
YARA, LA LISTA DEI SOSPETTI SI RESTRINGE
MILANO - «Non indaghiamo a 360 gradi, io di gradi ne toglierei un bel po'». Si restringe la lista dei sospetti: lo assicura chi, da giorni, lavora senza sosta per dare un nome all'assassino di Yara Gambirasio. «Nella lista degli indagati non c'è nessun nome», dichiara. In realtà non è stata ancora 'cancellato' quello di Mohamed Fikri, il 22enne operaio arrestato e subito rilasciato per una traduzione sbagliata e una presunta fuga. Il suo nome, però, è stato eliminato da una «lista di sospetti» che continua a restringersi. Impossibile, al momento, farsi fornire maggiori indicazioni, ma l'idea che prevale è che si indaghi nella cerchia di conoscenti. «Non dirò quanti sono i presunti sospettati», dice uno degli investigatori senza lasciare spazio alle repliche. A dare una svolta alle indagini potrebbero essere anche «le risposte che iniziano ad arrivare dall'istituto di Medicina legale di Milano» dove ieri è stata eseguita l'autopsia e dove, anche oggi, un'equipe di esperti lavora per ricostruire le cause della morte della 13enne. Si lavora «sull'analisi degli elementi trovati vicino al corpo», dalla sim alla batteria del cellulare, sul percorso che ha fatto l'assassino e sui tabulati telefonici. «È un'indagine molto complessa», conclude uno degli investigatori prima di tornare al lavoro. NUOVI INTERROGATORI «Stiamo interrogando nuove persone e stiamo ascoltando persone già sentite in precedenza». L'attività degli investigatori di Bergamo non si ferma per cercare di dare un nome all'assassino di Yara Gambirasio, la 13enne il cui corpo è stato trovato sabato sera a Chignolo d'Isola a tre mesi esatta dalla scomparsa. «Le attività di indagine non si fermano», spiegano. Oggi alcuni uomini della scientifica sono tornati in via Bedeschi dove è stato trovato il corpo della giovane promessa della ginnastica ritmica. «È un indagine complessa -spiegano al'ADNKRONOS- stiamo lavorando su tante piste», dice un investigatore. È un'ipotesi, che non trova conferma, quella che gli inquirenti disporrebbero già dei profili genetici di 8-10 persone da utilizzare, se sarà necessario, per eventuali comparazioni. Nella pratica non è necessario indagare una persona per ottenere il Dna di un presunto sospettato. Gli inquirenti, infatti, possono 'sottrarlò a sua insaputa: raccogliendo, ad esempio, la sigaretta del presunto colpevole. Per compararlo, però, con quello di Yara occorre che il sospettato venga indagato. «Stiamo facendo una serie di accertamenti, ma non ci sono indagati», precisa uno degli investigatori. In realtà non è stata ancora 'cancellatò quello di Mohamed Fikri, il 22enne operaio arrestato e subito rilasciato per una traduzione sbagliata e una presunta fuga. Il suo nome, però, è stato eliminato da una «lista di sospetti» che assicura chi lavora al caso «continua a restringersi». INCERTEZZA SU COLTELLATE «Ci sono tutti i presupposti per escludere la violenza sessuale sul corpo di Yara Gambirasio». È questo quanto emerge dall'autopsia eseguita nell'istituto di Medicina legale di Milano. Indiscrezioni, ora certezze, che aggiungono nuovi interrogativi sull'assassino della 13enne bergamasca. «I cadaveri parlano, ma lo fanno lentamente», spiegano gli esperti che chiedono «tempo e prudenza: ci vorranno giorni, un paio di settimane, per avere un quadro completo», spiegano. L'analisi del corpo, in avanzato stato di decomposizione, richiede cura: dal materiale trovato sotto le unghie, alle profondità delle ferite trovate sul corpo, dalle tracce rinvenute sui vestiti alla stato di conservazioni dei tessuti, tutto viene analizzato e catalogato con attenzione. Ancora, presto, insomma «per definire con esattezza il numero di colpi inferti contro Yara. Parti del corpo -dice chi da ore è impegnato nelle analisi scientifiche- si sono 'conservate' meglio, su altre invece il lavoro è più difficile». Nulla, insomma, viene tralasciato per cercare di dare un nome a chi ha infierito sulla giovane promessa della ginnastica