La Napoli sotterranea che va verso il cielo
“Non voglio ladri, io. ... a me importa poco che vadano al Consiglio comunale dei clericali, dei borbonici, dei moderati, dei liberali, dei democratici, dei socialisti, o degli anarchici: tutto ciò mi è indifferente. Io voglio degli uomini onesti: io voglio delle coscienze sicure: io voglio delle anime austere. Le loro opinioni politiche non mi riguardano: solo i loro sentimenti morali m’interessano”. “
Sono parole profetiche e di grande attualità pronunciate da una famosa scrittrice e giornalista napoletana, Matilde Serao,( fondò con il marito Eduardo Scarfoglio il Mattino e poi il Giorno) figura femminile di spicco nella storia della nostra città agli inizi del 1900. Una donna che amò tanto Napoli e la presentò con le sue luci e le sue ombre senza finzioni o immagini edulcorate e sdolcinate e che soffrì tanto per le incomprensioni di coloro che le erano vicino. Il suo richiamo ai sentimenti morali dei politici risuona come un monito anche oggi , una voce “femminile “ che dallo scorso secolo grida le sue ragioni e invita tutti ad una riflessione: voleva anime e coscienze austere, , così lei scriveva nel lontano 1905 nel suo famoso libro “il ventre di Napoli”, interpretando certamente la speranza di molti noi anche oggi .
Alla luce di ciò, nel tentativo di illuminare un poco le nostre menti affaticate e gravate troppo spesso da pensieri negativi siaa causa della nostra attuale situazione economica che sociale,voglio cominciare proprio riferendomi a questa donna speciale , per poi allargare il discorso sulla mia Napoli, città altrettanto speciale , tormentata e bellissima , piena di mille contraddizioni ma anche grande nella sua storia millenaria e problematica e che sembra sempre sul punto di esplodere , come il vulcano Vesuvio che la sovrasta.
Proprio lo scorso sabato 30 aprile,il nostro cardinale Crescenzio Sepe solo per questa volta , aveva stabilito che l’annuale processione con il busto di San Gennaro e l’ampolla col suo sangue avesse luogo dalla Cattedrale fino a porta Capuana dove sarebbe stata aperta la porta della legalità , alla presenza delle varie autorità cittadina con in mano la costituzione , a simboleggiare che la legge è uguale per tutti e dovunque c’è la stessa legge ( parliamo delle zone di Forcella e della malavita organizzata) . Ma la processione non c’è stata a causa del maltempo e anche la liquefazione si è fatta aspettare! Ho considerato questo avvenimento un segno (da teologa sono abituata a leggere i segni di “dentro”) ed ho pensato che san Gennaro ci voleva richiamare all’ordine .La stessa Napoli ha sempre lanciato il suo richiamo al popolo credente , essa è una città martire ,i cui santi patroni, San Gennaro e santa Patrizia, continuamente si fanno presenti al popolo proprio con lo spargimento del loro sangue …
C’è anche da dire che storicamente l’impostazione del cristianesimo a Napoli fu rapida e lo testimonia l’apostolo Paolo che , sbarcato a Pozzuoli nel 60 d.c., trovò una comunità già molto attiva di lingua greca.( anche a Cuma e a Pompei) Quindi Neapolis aveva tanti cristiani che vivevano il comunità ,come testimonia anche un affresco nelle catacombe di S.G dove è dipinta una “ecclesia fratrum.”
