LAURA CESARANO «Ho diritto a entrare gratis ai sensi dell’articolo 1, comma 251 della legge Finanziaria». Sarà questa la frase magica, l’Apriti Sesamo dell’estate 2007 per andare al mare senza pagare. La normativa varata a dicembre sta ricevendo proprio in questi giorni d’estate anticipata il suo battesimo, tra l’esultanza di quanti, snobbando lettino e ombrellone, cercano il tuffo basic sostenendo che la spiaggia è di tutti e le polemiche dei gestori di lidi, che vedono in questa legge la rovina del turismo balneare. La prossima settimana, quando migliaia di opuscoli saranno distrubuiti ai cittadini che ancora non conoscono la novità, il caso potrebbe diventare davvero esplosivo. La precedente normativa prevedeva il diritto al transito sulla battigia. La nuova, introdotta dai Verdi, contempla anche il diritto a «raggiungere la battigia a scopo di balneazione». In pratica, una rivoluzione. Chi preferisce può creare dei corridoi appositi. Chi non può o non vuole deve rassegnarsi all’idea di far passare dalle biglietterie anche non paganti. Francesco Schisano, titolare del Marameo beach di spiaggia San Francesco, Marina Piccola, SORRENTO spiega perché è contrario al tuffo libero ovunque: «Per carità - dice - tutti hanno il sacrosanto diritto di godere della spiaggia e del mare. Ma la disposizione potrebbe creare disagi e caos, anche per quel che riguarda la sicurezza. Il mio stabilimento seleziona la clientela in modo da non creare calca e affollamenti nel corso della giornata. Se l’accesso al mare, attraverso le strutture dell’impianto, sfugge a ogni logica di controllo, al verificarsi di eventuali episodi spiacevoli non sarà facile individuare i responsabili. A mio avviso, si renderebbe un servizio migliore alla cittadinanza se venissero rese più presentabili le spiagge libere». Riccardo Scarselli, presidente onorario dei balneari con delega a rappresentare il sindacato nella Comunità Europea, parla di provvedimento «inutile e dannoso» per il turismo balneare. «Non riusciamo a capire il senso di questo provvedimento - aggiunge il numero uno del Sib - che non va a discapito delle strutture balneari ma dell'utenza. Le persone pagheranno infatti per un servizio di qualità che rischiano di non avere, per spiagge troppo affollate, non idonee neanche in termini di sicurezz». Controcorrente Antonio Cafiero, patron dello stabilimento La Conca di Marina di Alimuri a Meta di Sorrento: «Io sono favorevole alla disposizione: le nostre attività si svolgono su suolo demaniale, un bene che non è solo mio, ma di tutti. Anzi, ho sempre osteggiato i titolari di stabilimenti che recintavano impropriamente le aree demaniali, facendole diventare un lager. Il mare è un momento di incontro: io mi atterrò alla disposizione, e sono convinto che, con questo spirito, qualche libero fruitore della spiaggia diventerà parte della mia clientela». Sul caso intanto è stato chiesto un confronto a livello nazionale: il sindacato dei balneari chiede una revisione della legge. Nel frattempo, la battaglia del tuffo libero si preannuncia difficile: le prime denunce per i gestori di lidi sono già state presentate da associazioni di consumatori in alcune regioni del Nord, come la Liguria. L’importo delle sanzioni dovrà essere precisato dalle ordinanze che i Comuni sono tenuti a emettere in ottemperanza alla legge.
Da Il Mattino