ritmica. L'equipe di esperti, guidata dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo, spera di poter isolare e analizzare il Dna dell'assassino. Un elemento che imprimerebbe un'accelerazione alle indagini. DOMANI NUOVI SOPRALLUOGHI Un nuovo sopralluogo, finalizzato ad una particolare indagine scientifica, dovrebbe essere effettuato domani mattina nel campo ai margini dell'area industriale di Chignolo d'Isola (Bergamo) dove sabato scorso sono stati trovati i resti di Yara Gambirasio. A condurre gli accertamenti, che sarebbero finalizzati a una prospezione nel terreno per individuare pollini e altre particolarità dell'humus, dovrebbe essere Cristina Cattaneo, l'anatomopatologa forense che ha condotto l'autopsia su Yara e che sta seguendo le indagini di laboratorio ancora in corso. CACCIA AL KILLER A tre giorni dal ritrovamento dei resti di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa il cui cadavere è stato scoperto sabato scorso non lontano dal comune in cui viveva, non ci sono ancora certezze nè sulle esatte cause della morte nè sulla data in cui il suo corpo è stato abbandonato in un campo. Secondo quanto emerso, durante le lunghe indagini, successive alla scomparsa della ragazzina, il 26 novembre, e prima del ritrovamento del suo corpo, gli investigatori hanno sentito tantissime persone, oltre cento, spesso risentendole una seconda o terza volta. Questo ha permesso di acquisire molte decine di profili biologici, una rosa che ora dovrà inevitabilmente essere confrontata, se possibile, con quella dell'assassino. La convinzione di alcuni investigatori, infatti, è che a uccidere la ragazza sia stata una persona sola, conosciuta o sconosciuta non si sa. Ma la grande speranza è che le tracce che potrebbero evidenziarsi nelle prossime ore e nei prossimi giorni dagli esami di medicina legale siano compatibili con qualcuno di quei profili acquisiti nei mesi precedenti. CRIMINOLOGO: KILLER NELLA COMUNITA' «Tutto fa pensare che il delitto sia stato compiuto da un 'nemico vicino'. La comunità, spesso in difensiva rispetto al 'nemico lontano' talvolta sentito con sfumature di razzismo, nel caso dell'assassinio di Yara si presenta con molta attendibilità come un appartenente alla comunità stessa, un individuo che la bambina non respinge in quanto lo ritiene amico, e che forse in quanto amico determinerà la sua morte, perché riconoscibile e denunciabile». Ne è convinto il criminologo e terapeuta della famiglia, Francisco Mele. «La comunità - spiega Mele all'ADNKRONOS - produce in sè il corrotto e corruttore, non più alla caccia di donne sessualmente provocanti, nè ingelosito da avversari, ma ormai votato alla pedofilia». «L'esaltazione del corpo femminile - sottolinea il criminologo - già messa in atto dall»usò di bambine agghindate, denudate e truccate, porta l'universo maschile ad una fruizione subdola della reclamizazzione di esso, ipocritamente esibita da marche di indumenti intimi, cioccolatini e oggetti di consumo. Discende da queste considerazioni che la comunità non riesce più a difendere le proprie creature più deboli, in quanto è essa stessa a produrre elementi di invito alla trasgressione e di atteggiamenti perversi«. »Ma, come segno positivo, davanti all'orrore del delitto, si verifica una reazione delle istituzioni, della Chiesa-comunità dei fedeli e della gente in genere, a partire dai compagni di Yara, protagonisti del futuro«, conclude. IL TEST DEL DNA Il test del Dna è la tecnica che permette di accertare l'appartenenza ad una persona di tracce anonime di tessuti o liquidi biologici. Per questo è il test di riferimento per ricostruire relazioni di parentela o per identificare il colpevole di una violenza. Il tempo necessario per la risposta varia da ore a giorni: tutto dipende dalle condizioni in cui si trovano le tracce organiche da analizzare. «Se il Dna si può estrarre facilmente, è abbondante e di buona qualità l'analisi in sè dura tre o quattro ore. Estrarre il Dna da tracce deteriorate e purificarlo può