Riguardo alle catacombe c’è da ricordare che i primi cristiani non solo dichiaravano di non tenere in alcun conto le ricchezze,ma predicavano anche la totale condivisione dei beni. Poi col tempo, compresero che le comunità ,tranne quelle eremitiche, dovevano possedere qualcosa per sopravvivere,per cui fu permesso allora di avere qualche bene e delle proprietà, tra cui anche le catacombe. Precedentemente i cristiani venivano sepolti in luoghi pagani ,tranne che per i benestanti, poi si cominciò a tumulare nel sottosuolo( i fossores erano adibiti alla sepoltura) Proprio San Gennaro .,dopo il martirio, fu sepolto prima nell’agro marciano,alla solfatara.,poi la nutrice Eusebia consegnò le ampolle al vescovo Cosimo e fu allora che il sangue si sciolse la prima volta. Le ossa del santo,veneratissimo dal popolo, chiamato dalla Serao con l’appellativo “ amico del cielo” che non aveva nulla dei santi cui la tradizione ci ha abituato,a lui si poteva chiedere di ottenere qualunque cosa, furono allora in un secondo momento tumulate dal vescovo san Zosimo nel sepolcro della famiglia gentilizia Ianuaria a Capodimonte con una iscrizione che ricordava il fatto.. Proprio in queste catacombe è riemersa dal passato, in tutta la sua luminosa bellezza, la figura di una donna: è Cerula, riscoperta in un ambulacro secondario negli anni 70 e oggi restaurata e riportata all’antico splendore: raffigura una donna on le braccia alzate verso il cielo , ma che ha tra le mani ha i vangeli..E’ avvolta in preziosi tessuti con disegni di sorprendente modernità, come gli omini stilizzati che danzano sul suo manto L’opera ,molto raffinata, fa coppia con il ritratto di Bitulia fra gli apostoli , di prossimo restauro. .A dimostrazione del ruolo carismatico che la donna del primo cristianesimo aveva nella Chiesa napoletana delle origini, essa indica anche il profondo rapporto del mondo femminile con Cristo .Cerula doveva essere importante nella sua comunità , una sorta di diaconessa .E’ complessa la questione del diaconato femminile nella chiesa delle origini e non solo,e notizie sicure ci sono solo per l’oriente , dove esse erano adibite al servizio dell’altare, a presiedere la preghiera e la catechesi,.mentre In occidente tale ruolo entrò nella Chiesa attraverso i movimenti eretici solo intorno al V secolo in Gallia e Spagna per cui i concili ribadirono di nuovo il divieto per le donne ad esercitare il diaconato E in proposito abbiamo notizia che papa Gelasio protestò contro alcuni vescovi dell’Italia meridionale “ perché certe donne compiono il servizio presso i santi altari , assolvono ciò che è stato assegnato al ministero di soli uomini.” Erano dunque considerate trasgressioni …. Ecco spiegati dunque i ritrovamenti delle catacombe napoletane. A dimostrazione del fermento religioso femminile nel nostro meridione, che sembra incitarci a reagire…… Voglio ritornare per un momento alla nostra città , Neapolis le cui origini ,guarda caso, ci riportano al mito leggendario di una donna, la sirena Partenope morta e sepolta secondo la leggenda dove oggi sorge il Castel dell’Ovo . Figure femminili pagane e cristiane costituiscono il tessuto di cui si è nutrita e rivestita la nostra città:non è certo un caso che oltre San Gennaro , santo protettore di Napoli per antonomasia, si annoverino come protettrici nell’ordine,in primis santa Patrizia, santa Candida la vecchia ( guarita a Napoli ,secondo la leggenda da San Pietro e amica del vescovo Sant’Aspreno ,morta nel 78d.c), Santa Restituta intorno al 300 d.c morta pare ad Ischia, sante i cui busti sono conservati nella cappella di San Gennaro, insieme ai busti di altre sante indirettamente protettrici di Napol come .santa Irene, Sant’Anna , santa Maria Egiziaca, santa Geltrude( non sono napoletane) Importantissima anche la venerazione per Santa Maria Francesca delle 5 piaghe , santa del XX secolo dei quartieri spagnoli.Questa venerazione della santità al femminile , ha dunque radici antichissime, basti pensare alla madre terra, ai riti della fertilità del mondo pagano al quale siamo profondamente legati ed è legata questa nostra città “uterina e viscerale come una donna, forte e debole insieme.”. Dobbiamo amare e rispettare questa nostra terra intrisa di sacrralità e di forza generatrice di vita, ma ahimè anche di morte !
Termino perciò con un altro pezzo della Serao tratto sempre dal ventre di Napoli e che mi appare di una tagliente attualità considerata la nostra presente situazione politica e che deve farci riflettere :
”Efficace la frase. Voi non lo conoscevate, onorevole Depretis, il ventre di Napoli: Avevate torto, perchè voi siete il Governo e il Governo deve saper tutto. Non sono fatte pel Governo, certamente, le descrizioncelle colorite di cronisti con intenzioni letterarie, che parlano della via Caracciolo, del mare glauco, del cielo di cobalto, delle signore incantevoli e dei vapori violetti del tramonto; tutta questa retorichetta a base di golfo e colline fiorite, [...] serve per quella parte di pubblico che non vuole essere seccata con racconti di miserie. Ma il governo doveva sapere l'altra parte, il governo a cui arriva la statistica della mortalità e quella dei delitti; il governo a cui arrivano i rapporti dei prefetti, dei questori, degli ispettori di polizia, dei delegati [...]
Quest'altra parte, questo ventre di Napoli, se non lo conosce il Governo, chi lo deve conoscere? E se non servono a dirvi tutto, a che sono buoni tutti questi impiegati alti e bassi, a che serve questo immenso ingranaggio burocratico che ci costa tanto?”(1905)
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Trudy Borriello