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21/01/2012

«PORGY AND BESS» E «L’OPERA DA TRE SOLDI» di Sergio Zazzera

Foto di repertorio
Foto di repertorio

 

«PORGY AND BESS» E «L’OPERA DA TRE SOLDI»
Sergio Zazzera

 

L’amico magistrato.giornalista e scrittore, Sergio Zazzera, ci invia il seguente articolo apparso su “Il Brigante “ del 21 Gennaio 2012. Ringraziamo Sergio e il “Brigante” riportando l’articolo nella nostra pagina per i nostri lettori.

 

21 gennaio 2012

 

Già da alcuni anni il cartellone della lirica del teatro San Carlo prevede sempre la rappresentazione di un’opera contemporanea; nella stagione corrente, anzi, grazie anche alla collaborazione con il Teatro Stabile di Napoli, queste ultime sono state due – Porgy and Bess e L’Opera da tre soldi –. Della prima di esse è stato messo in scena l’allestimento realizzato dal New York Harlem Theatre, per la regia di Baayork Lee e Larry Marshall, la direzione di William Barkheymer e le voci dei protagonisti Kevin Short e Morenike Fadayomi; della seconda è stata rappresentata l’edizione affidata alla regia di Luca De Fusco, con la direzione di Francesco Lanzillotta e le voci dei protagonisti Massimo Ranieri, Lina Sastri e Gaia Aprea.

 

L’allestimento di Porgy and Bess (nella prima foto) si è articolato in maniera assolutamente lineare, senza sbavature dell’azione, del canto o dell’esecuzione orchestrale, offrendo tra l’altro, per chi ne avvertisse la necessità, la dimostrazione che una resa perfetta della rappresentazione può essere affidata esclusivamente a esecutori di colore, la cui appartenenza, sia pure soltanto spaziale, all’universo narrato – ch’è quello di una comunità di emarginati di colore – consente loro di esprimerne al meglio le caratteristiche.

 

Non esente da difetti, viceversa, è apparsa la messa in scena de L’Opera da tre soldi (nella seconda foto), che non può sottrarsi al paragone con quella curata da Giorgio Strehler per il Piccolo teatro di Milano nella stagione 1972-73. In quella, infatti, l’aderenza della traduzione italiana al testo originale era impeccabile e l’abilità recitativa degl’interpreti – e finanche quella di Milva e di Domenico Modugno – sopravanzava di gran lunga quella canora. Viceversa, nell’edizione napoletana non sempre la versione linguistica è apparsa soddisfacente (valga per tutti quella della “ballata di Mackie Messer”), così come la regia ha fatto avvertire in maniera poco incisiva il tema centrale della satira dello sfruttamento della povertà (che nel testo sottende quello della repressione della libertà), favorendo la limitativa interpretazione del lavoro come satira dell’istituzione bancaria, che pure qualcuno ha inteso proporre. Inoltre, la vocalità degl’interpreti ha soverchiato ampiamente la qualità della prestazione degli stessi (o almeno di alcuni di essi) nelle parti recitate e la direzione dell’orchestra è apparsa a tratti troppo “legnosa”.

 

George Gershwin compose Porgy and Bess nel 1935, due anni prima della sua scomparsa, sul libretto scritto dal fratello Ira in collaborazione con Edwin DuBose e con Dorothy Heyward, che rivestì di note rigorosamente rappresentative della tradizione musicale negro-spiritual, che aveva soppiantato completamente in lui sia quella della sua etnia ebraica, sia quella della sua origine russa. A sua volta, Kurt Weill aveva composto L’Opera da tre soldi sette anni prima, nel 1928, sul libretto di Bertolt Brecht, con una musica che, per quanto esprima l’avvenuta assimilazione delle sonorità jazz del suo tempo, tuttavia non ha abbandonato lo stile in voga nella Germania nazista, sul quale – come, e lo si è già detto, su quel regime – l’opera non manca d’ironizzare ripetutamente. E, giusto per concludere, offrendo un ulteriore spunto di paragone, giova ricordare come soltanto qualche anno prima, nel 1924, Giacomo Puccini si era spento, mentre attendeva alla composizione di Turandot (nella terza foto, un’immagine dell’allestimento della stagione 2008 al teatro San Carlo).

 

Sergio Zazzera

 

 

 

Inserito da Alberto Del Grosso

 

 

 




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Alberto Del Grosso - serviziostampa1@virgilio.it

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