Allevamento di tonni a Procida Greenpeace si ribella: inquina
Proteste anche a Maiori per la concessione di un'area marina a imprenditori italiani Allevamento di tonni a Procida Greenpeace si ribella: inquina Una società turca installa tre gabbie a cento metri dall'isola NAPOLI — I musulmani ritornano a Procida, 463 anni dopo l' incursione di Dragut II Barbarossa. Questa volta però portano tonni rossi da ingrassare. Akua International, la società turca leader mondiale nel settore dell'itticoltura, ha infatti concluso un accordo, con la cooperativa Il Cigno Verde, Akua Italia srl e, dal 15 aprile, ha installato 3 gabbie galleggianti a 100 metri dalla costa ed a 75 metri di profondità, nella baia del Carbonchio. Presto arriveranno, trainati da una nave, i tonni. Li avvistano dall'alto con gli aerei e li pescano si racconta sull'isola di Graziella in Sicilia. Resteranno nelle gabbie per tre mesi, ingrassati a pesce azzurro. Raggiunto il peso stabilito saranno trasferiti altrove per la macellazione. Destinazione finale, a quanto pare, il Giappone, dove il tonno rosso è quotato 80.000 dollari a capo. I turchi si affidano alla collaborazione di Francesco Di Liello, presidente della società Il Cigno Verde. E' stato lui, infatti, il 13 novembre 2001, ad ottenere dal Comune sindaco era Luigi Muro ( An) in concessione uno specchio d'acqua di 26.400 metri quadri. Durata: 10 anni. Canone annuo: 302 euro. Insieme ai turchi a Procida sbarcano pure gli amalfitani. Sono i fratelli Della Monica, quelli che a Cetara avrebbero voluto realizzare un grosso impianto per l'ingrasso dei tonni. In costiera il Tar ha bloccato il progetto, per l'assenza della Valutazione ambientale strategica. Riprovano a Procida. Proprio come i turchi di Akua International, contano sul sostegno di un isolano: Alfonso Capodanno. E' l'amministratore di Mari. Sol, società che nel 2002 ottenne dal Comune una concessione di 20.000 mq di mare, per uno stabilimento di itticoltura nella baia del Carbonchio. Capodanno era partito per allevare spigole, orate e saraghi, in verità. Ha fatto poi rotta sui tonni, grazie a un accordo stipulato con Tuna Farm( i fratelli Della Monica) e circa 900.000 euro di fondi pubblici( 35% dalla Ue, 24,5% dallo Stato, 10,5% dalla Regione), su un investimento complessivo pari a 1.327.439 euro. L'intesa tra Mari. Sol e Tuna Farm prevede che quest'ultima consegni alla prima due gabbie contenenti ciascuna 100 tonnellate di tonno rosso. Sono adesso nelle acque del Carbonchio, vicine alle 3 di Akua Italia, in attesa che arrivino i tonni. Mari. Sol paga al Comune di Procida, per quei 20.000 mq di mare, 305 euro di canone annuo. Lo sbarco dei turchi e degli amalfitani, però, a Procida, non piace. E' diffuso il timore che la presenza di un centinaio di tonni all'ingrasso comprometterà la qualità del mare. Non infondato. Scrive, infatti, Alfonso Gianni, di Greenpeace: « Le deiezioni dei tonni all'ingrasso e i grossi quantitativi di mangime, in parte non consumato, sono fonte di un potenziale inquinante » . Gli ambientalisti sottolineano anche che la capacità degli impianti di allevamento dei tonni eccede già la quota massima di pesca ammessa. Quest'ultima, a sua volta, è il doppio di quella consigliata dalla ricerca scientifica per scongiurare l'estinzione della specie. Il caso procidano, poi, ha alcune particolarità. Dal 1995 i fondali di Ischia e Procida, baia del Carbonchio compresa, sono classificati come siti di importanza comunitaria e zona a protezione speciale. In questi siti è obbligatoria la valutazione d'incidenza, prima di installare impianti di acquacoltura. Nessuna delle due concessioni rilasciate dal Comune ne reca traccia. Un decreto presidenziale del 1999 impone, inoltre, che gli impianti di itticoltura che occupano più di 5 ettari siano assoggettati alla valutazione di impatto ambientale. Nelle riserve marine la Valutazione d'impatto ambientale è necessaria anche per gli allevamenti che eccedono i due ettari e mezzo. La baia del Carbonchio fa parte dell'area marina protetta Regno di Nettuno e la concessione rilasciata al Cigno Verde supera il limite dei due ettari e mezzo. « Avrebbe dovuto perciò essere subordinata all'esito favorevole della Via rileva un ricercatore della Stazione Zoologica, che chiede non essere citato . Nella concessione non la vedo » . Eppure, proprio per il Regno di Nettuno, il Comune di Procida ha ottenuto nel 2001 finanziamenti per 619.709 euro dal Ministero dell'Ambiente. Intanto in Costiera Amalfitana continua la battaglia contro le gabbie dei tonni. Il Tar ha accolto la sospensiva presentata dalla società concessionaria dell'autorizzazione per l'allevamento, ma il Comune di Maiori è deciso a continuare la battaglia legale per opporsi all'allevamento come ha già fatto quello di Cetara. Fabrizio Geremicca Corriere del Mezzogiorno