
Mons. Mariano Crociata
Leggendo le parole di mons. Crociata, mi è ritornata prepotentemente alla mente una espressione letta qualche giorno fa che ha attratto la mia attenzione: nulla ethica sine aesthetica – nulla aesthetica sine ethica. Proseguendo nella lettura, ne coglierete sicuramente il significato.
“In presenza di palesi limitazioni della giustizia e dell’uguaglianza, si rende urgente il rilancio di un concetto di legalità che non si riduca alla pur necessaria osservanza delle norme giuridiche, ma implichi una nuova etica pubblica come indispensabile cornice entro cui le leggi stesse devono essere fatte e osservate”. Lo ha affermato mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, intervenendo a Fiuggi al 35° Convegno nazionale delle Caritas diocesane.
A suo avviso “bisogna che i cittadini si impegnino a rispettare” le leggi e “che esse siano conformi alle reali esigenze del bene comune e della giustizia”. “Per una rinnovata legalità – ha sottolineato - è necessaria un’educazione al bene comune che è compito di tutti i cristiani, e a un titolo speciale della Caritas”. Da questa formazione a una “cittadinanza responsabile” potranno venire “cittadini capaci di esprimere una classe politica sempre più attenta alla dignità di ogni persona e alle esigenze della vita intera di tutti e di ciascuno”.
“Il grande compito che abbiamo dinanzi – ha detto mons. Crociata - è quello di superare la dissociazione tra carità e bellezza. Una dissociazione tutta moralistica, che ha fatto percorrere strade separate ad un bene privo di fascino e ad una bellezza ridotta a vuota esteriorità”. “Le persone che amano – ha precisato - sono anche belle persone, e le persone che vivono la pienezza d’amore nella carità conoscono e conducono una vita buona, una vita buona che è anche bella. L’attrazione di una tale vita mette sulla strada di una vera educazione non solo alla carità, ma anche alla riuscita personale in tutti i suoi aspetti”. Proprio nella sua concreta operatività, la carità ha perciò “un’altissima funzione educativa”, soprattutto “in un tempo molto spesso pieno di parole vuote a cui non corrispondono scelte concrete”.
Infine l’alto prelato ha esortato gli operatori Caritas ad “essere efficaci nell’educazione” attraverso “la propria diretta testimonianza”, “uno stile di vita sobrio ed essenziale” e “un clima di vita fraterno”. “Il vostro messaggio ai poveri – ha concluso - non può e non deve essere la prospettiva di diventare ricchi, almeno come lo sono coloro che oggi hanno questa qualifica, perché in questo modo essi passerebbero solo da una forma di disumanità a un’altra”. Ciò “che la Caritas annuncia è una radicale liberazione da logiche sbagliate, che sono alla radice della cattiva povertà e della cattiva ricchezza di cui è fonte la nostra società. Qui più che mai dovrà esercitarsi, nella concreta impostazione della vita personale e di quella relazionale, l’inventiva e la creatività”.
Felice Casalino