Ven, 25 Maggio 2012

Logo Positano News

Utenti online: 104
scelta lingua italiana scelta lingua inglese rss A.N.S.O.
Seguici su Twitter Versione per dispositivi Mobile
Icona Web TV
Icona Mercatino
Icona Meteo Icona Casa.it
          
 NEWS:  Positano|Costiera Amalfitana|Penisola Sorrentina|Ravello|Capri|Prov. Salerno|Vico Equense|Campania|Italia e Mondo|Cultura|Sport|Motori|Tutte...
 EVENTI:  Costiera Amalfitana|Penisola Sorrentina|Salerno e prov.|Campania              Comunicati Stampa     Aggiungi PN ai Preferiti     Imposta PN come Home
Letto: 1233 volte
Invia ad un amico Stampa articolo Crea PDF dell'articolo Bookmark and Share
06/01/2012

Gragnano brogli alle elezioni condannato presidente Coticelli possibile scioglimento per Patriarca

Gragnano brogli alle elezioni condannato presidente Coticelli possibile scioglimento per Patriarca
Gragnano brogli alle elezioni condannato presidente Coticelli possibile scioglimento per Patriarca

 Tre anni e due mesi di reclusione, 1200 euro di ammenda e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Una sentenza pesante, quella emessa ieri pomeriggio dal giudice monocratico del tribunale di Gragnano, dottor Ernesto Anastasio, nei confronti di Giuseppe Coticelli, presidente del consiglio in carica. In base alla sentenza di primo grado, era dunque lui il beneficiario ultimo del broglio elettorale che portò all’arresto in flagranza di due giovani, i cugini Luigi e Ciro Coticelli (non imparentati con il politico). Nella vicenda, che avvelenò il clima politico subito dopo le Comunali 2009, entrambi avevano già patteggiato una pena di un anno e dieci mesi, così come la scrutatrice Ciretta Malafronte, che li aveva agevolati nel votare con duplicati di tessere elettorali intestati ad altri. In fase di requisitoria, il sostituto procuratore Sergio Raimondi aveva chiesto la medesima pena poi effettivamente comminata dal giudice, tre anni e due mesi. In considerazione del fatto, come ha sottolineato lo stesso pm, che il processo verteva su “un interesse altissimo da proteggere, quello della partecipazione democratica al voto, anche e soprattutto in virtù dell’importante carica di presidente del consiglio rivestita dall’imputato. Al quale proprio per questo non vanno concesse le attenuanti, nonostante l’incensuratezza: chi ricopre un ruolo politico non può commettere un reato elettorale”. Appassionata l’arringa difensiva dell’avvocato Michele Riggi: “Su questo processo c’è stata sin dall’inizio una grande attenzione, non solo mediatica, ma anche politica, forse spropositata rispetto ai fatti. Che riguardano, è bene rimarcarlo, non la punta di un iceberg, ma un episodio isolato, come le stesse indagini dei carabinieri, che hanno riguardato oltre 800 persone, intestatarie delle schede duplicate, hanno appurato. Nella sezione in questione, la sorella di uno dei due arrestati ha riportato tre voti, mentre nell’altra zero. Non è possibile dunque che sin dall’inizio il ragazzo abbia fatto di tutto per lasciare fuori da questa vicenda il reale beneficiario del broglio materiale, cioè la sorella?”. L’altro difensore di Coticelli, il penalista Francesco Carotenuto, ha sottolineato invece un altro aspetto: “I fatti oggettivi ci dicono che si è consumato un falso ideologico, nel momento in cui è stato consentito ai due giovani di votare con tessere di altri, e la loro falsa identità è stata annotata sul registro dallo scrutatore, dolosamente o colposamente ispirato dalla Malafronte. Se il giudice è convinto che l’ispiratore della manovra sia stato Giuseppe Coticelli, dovrebbe rimandare gli atti alla procura e chiedere l’imputazione per concorso in falso ideologico, reato di competenza del tribunale collegiale, e non del giudice monocratico. Del resto, che non sia stato Coticelli l’istigatore del presunto accordo, lo esclude lo stesso