La Pasqua e i falsi profeti del mondo
“ E dovremo dunque negarti, Dio
dei tumori, Dio del fiore vivo.,
e ricominciare con un no all’oscura
pietra “io sono” e consentire alla morte
e su ogni tomba scrivere la sola
nostra certezza “thanatos, thanatos”?
Senza un nome che ricordi i sogni ,
le lacrime ,i furori di quest’uomo
sconfitto da domande ancora aperte?
Il nostro dialogo muta;diventa
ora possibile l’assurdo. Là
oltre il fumo di nebbia, dentro gli alberi
vigila la potenza delle foglie,
vero è il fiume che preme sulle rive.
La vita non è sogno. Vero l’uomo
e il suo pianto geloso del silenzio.
Dio del silenzio , apri la solitudine”
( Salvatore Quasimodo)
Ho scelto questa particolare poesia di Quasimodo per commemorare qui l’evento della Pasqua ormai prossima perché essa è fatta di quelle domande che sono comuni a tutti gli uomini della terra di fronte alla tragedia della morte la quale sigilla senza dare risposte, con la sua pietra tombale , l’universale sconfitta di ognuno di noi , al di là di ogni ottimistica previsione di gloria e delirio di potenza dei vincitori del mondo. Ma, e per fortuna c’è sempre un ma, l’autore continua la sua poesia con una frase che è tutta una speranza:diventa ora possibile l’assurdo, si ritorna a parlare di vita , di potenza delle foglie nuove, dell’acqua che scorre e dell’uomo “vero” quello cioè che non sogna il sogno di una vita senza lacrime , ma quello di una vita senza solitudine, in compagnia cioè del sogno di Dio ….
Ma H. Bloch diceva che Dio è un padrone collocato così in alto che l’uomo ,servo, di fronte a Lui rimane a bocca asciutto . Nulla di più falso, rispondeva don Tonino Bello ”almeno per il nostro Signore il quale, se si è rivelato uno e trino è perché vuole far sedere il servo alla tavola delle sue ricchezze”
Il tema dell’attesa del Signore si trova sempre presente nella Sacra Scrittura la quale però mette anche in evidenza rischi per il credente che attende una tale venuta:ci si può addormentare aspettando o peggio ancora perdere la speranza ….Solo la fedeltà a Dio rende il tempo dell’attesa un qualcosa di vivo, pieno appunto di quel sogno di Dio di cui sopra, l’unico capace di allontanare ogni possibilità di distrazione o peggio ancora di indifferenza .Oggi prevalgono in noi smarrimento desolazione e apatia, non progettiamo più il futuro, non conosciamo più impegno solidale.
Mi vengono in mente a questo proposito i profeti della Bibbia in ebraico chiamati i nabi che significa l’inviato da parte di Dio, mentre il termine giunto a noi è il greco profetes che indica principalmente chi annuncia un messaggio, per cui senza la voce del profeta, la storia si ridurrebbe ad un elenco di date, di freddi eventi e di destini imperscrutabili. Con la sua voce , si esce fuori dall’involucro di politiche, di problemi umani e di conflittualità materiali, per andare al nocciolo profondo dell’evento, ed ecco che l’azione di Dio che liberamente interviene nella storia umana, diventa il tema base del profetismo religioso. Uomo del presente,il profeta offre un messaggio che supera i confini temporali limitati e si espande all’opera di Dio nella storia universale. Il profeta diventa , nell’attualizzazione del credente, l’uomo del nostro presente, egli ci parla adesso come allora Da un punto di vista sociale, l’intervento dei profeti biblici era volto a segnalare una struttura sociale deteriorata, un sistema corrotto e decadente, le invettive dei profeti biblici in campo sociale, vanno dunque viste in questo sfondo di grande mutamento. Le colpe maggiormente segnalate erano : la corruzione dei tribunali, la violenza verso i più deboli economicamente .arricchimenti illeciti, lusso sfrenato dei nuovi ricchi, con il popolo che ha abbandonato la fede antica e si è corrotto. I tempi sono sempre uguali!!! Da qui nasceva il richiamo a un possibile riscatto . Il profeta sa di non essere un eroe o una persona non soggetta ad angoscia. Parla non per convincimento personale, ma solo per ispirazione divina, su suggerimento della fede. Perciò invece di piangersi addosso, può mettersi in azione , egli non coltiva il suo orticello ,il suo interesse personale, ma guarda alla sua gente e getta nel suo presente semi di futuro e solidarietà .Con questo spirito, per esempio, il grande profeta Isaia può cantare lieti annunci di gioia al suo popolo anche quando è desolato, al rientro dall’esilio, senza patria, senza città, senza tempio:”Lo spirito del Signore è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione , mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri”….( Is.61,1) . Il suo canto non era impossibile allora e non lo è adesso nemmeno per noi .
Alla luce di ciò, contro i falsi e tronfi profeti di sventura del nostro tempo,pronti unicamente a trasformare in oro e in business il dolore e le difficoltà altrui senza una briciola di carità, vale la pena di meditare anche su alcune parole della prima lettera di Pietro :“ Siate sempre pronti a dare ragione di quanti vi chiedono spiegazioni della speranza che è in voi”( 1 Pietr.3,15) ricordando che S. Agostino paragonava la speranza ad uno stoppino , ad una fiaccola accesa la quale “ se la tieni ben diritta, la fiamma sale verso il cielo, se la inclini la fiamma sale sempre verso il cielo, se la rovesci , si volgerà forse la fiamma verso la terra? In qualunque posizione tu la metta, la fiamma non conosce altra via: :sale verso il cielo:”
BUONA PASQUA , piena di gioia!
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Trudy Borriello