Mentre ambientalisti e pescatori fanno convegni contro o a favore dell’allevamento dei tonni nei mari della Costiera, il Comune di Cetara ha deliberato per la apposizione delle gabbie per l’ingrassaggio per i tonni. Con la delibera numero 265 del 16 febbraio 2007, pubblicata in questi giorni, ha reso possibile ed operativa l’apposizione di gabbie di tonni, avversate da Italia Nostra, WWF e Greenpeace, che ha minacciato di arrivare qui con una sua nave, nel mare della Costiera Amalfitana. Ma il Comune di Maiori ha giù dichiarato guerra a quello che definisce “un atto di protervia” da parte del Comune confinante di Cetara.
“Dobbiamo fermare questo scempio – dice il capogruppo di maggioranza del Comune di Maiori Salvatore Della Pace. - .L’amministrazione di Maiori ha constatato che l’amministrazione di Cetara agisce con atti pirateschi uniti con leggi vigenti e quelle che sono procedure da adottare, impianta sulla Costiera Amalfitana per l’ingrasso dei tonni unicamente per consentire la speculazione d’alcune famiglie, alcune delle quali sono direttamente nell’amministrazione comunale, come i Della Monica. La cosa più grave è che vogliono camuffare questa speculazione adducendo la motivazione: così salviamo i pescatori di Cetara. E’ un falso clamoroso, in quanto i piccoli pescatori non vengono minimamente coinvolti e non hanno alcun beneficio.”
“Il Comune di Maiori ha preso una bufala questo impianto andrà avanti con l’area ridotta a 25.000 metri quadri – dice Enzo Della Monica, uno dei titolari della principale società di pesca di Cetara -. Prima si è partito da un conflitto di competenza perché affermavano che erano acque loro, per evitare problemi stiamo facendo di tutto, abbiamo ridotto l’impianto da 1.350.000 metri quadri a 50.000 metri quadri che gestiamo in due, sarà realizzato a due miglia e mezzo dalla costa Le due Farm di Cetara sono le uniche veramente regolari di tutto il Mediterraneo perché sono le uniche che sono di proprietà di chi pesca il tonno.”.
“Il vero problema è che questi signori utilizzano denaro pubblico per il mantenimento della pesca – dice Della Pace -, è inaudito e si commettono anche falsità. Noi già ci siamo attivati in sede Tar e civile, per eventuale danno temuto, e si costituiranno anche Greenpeace, Italia Nostra e WWF. Per le dimensioni dell’impianto ancora una volta c’è del torbido: le singole concessioni oggi soltanto come atto di affidamento non garantiscono estensioni, quindi possono essere anche essere superiori agli iniziali 50.000 metri, poi questi provvedimenti non possono essere presi senza la consultazione e con il netto rifiuto dell’assessorato all’ambiente Nocera. Mai ci siamo permessi di rivolgerci al penale, ma a questo punto ci stiamo pensando per tutelare le nostre popolazioni siamo costretti anche a valutare le leggi violate e i soprusi commessi in questo campo solo l’autorità giudiziaria può dare la parola fine alla vicenda.”
“Forse è stata anche colpa nostra che non siamo riusciti a comunicare bene, ma giorni impianteremo le gabbie – continua Della Monica -. Faremo una farm aperta e faremo controllare a tutti, anche agli ambientalisti che vogliono, abbiamo un protocollo di intesa con l’Università Federico II di Napoli, per fare qualcosa che sia sotto gli occhi di tutti. Se vogliono impedirci di mettere le gabbie ci difenderemo legalmente.”.
Michele Cinque