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28/07/2011

IL tempo del culto

 

Il tempo del culto

 

 

 

“ Si spezza e si spartisce l’agnello di Dio:

 

Egli è spezzato e non si divide,

 

è sempre mangiato e mai si consuma ,

 

ma santifica coloro che ne partecipano”

 

 

 

Queste parole fanno parte del rito della celebrazione eucaristica della chiesa ortodossa,sono il momento in cui il sacerdote nel santo vima ( santuario intorno all’altare) spezza il pane in 4 pezzi.. Va detto che il sacro per il mondo ortodosso è strettamente legato anche alla divinità del luogo per cui ogni  chiesa , una volta consacrata col santo myron ( crisma) diventa automaticamente la dimora di Dio. Gli ortodossi perciò credono che la Chiesa non deve essere cambiata dal mondo, ma deve  essa cambiare il mondo, e proprio attraverso il culto reso a Dio,  confessare che vive per irradiare qualcosa che non è umano.:ecco perché diventa fondamentale per la loro religiosità e poi per la liturgia il tempo dedicato al culto. Ne voglio parlare proprio in questo spazio perché  siamo in piena estate e troppo spesso insieme al corpo molti di noi fanno andare in vacanza anche lo spirito  con il tempo dedicato al sacro e alla luce di questo,vorrei fare una breve riflessione in proposito. Mentre in occidente una Messa domenicale dura al massimo 1 ora, nel cristianesimo ortodosso la Divina Liturgia dura almeno un’ora e mezzo, se poi è preceduta da qualche altro ufficio, dura anche due ore e mezza. Ci sono dei casi in cui la celebrazione dura anche 12-13 ore ,iniziando la sera e terminando la mattina .e in questo caso siamo di fronte alle Veglie o Agripnie.Esperienze di questo genere vogliono evidenziare principalmente due cose:la relatività del tempo e la presenza di una dimensione in cui Vita e Liturgia vogliono poter coincidere. C’è come un desiderio di anticipazione in terra di ciò che si considera essere il Paradiso: una situazione  cioè  senza tempo, un eterno ,

 

realizzato presente.

 

Perciò non esiste il concetto di  precetto festivo per l’ortodosso,perché non deve esistere l’idea dell’obbligo, non si è nemmeno tenuti a rimanere per tutta la celebrazione liturgica, che si svolge quasi del tutto in piedi . Questo perché , come dicono gli ortodossi, la Liturgia è come una nave sulla quale si viaggia, che tu dormi o vegli , essa viaggia comunque. E’ come il cibo che il bambino assume nel ventre della madre, il fatto che egli stia apparentemente inoperoso , non significa che egli non cresca. Il tempo lungo è dato proprio per lavorare su se stessi e per crescere, non per il disimpegno …..( per noi può apparire un atteggiamento di passività)   

 

Da questo di deduce come è importante l’architettura della chiesa ortodossa, in quanto essa vuole  rispondere proprio a questi determinati bisogni liturgici della comunità,di unire il visibile all’invisibile. Come scriveva San Simeone ( XV secolo): “Il Tempio rivela il mondo delle cose invisibili e di quelle visibili. Questo è rivelato nel tempio col sacro vima (altare) posto a rappresentare i misteri inaccessibili e con tutte le altre sue parti poste a rappresentare invece quelle accessibili.”

 

Quando gli ortodossi entrano in chiesa, il loro primo fine è dunque quello di essere ontologicamente cambiati e guariti, non solo  istruiti .(Vale la pena meditarci su!!!)

 

Per questo  motivo,la prima cosa che il fedele ortodosso deve fare, è allontanare i pensieri e le fantasie della vita terrena, per creare un profondo silenzio dentro se stesso cosicchè il rito della messa lo  aiuta proprio  a collegare  nel suo intimo ogni momento della liturgia ,agli avvenimenti della vita di Cristo. La Proscomidia( rito di preghiere di preparazione) rappresenta infatti l’Incarnazione  e la nascita di Cristo , l’altare è Betlemme e Nazareth, ma rappresenta anche il Golgota ( Cristo nasce per morire per noi).Nel Vangelo portato in processione, si simboleggia Cristo che esce per predicare. Nella processione del pane e vino preparati allo scopo nella proscomidia si indica l’ultima entrata di Cristo a Gerusalemme ,mentre la deposizione delle offerte indica la deposizione di Cristo. L’altare è allora anche tomba e i veli posti sul calice e sul disco sono le fasce mortuarie di Cristo. La Resurrezione è simboleggiata quando il sacerdote mette il pezzo di pane nel calice  e dopo la comunione il trasporto dei piatti dall’altare principale al laterale  simboleggia l’Ascensione. C’è così tutta la vita di Cristo presentata al popolo che assiste anche se non fa la liturgia partecipata come da noi, che comunque consideriamo centrale nella celebrazione della Messa principalmente l’Eucarestia.

 

Mi sono voluta qui soffermare in particolare sul senso spirituale della liturgia ortodossa unicamente  per richiamare, (in un tempo privilegiato  di vacanza),  la mia e la vostra attenzione sull’ importanza del dentro dell’essere, perché  credo che questo sia un bisogno fondamentale e una necessità sempre più forte  del nostro mondo. Noi “cristiani”occidentali, più distratti, dovremmo forse imparare  ad allenare meglio  gli occhi del cuore per  intra-vedere la bellezza universale che è parte integrante  del  fuori e del dentro di ognuno di noi e in questo proprio i padri ortodossi ci sono maestri, loro sono gli adoratori per eccellenza della bellezza di Dio, basta pensare alla meraviglia delle  icone… . Vorrei perciò terminare , riportando la parte finale di un inno ortodosso intitolato” a Gesù dolcissimo”  che recita così:

 

“ Gesù come con Pietro che  ti ha rinnegato , fissa il tuo sguardo su di me. Come con Maria Maddalena che Ti ha molto amato ,perdonami ,e come con Zaccheo chiamami e vieni da me.

 

 Come la figlia di Giairo rialzami, come la Samaritana trasformami. Come Giovanni, il tuo discepolo prediletto fammi rimanere in Te. E al termine di questa vita, come al buon ladrone dimmi: oggi sarai con me in Paradiso .Amen”

 

 QUMRAN NE

 

Tutti i contenuti presenti nella sezione e negli articoli sono da considerarsi di proprietà dell’autrice che se ne riserva tutti i diritti

 

 

 

Trudy Borriello  

 

 

 

 

 

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Trudy Borriello - trudy.vitolo@fastwebnet.it

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