capo d’imputazione, in cui questo ruolo viene addebitato al fratello Sebastiano, per altro prosciolto in fase di udienza preliminare. Del resto, se un accordo delittuoso vi fosse stato, Giuseppe Coticelli sarebbe stato un incosciente a presentarsi e a rimanere sul luogo del delitto”.Argomentazioni che però non hanno convinto il giudice. Tre anni e due mesi di reclusione, 1200 euro di ammenda e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Una sentenza pesante, quella emessa ieri pomeriggio dal giudice monocratico del tribunale di Gragnano, dottor Ernesto Anastasio, nei confronti di Giuseppe Coticelli, presidente del consiglio in carica. In base alla sentenza di primo grado, era dunque lui il beneficiario ultimo del broglio elettorale che portò all’arresto in flagranza di due giovani, i cugini Luigi e Ciro Coticelli (non imparentati con il politico). Nella vicenda, che avvelenò il clima politico subito dopo le Comunali 2009, entrambi avevano già patteggiato una pena di un anno e dieci mesi, così come la scrutatrice Ciretta Malafronte, che li aveva agevolati nel votare con duplicati di tessere elettorali intestati ad altri. In fase di requisitoria, il sostituto procuratore Sergio Raimondi aveva chiesto la medesima pena poi effettivamente comminata dal giudice, tre anni e due mesi. In considerazione del fatto, come ha sottolineato lo stesso pm, che il processo verteva su “un interesse altissimo da proteggere, quello della partecipazione democratica al voto, anche e soprattutto in virtù dell’importante carica di presidente del consiglio rivestita dall’imputato. Al quale proprio per questo non vanno concesse le attenuanti, nonostante l’incensuratezza: chi ricopre un ruolo politico non può commettere un reato elettorale”. Appassionata l’arringa difensiva dell’avvocato Michele Riggi: “Su questo processo c’è stata sin dall’inizio una grande attenzione, non solo mediatica, ma anche politica, forse spropositata rispetto ai fatti. Che riguardano, è bene rimarcarlo, non la punta di un iceberg, ma un episodio isolato, come le stesse indagini dei carabinieri, che hanno riguardato oltre 800 persone, intestatarie delle schede duplicate, hanno appurato. Nella sezione in questione, la sorella di uno dei due arrestati ha riportato tre voti, mentre nell’altra zero. Non è possibile dunque che sin dall’inizio il ragazzo abbia fatto di tutto per lasciare fuori da questa vicenda il reale beneficiario del broglio materiale, cioè la sorella?”. L’altro difensore di Coticelli, il penalista Francesco Carotenuto, ha sottolineato invece un altro aspetto: “I fatti oggettivi ci dicono che si è consumato un falso ideologico, nel momento in cui è stato consentito ai due giovani di votare con tessere di altri, e la loro falsa identità è stata annotata sul registro dallo scrutatore, dolosamente o colposamente ispirato dalla Malafronte. Se il giudice è convinto che l’ispiratore della manovra sia stato Giuseppe Coticelli, dovrebbe rimandare gli atti alla procura e chiedere l’imputazione per concorso in falso ideologico, reato di competenza del tribunale collegiale, e non del giudice monocratico. Del resto, che non sia stato Coticelli l’istigatore del presunto accordo, lo esclude lo stesso capo d’imputazione, in cui questo ruolo viene addebitato al fratello Sebastiano, per altro prosciolto in fase di udienza preliminare. Del resto, se un accordo delittuoso vi fosse stato, Giuseppe Coticelli sarebbe stato un incosciente a presentarsi e a rimanere sul luogo del delitto”.Argomentazioni che però non hanno convinto il giudice.Brogli alle elezioni, condannato il presidente del consiglio comunale di Gragnano Tre anni e due mesi di reclusione, 1200 euro di ammenda e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Una sentenza pesante, quella emessa ieri pomeriggio dal giudice monocratico del