
«Nuovo rischio di tubercolosi a Napoli» Allarme del Dipartimento Igiene
NAPOLI - Sembrava quasi destinato a sparire dai manuali di medicina e invece. E invece il 'mal sottile' torna a far paura. Sono due i casi di tubercolosi segnalati nel solo ultimo mese al dipartimento di Igiene della Federico II di Napoli. Una decina in tutto nel 2011 e chissà quanti altri sconosciuti alle autorità sanitarie. Statisticamente è infatti provato che solo per i casi ospedalieri si rispetta la prassi e vengono segnalati alle Asl e ai dipartimenti di Igiene mentre addirittura il 90% di tutte le malattie infettive conclamate restano semplicemente nel chiuso degli studi di medicina generale. Un problema nel problema per una malattia che fino a poco tempo fa aveva un'incidenza quasi pari allo zero e che oggi invece sembra lentamente ricomparire. «Dobbiamo riabituarci a vedere e a diagnosticare questa patologia - spiega la responsabile del dipartimento di Igiene della Federico II, Maria Triassi - non si può far finta che questa malattia non esiste». E i dati confermano i timori della professoressa: due casi segnalati in un solo mese. Una bambina di dieci anni di Portici e una donna incinta di origine ucraina. «Situazioni che per fortuna non hanno creato problemi - dice Triassi - Casi che si possono gestire, non bisogna creare allarmismi, si tratta comunque di una malattia come le altre. Ma è importante che vengano segnalati tutti i casi per monitorarne l'andamento epidemiologico». La tubercolosi come conseguenza della globalizzazione: a riportare questa malattia in Italia e in Europa, spiega la Triassi, sono i flussi migratori soprattutto provenienti dai Paesi africani e del sud est asiatico. Così, focolai ormai sopiti, con l'impatto dei climi più freddi si slatentizzano. E come nei due recenti casi di Napoli o come in quelli di Roma e Milano tornano a far paura. Si tratta di un bacillo resistente ai disinfettanti, che colpisce soprattutto soggetti debilitati e con un abbassamento delle difese immunitarie - trapiantati, malati di aids, persone con una bassa qualità della vita - e che quando si cronicizza si trasmette per via aerea, quindi molto facilmente. «Bisogna avere una corretta igiene personale - spiega Triassi - evitare locali chiusi e far arieggiare spesso quelli molto affollati. Anche le maestre devono segnalare subito ai primi segnali di bronchite mentre i colleghi, quando incontrano sintomi polmonari sospetti, devono tornare a pensare anche alla tubercolosi e predisporre radiografie e reazione di Mantoux».
IL MATTINO DI NAPOLI