospita il convegno. Non si può bloccare, Cosenza, nè si blocca, nell’annuncio statistico dei disastri che «nei cento anni dal 1900 al 2001, in Italia, una su quattro delle vittime affogate in colate di fango era campana». A lui spetta una soluzione politica, un indirizzo di gestione. E lo fa, premettendo al suo intervento dinanzi a scienziati del suolo europei e giapponesi, che lui è un assessore ma è un membro della comunità scientifica, docente universitario di tecnica delle costruzioni. Come è possibile prevenire il rischio delle colate di fango rapide e improvvise, cosi come le inondazioni veloci come le alluvioni? Nelle aree di forte caratura alluvionale del terreno (in Giappone, dice Shinji Egashira, come a Sarno e in tutta l’area vesuviana) c’è un simmetria di esperienze che impone non solo il confronto tra modelli di prevenzione ma anche la definizione delle tecniche di protezione. «Si chiama early warning - dice Stefano Sorvino, commissario dell’Autorità di bacino Destra Sele, inventore ed organizzatore del workshop scientifico - ed è un sistema di prevenzione che prevede il monitoraggio costante con strutture idropluviometriche. Tutte le tragedia sono annunciate, ma è importante definire le teniche di prevenzione immateriali. Cioè, ad esempio, quelle che non contemplano opere pubbliche che anzichè tutelare il territorio fragile lo rendono ancor più disastrato». D’accordo l’assesore Cosenza: primo obiettivo, infrastrutture ecompatibili (esempio le vasche) con l’utilizzo del fondi recentemente stanziati dal Cipe (oltre 200 mioni di euro); secondo obiettivo, la messa in sicurezza del territorio «secondo il modello europeo di Sarno, già positivamente sperimentato» sottolinea Cosenza. E continua: «Punto ad un piano di protezione civile che nei 551 comuni campani adotti il modello Sarno, con aiuto ai sindaci e recependo le indicazioni delle autorità di bacino sulle priorità delle opere da mettere in cantiere con i fondi Cipe». D’accordo Pasquale Marrazzo, commissario dell’autorità di bacino del Sarno, l’area dove 800mila abitanti insistono in appena 35 comuni, più avanti ancora Alfonso Andria, vice presidente della commissione agricoltura del Senato («chi tutela la campagna e il suolo agricolo contro il dissesto idrogeologico, va incentivato e sostenuto»), fino ai tecnici impegnati sul sistema Imprints che vuole rendere veloce e immediatamente operativo il sistema di sicurezza per la gesione del rischio collegato agli effetti delle alluvioni improvvise, «Flash Floods» e inondazioni di detriti, colate di fango come Sarno, «Debris Flows». «La Campania è l’area del Paese dove sono più vicini e contigui il Paradiso della Natura e l’Inferno delle Disgrazie» sintetizza l’assessore Cosenza. Gli scienziati giapponesi ed europei applaudono. Daniel Semper Torres, coordinatore del progetto Imprints, proclama l’ok di un’Europa non sempre tenera. Ma che sulla prevenzione è davvero unita.
di Antonio Manzo IL MATTINO DI NAPOLI