Pubblichiamo un articolo di Vito Pinto un giornalista che ha condiviso con Positano Il Duca di Luca Vespoli e soprattutto un uomo che affronta il mestiere di scrivere con dignità e professionalità.. un articolo che merita la prima pagina, una storia che parla di mamme e a tutte le mamme volgiamo un pensiero e un grazie di cuore per l'amore che avete avuto per i vostri figli dalla redazione
UNA STORIA DA PRIMA PAGINA
Vito Pinto
Non v’è una sola carezza, una sola lacrima, un solo semplice gesto di mamma, compiuto in un lussuoso appartamento di città o nella capanna di uno sperduto villaggio africano o andino, che non sia degno di una storia da prima pagina.
Eppure andare alla ricerca di quegli atti a volte di vero eroismo, riesce difficile, perché una madre compie i suoi miracoli nel più assoluto silenzio, nella inspiegabile certezza che i suoi gesti per i figli sono ordinaria quotidianità.
Nessuna donna, che ha almeno una volta dato alla luce un figlio, si è potuta sottrarre alle gioie e ai dolori derivanti dalla maternità. Nessuna mamma si comporta diversamente da qualsiasi altra mamma. Basti pensare, una per tutte, a Maria madre del Cristo che sotto la Croce ha avuto l’animo e le membra squarciate da un dolore indicibile pur sapendo di quella missione sua e del figlio e cosciente di cosa stava accadendo per gli uomini e per il mondo.
Quella che vogliamo raccontarvi è una storia da prima pagina… di vera, ordinaria maternità. E’ la storia di Rosa (nome ovviamente fittizio), divenuta casalinga per amore di sposa e di madre, dopo una giovinezza trascorsa a cercare per il mondo tessuti belli da commerciare. Conosce il marito, cavese, in un aeroporto in Africa e a Cava mette su casa, lasciando il lavoro. Poi le pareti domestiche si allargano, Rosa “sconfina” nei territori della solidarietà, scopre anziani, bambini, disagiati e disadattati che allungano una mano in cerca di un po’ di calore. E scopre i bimbi di una comunità del napoletano. Di loro dice: “crescono in fretta”. Lì vi sono due ragazzi, un maschio ed una femminuccia, 14 e 10 anni, che devono essere dati in affido, ma separatamente. La divisione diventa il dramma nel dramma. Rosa parla con il marito e i due figli di 10 e 7 anni, anche loro maschio e femminuccia, poi la decisione: i due fratelli restano insieme, li prendono loro ambedue in affido. Un atto di coraggio? A sentire Rosa solo un atto d’amore. “Quei bambini mi aspettavano, a loro manca l’affetto, la carezza, il bacio della mamma”. Così appena terminata la scuola quei due ragazzi dalla casa accoglienza traslocheranno nella casa di Rosa, a Cava, già ampiamente da loro frequentata.
La mamma dei ragazzi è in condizioni mentali disastrose, il papà è in una comunità a disintossicarsi. “Ma gli abbiamo assicurato che non togliamo loro i figli – dice Rosa -. Vogliamo solo farli crescere e studiare, educandoli anche a cercare i genitori”.
Il silenzio cala su queste parole e la mente si affolla di domande; ma ogni stimolo di pur doveroso approfondimento ed ogni domanda sul perché della decisione, su cosa ci si aspetta, svanisce nella consapevolezza di una sicura banalità.
Non ci si può, infatti, chiedere perché Edna Angelica Calò Livne nel suo kibbutz in Israele diventa una silenziosa seminatrice di pace attraverso le arti, mettendo insieme su uno stesso palcoscenico ebrei, cristiani, musulmani, arabi, circassi, drusi e ne fa una comunità di giovani che contribuiranno a costruire un positivo futuro per quei popoli.
Né si può chiedere perché Mamma Lucia un giorno si alzò all’alba si cinse i fianchi del grembiulone nero e prese la via dei monti intorno Cava e Salerno alla ricerca di soldati tedeschi sepolti in fretta sotto croci spezzate e dimenticati nella terra dalla furia dell’odio e della guerra. Anche loro “sono figli di mamma” diceva Lucia. E di mamme a cui restituire i resti dei figli ne trovò tante
Né si può scavare nell’intimo della fragilità corporale di Madre Teresa di Calcutta e scoprire quanta grandezza d’animo mostrassero i suoi gesti d’amore. Solo lei poteva prendere per mano un grande Papa e condurlo al capezzale della sofferenza dei più sofferenti del mondo. Lei, che si definiva matita di Dio, ha colorato d’amore il mondo.
Allora una storia da prima pagina non è più solo quella di Rosa, ma è la storia di tutte le donne madri che vivono il loro eroismo in silenzio e con quella naturalezza che appartiene solo ad una mamma. A loro, in questo mese che le vuole al centro della festa, auguri per tutti i sogni che hanno nel cassetto.
Da Il Lavoro Tirreno