
Il Principe Sergio con la Prof.ssa Marinelli
Dopo la S. Messa celebrata dal Vescovo Emerito di Pozzuoli Silvio Padovin, nella Parrocchia S. Giuseppe, il Parroco Don Marco Mascia in collaborazione con l'associazione Internazionale Regina Elena, si è tenuta una conferenza sulla S. Sindone tenuta dalla Prof. Emanuela Marinelli, studiosa ed esperta del Sacro Lino. All'inizio della Conferenza alla presenza di Sua Altezza Reale il Principe Sergio di Jugoslavia e di Mons. Padovin il teatro era pieno alla fine della conferenza si è notato che le persone erano aumentato. La Prof.ssa Marinelli ha percorso la storia della Sindone dalla morte di Cristo fino ai giorni nostri. Continuando, come in un giallo che sembra non finire mai, a indagare su questo lino lungo quattro metri e 36 centimetri e largo un metro e dieci, sul quale appare un’immagine di origine (su questo tutti concordano) misteriosa. Ora, archiviato il C14, si riparte da quanto le varie discipline della scienza avevano già accertato: il lenzuolo non è un dipinto e ha avvolto un uomo flagellato, coronato di spine, crocefisso con chiodi e trapassato da una lancia al costato; ci sono tracce di sangue (gruppo AB) e di siero; di aloe e mirra, sostanze usate all’epoca per la sepoltura; di pollini mediorientali e di un tipo di carbonato di calcio simile a quello trovato nelle grotte di Gerusalemme. E ancora: all’uomo avvolto in questo telo erano state messe, sugli occhi, due monete (anche questa, un’usanza ebraica del tempo); una di queste monete è riconoscibile, e si tratta di un «dilepton lituus», coniato sotto Ponzio Pilato tra il 29 e il 32 dopo Cristo. Tracce, indizi che dopo l’esperimento di Kouznetsov riprendono consistenza.
«Si tenta», dice la professoressa Marinelli, «di mettere in gioco la fede rispolverando tesi vecchie e già smentite da anni. Tutti i medici che hanno esaminato la Sindone si dicono certi che in quel lenzuolo fu avvolto un morto. E poi anche Herbst, Kersten e Gruber, come già fecero i professori del radiocarbonio, si rifiutarono di rispondere al quesito di sempre: com’è rimasta impressa quell’immagine? Certo non con il semplice contatto del corpo con il lenzuolo: se così fosse, ci sarebbero macchie dove il corpo toccava il telo, e nulla dove in contatto non c’era. E invece nella Sindone sono riprodotti anche i "chiaroscuri", le parti del corpo che non potevano toccare il lenzuolo. L’immagine è completa, come quella di una fotografia, ed è tridimensionale. E’ come, insomma, se fosse stata proiettata. L’unica ipotesi plausibile avanzata finora dalla scienza è quella di una pioggia di radiazioni, dovuta a una grande luce». La risurrezione? Si forse proprio grazie alla Risurrezione abbiano la S.Sindone. La Marinelli ha ricordato la donazione fatta da Re Umberto II al S.Padre nel 983, dopo qusi 5 secoli di proprietà della Famiglia Reale d'Italia