
Cetara non fece violenza alla sorella
Non ha violentato la sorellina. Questo il verdetto emesso dalla prima sezione penale del Tribunale di Salerno, presso cui si è svolto il processo con la modalitá del giudizio immediato, come richiesto dalla Procura della Repubblica, a carico di un ventiduenne di Cetara accusato di aver molestato sessualmente la piccola. Si conclude, così, un capitolo nero per la cittadina della Costiera amalfitana, che per diversi mesi è stata sotto i riflettori della Procura trasformandosi, agli occhi dell’opinione pubblica, da ridente borgo marinaro in paese degli orchi.
Perché, a quanto pare, l’intera inchiesta, che partiva dalle "confessioni" di una quattordicenne (cugina del ventiduenne scagionato dall’assoluzione) che aveva accusato il padre, il fratello e il vicino di casa di averla costretta, per tanti anni, a pratiche sessuali, sembra sgonfiarsi lentamente. I magistrati giudicanti, infatti, hanno accolto in pieno le tesi degli avvocati difensori del ventiduenne, Paolo Carbone e Agostino Allegro, incentrate a dimostrare l’assoluta innocenza del loro assistito. E soddisfazione per l’epilogo del procedimento è stata espressa anche da Antonio Bruno, legale della madre del ragazzo, che ha partecipato sia come teste che come persona informata dei fatti.
In base all’accusa, il ventiduenne aveva abusato della sorella proprio il giorno in cui intervennero i carabinieri. Precisamente l’11 febbraio, quando i militari dell’Arma tornarono a Cetara, dopo la mega operazione di fine gennaio, per stringere le manette ai polsi del ragazzo, appena rientrato in casa dopo aver giocato con gli amici a pallone. Secondo alcune intercettazioni ambientali, il giovane qualche ora prima aveva costretto la sorellina a sottostare ai suoi desideri sessuali. Non servì ad evitare il carcere al ventiduenne, che si è sempre professato innocente, nemmeno una visita ginecologica della sorella al pronto soccorso dell’ospedale "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno, che avrebbe accertato "l’assenza di lesioni traumatiche sui genitali esterni" della bambina.
Dal 12 ottobre, comunque, dopo una lunga detenzione in carcere, il ragazzo era ai domiciliari. Il beneficio era stato concesso dal Riesame, che aveva accolto il ricorso presentato dai difensori, che si basava sull’inammissibilitá della detenzione preventiva in carcere per i reati sessuali, come stabilito dalla Corte Costituzionale, nel caso in cui non esistessero per l’indagato i presupposti di pericolo di fuga, reiterazione del reato o inquinamento delle prove. Gaetano de Stefano