
Cetara violenza sessuale scarcerati gli accusati
Ritornano in libertá, dopo otto mesi di reclusione, i tre uomini di Cetara in costiera amalfitana di 55, 53, e 21 anni, accusati di aver violentato, per sette anni, una bambina, ora quattordicenne. Il tribunale del Riesame, infatti, ha accolto il ricorso presentato dai legali (Antonio Bruno, Giovanni Cirillo, Marcello Feola e Gaspare Dalia) del padre, del fratello e del vicino di casa della ragazzina. • Sono coloro che sono stati tacciati dall’adolescente di averla costretta a sottostare ai loro desideri erotici. E, così, da ieri, i principali indiziati dell’inchiesta sui presunti abusi sessuali hanno potuto riabbracciare i loro familiari che, immediatamente, non appena è stata comunicata la decisione, si sono precipitati al carcere di Secondigliano, dove erano stati reclusi i loro congiunti dopo essere stati trasferiti, per motivi di sicurezza, dalla casa circondariale di Fuorni.
Il collegio giudicante, presieduto da Massimo Palumbo, dunque, dopo aver esaminato le nuove istanze presentate dalla difesa, in quanto la Cassazione aveva annullato la precedente sentenza che aveva rigettato la richiesta di remissione in libertá per i tre indagati, ha ritenuto fondate le argomentazioni addotte dalla difesa. Che, in particolare, ha puntato, documenti alla mano, a dimostrare l’infondatezza e l’inattendibilitá delle accuse dell’adolescente. Un cambio di direzione netto e repentino rispetto alla precedente decisione, dunque, con la quale era stata confermata la detenzione preventiva, che fa presupporre - secondo i legali - anche una decisiva svolta nell’inchiesta
. Che, fino ad ora, si sarebbe basata essenzialmente sulle dichiarazioni rilasciate, e confermate nel corso dell’incidente probatorio, dalla ragazzina, anche perché, a quanto pare, non sarebbero state trovate ulteriori prove, né video e neppure audio, che confermerebbero le violenze subite. • Racconti la cui veridicitá è stata contestata dagli avvocati della difesa e, specialmente, da Bruno, Cirillo e Feola, che hanno allegato agli atti, nel corso dell’udienza presso il Tribunale della libertá, un certificato medico, rilasciato dalla Asl, con il quale è stata attestata l’illibatezza della cugina della quattordicenne, tirata in ballo tante volte nelle testimonianze dell’accusatrice che, nelle varie deposizioni verbalizzate, avrebbe evidenziato come anche lei fosse stata spesso vittima dei giochi sessuali. La linea difensiva, tuttavia, ha basato la sua tesi anche su alcune risultanze investigative.
Come la circostanza che nonostante il cellulare della madre della 14enne fosse stato messo sotto controllo dall’aprile scorso, non sarebbero stati riscontrati dialoghi compromettenti. E, infine, proprio per dimostrare l’inaffidabilitá della ragazza, nel dossier è stato anche accluso il "libretto scolastico delle giustificazioni", contenente molte firme falsificate della mamma, per motivare le continue assenze a scuola. Gaetano de Stefano