invece richiedere anche giorni», ha osservato il genetista Giuseppe Novelli, preside della facoltà di Medicina dell'università di Roma Tor Vergata. - IDENTIFICARE LE TRACCE: il primo passo del test consiste nell'andare in cerca e identificare tracce organiche come capelli, frammenti di pelle o di unghie, sangue, saliva, liquido seminale. - ESTRAZIONE DEL DNA: è la procedura che consiste nell'estrarre e prelevare le cellule dai campioni biologici. Da queste viene poi isolato il Dna. Questa operazione può richiedere qualche giorno se le tracce organiche sono vecchie o deteriorate. - ANALISI DEL DNA: il Dna così prelevato viene copiato numerose volte per rendere l'esame più completo e preciso. Questo è possibile grazie a una tecnica chiamata reazione a catena delle polimerasi (Pcr). A questo punto si procede all'analisi vera e propria, eseguita con una procedura completamente automatica e validata a livello internazionale, che richiede poche ore. Si passa in rassegna un limitato numero di settori (chiamati loci) del Dna, che corrispondono a particolari geni. Attualmente il materiale genetico isolato dai frammenti biologici viene amplificato e sequenziato in modo da ottenere 16 frammenti di riferimento. - PROFILO GENETICO: emerge dai 16 frammenti di riferimento e mette in risalto gli elementi del Dna che cambiano da persona a persona (polimorfismi), come delle impronte digitali genetiche. - CONFRONTO: il profilo genetico ottenuto dal Dna estratto dalle tracce viene confrontato con quella dello persona sospetta. Se i frammenti delle due sequenze corrispondono, allora ci sono altissime probabilità che i due campioni appartengano allo stesso individuo. IL MOSTRO NON LA VIOLENTO' (di Chiara Prazzoli) Ore sul tavolo operatorio, a cercare, anche nel più piccolo brandello di abito, una traccia dell’assassino. Qualunque cosa possa aiutare gli investigatori a trovare chi ha fatto del male a Yara. Questo hanno fatto Cristina Cattaneo e i medici legali dell’Università di Milano impegnati ieri fino a notte nell’autopsia alla ragazzina. Il riserbo è massimo perché forse è in quei poveri resti l’indizio più importante: una traccia di Dna. Sono stati raccolti decine di reperti che dovranno poi essere analizzati da genetisti e biologi. Pare che la ragazzina non sia stata violata, questa sarebbe la prima risultanza. La causa della morte sarebbe chiara, solo in parte legata alle coltellate ricevute dalla giovane. Il riserbo degli inquirenti potrebbe essere legato al fatto che forse Yara non è morta nel luogo in cui è stata trovata perché lì non sono state trovate tracce di sangue importanti, che sarebbero rimaste nonostante gli agenti atmosferici, e le ferite suggeriscono, invece, che di sangue la ragazzina ne ha perso. Insomma, l’autopsia potrebbe aprire nuovi scenari e gli inquirenti sono prudenti «poiché le indiscrezioni sono già state troppe».E stanno vivendo ore cruciali. I compiti sono stati suddivisi: c’è chi segue la parte tecnologica, legata ai telefoni cellulari e alle celle agganciate la sera e la notte del 26 novembre e i giorni successivi tra Brembate e Chignolo. E poi c’è chi sta controllando ore di filmati delle telecamere di sorveglianza del paesino teatro del ritrovamento. E ancora c’è chi sta facendo gli interrogatori. Gli investigatori vogliono capire perché pur avendo controllato quel campo, i volontari non hanno ritrovato la ragazzina. Per questo li hanno convocati in via Bedeschi e costretti a ripercorrere le loro mosse. La protezione civile è travolta dalle polemiche. Alle diatribe non erano interessate le migliaia di persone che ieri a Bergamo e a Brembate hanno partecipato alle messe in memoria. La prima è stata voluta dalle suore Orsoline della scuola di Yara. «L’assassino si costituisca».Questo l’appello della preside suor Carla Lavelli. Lacrime anche a Brembate. I genitori non hanno partecipato, ma hanno ringraziato, attraverso parroco e sindaco, i compaesani. Erano in 2mila.
(da Leggo del 1° marzo)
Proposto da Michele Pappacoda