tribunale di Gragnano, dottor Ernesto Anastasio, nei confronti di Giuseppe Coticelli, presidente del consiglio in carica. In base alla sentenza di primo grado, era dunque lui il beneficiario ultimo del broglio elettorale che portò all’arresto in flagranza di due giovani, i cugini Luigi e Ciro Coticelli (non imparentati con il politico). Nella vicenda, che avvelenò il clima politico subito dopo le Comunali 2009, entrambi avevano già patteggiato una pena di un anno e dieci mesi, così come la scrutatrice Ciretta Malafronte, che li aveva agevolati nel votare con duplicati di tessere elettorali intestati ad altri. In fase di requisitoria, il sostituto procuratore Sergio Raimondi aveva chiesto la medesima pena poi effettivamente comminata dal giudice, tre anni e due mesi. In considerazione del fatto, come ha sottolineato lo stesso pm, che il processo verteva su “un interesse altissimo da proteggere, quello della partecipazione democratica al voto, anche e soprattutto in virtù dell’importante carica di presidente del consiglio rivestita dall’imputato. Al quale proprio per questo non vanno concesse le attenuanti, nonostante l’incensuratezza: chi ricopre un ruolo politico non può commettere un reato elettorale”. Appassionata l’arringa difensiva dell’avvocato Michele Riggi: “Su questo processo c’è stata sin dall’inizio una grande attenzione, non solo mediatica, ma anche politica, forse spropositata rispetto ai fatti. Che riguardano, è bene rimarcarlo, non la punta di un iceberg, ma un episodio isolato, come le stesse indagini dei carabinieri, che hanno riguardato oltre 800 persone, intestatarie delle schede duplicate, hanno appurato. Nella sezione in questione, la sorella di uno dei due arrestati ha riportato tre voti, mentre nell’altra zero. Non è possibile dunque che sin dall’inizio il ragazzo abbia fatto di tutto per lasciare fuori da questa vicenda il reale beneficiario del broglio materiale, cioè la sorella?”. L’altro difensore di Coticelli, il penalista Francesco Carotenuto, ha sottolineato invece un altro aspetto: “I fatti oggettivi ci dicono che si è consumato un falso ideologico, nel momento in cui è stato consentito ai due giovani di votare con tessere di altri, e la loro falsa identità è stata annotata sul registro dallo scrutatore, dolosamente o colposamente ispirato dalla Malafronte. Se il giudice è convinto che l’ispiratore della manovra sia stato Giuseppe Coticelli, dovrebbe rimandare gli atti alla procura e chiedere l’imputazione per concorso in falso ideologico, reato di competenza del tribunale collegiale, e non del giudice monocratico. Del resto, che non sia stato Coticelli l’istigatore del presunto accordo, lo esclude lo stesso capo d’imputazione, in cui questo ruolo viene addebitato al fratello Sebastiano, per altro prosciolto in fase di udienza preliminare. Del resto, se un accordo delittuoso vi fosse stato, Giuseppe Coticelli sarebbe stato un incosciente a presentarsi e a rimanere sul luogo del delitto”.Argomentazioni che però non hanno convinto il giudice. GAETANO ANGELLOTTI Metropolis




Inserito da:
Michele Cinque - direttore@positanonews.it

Invia ad un amico
Invia
Stampa articolo
Stampa
Crea PDF dell\'articolo
PDF
Visualizza i commenti 0 commenti presenti Inserisci un commento
 




Articoli correlati


 

TRANSLATES

Pubblicità

Pubblicità

Pubblicità


Pubblicità Positano News

Pubblicità Positano News

Pubblicità Positano News

Pubblicità Positano News

Scambio Banner

Sostieni Positano news

Pubblicità Positano News

Salviamo il Vallone Porto

NAPULITANO

Scambio Link

Sezione by Nicola Prisco



Questa testata aderisce all´Associazione Giornalisti Cava Costa d´Amalfi “Lucio Barone”
Visita i siti con gli articoli dedicati direttamente alla tua città
Ravello News Capri News Costa d'Amalfi News
Penisola Sorrentina News Vico Equense News