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15/02/2007

Napoli. Castel dell´Ovo. Michele Circiello.

4271_1 - Michele Circiello(1).jpg

Michele Circiello ricorda l’uomo, la sua storia, i suoi passaggi epocali in ogni lavoro, in ogni opera, in ogni segmento della sua produzione pittorica e plastica.

Cerca, di sicuro, di attivare un racconto che precisi e, continuamente, rinnovi la memoria dell’uomo, con i suoi trascorsi e i suoi cambiamenti, perché nulla sia dimenticato.

L’artista, a dire il vero, è interessato alla prima memoria dell’uomo, a quello che l’ha visto uscire dalle caverne e cerca di dare sostanza antropologica alla sua traccia ed ogni segno, segnale, segnacolo e segnatura avverte nella vibrazione grafica una visionaria grandezza dell’uomo, archetipica e trascendente, nel contempo.

Ma la sua impostazione muove attese, solletica certezze di un tempo, vaglia acute soglie cronologiche e scavalca limiti temporali per invadere varchi, respiri, aperture di mondi possibili,  sognati ed inimmaginabili, per atmosfere trepide e lustrate da soffi divini.

 

La regista Simona Izzo Tognazzi ha scritto in maniera impeccabile, nel 1997, sul senso della produzione dell’artista e segnala in una missiva: “La pittura di Circiello mi ha affascinato immediatamente perché primitiva, nel senso più nobile della parola, archetipica, tellurica e allo stesso tempo angelica e trascendente. Siamo rimasti abbagliati dalla sua opera io e mio marito Ricky, durante una passeggiata per Vieste. Ricordo che ci fermammo sincronicamente davanti ad un suo quadro esposto ad una mostra. Circiello era lì, in mezzo alle sue opere, artigiano e artista, semplice e nobile, sincero e misterioso. Oggi, nella nostra casa, ci sono delle sue sculture e una tavola che ha i colori del mare, del sole, dell’universo. Ogni volta che passo accanto alle sue opere, il mio respiro aumenta, l’emozione si ripete. Ho sentito fin da subito un senso di appartenenza alla sua visionarietà, alla sua interpretazione e elaborazione del reale. Un senso di appartenenza da cui non riuscirò più a prescindere. Un vero artista, sempre secondo il mio modestissimo parere, è qualcuno di cui, una volta scoperto, non puoi più fare a meno.”

 

L’intendimento dell’artista, che progetta e misura le sue forze, indugia ed indaga, con severa discrezione, sui rimandi cronologici del primo tempo vissuto dall’uomo e, pur rendendo sottili le percezioni, instrada una conoscenza e mantiene, però, un pudico contatto con il sentiero del limite, che non ravvede come soglia di preclusione, bensì come tracciato da riprendere, da affrontare, da studiare, da riformulare, da ricalcare per meglio comprendere gli itinerari di un passato e le vie future dello sviluppo.

Un fondamentale sentimento di riappropriazione lo spinge ad impostare un’elaborazione plastica ed, allora, perché non “leggere” i movimenti dell’uomo nelle varie comunità archetipiche sino alle società odierne che muovono eventi mondiali.

I guerrieri di Michele Cerciello ci fanno riordinare e riassegnare nella memoria le opere degli anni Cinquanta di Antonio Venditti, quelle degli anni Sessanta-Novanta di Mimmo Paladino, Sergio Fermariello, Maria Pia Daidone, parallele per pronuncia plastica, profilo evocativo e ritaglio icastico, in chiave fantasmatica.

Il “focus” delle azioni pittoriche e plastiche di Michele Circiello, che prende spunto dalla necessità di raccontare dell’uomo, punta alle epoche che ha attraversato e che attraverserà.

Sempre, ogni artista ha cercato di appuntare il passato e di agganciarlo al futuro, dopo essersi predisposto a captare e a comprendere il presente, per far scivolare da vene intimistiche il sangue della cronaca di ieri, di oggi e di domani.

L’artista cala, poi, il suo interesse sull’odierno presente dell’uomo e focalizza le sue abbreviate sagome in coordinate più vicine all’astrazione.

Nei lavori della lunga serie “Aura” si notano cicli di danze, sequenze ritmiche, timbricità forti, pervase solarità, una teoria di figurine o di segni, che curvandosi formano assunti geometrici e note figurali.

L'attuale pittura di Michele Circiello si presenta gradevole, interessante, compatta, nonché accattivante, riesce a sfidare un tempo ed entra nei solchi dei secoli mentre le sue colonne rupestri riescono a concatenare un sillabario universale primitivo.
Il senso della realtà domina gli scenari su cui scende catalizzata il senso di paesaggi di forte sapore mediterraneo, sagaci e/o inquietanti visioni d'insieme, macchie di geometrie territoriali e di geografie umane.

Ogni scena è giocata per ricordare, ma, nel contempo, per rinviare ad un tempo non dichiarato.

Scenari verdi guadagnano lo spazio della composizione e qui l’artista determina tessiture di panorami reali, ma anche immaginati.

E proprio da queste tessiture emergono visioni sospese tra sogni ed emozioni e s’induce il fruitore a ricontrollare il globale in visione telescopica.

Il tutto è avvenuto, sembra suggerirci l’artista, ma riepiloghiamolo fuori dagli schemi temporali consueti, sembra ulteriormente suggerirci.

Attivi cromatismi mediterranei sono intervallati da minime figurazioni, s’inseguono spaccati di luci e di ombre e vibrano memorie e surrealtà ecologiche.
L'artista dettaglia sequenze minime di elementi figurativi, d’onda fantastica e vitale, sotto l'impulso di una vena creativa, che prosegue a produrre illustrate composizioni di tono.

La fertile immaginazione lega ambientazioni per rendere singolari risultati.

I suoi lavori polimaterici su legno, su metallo risucchiano cadenze visive di un iter mentale, che ripercorre note passate, nonché utili riferimenti e dati attuali, per riflettere sullo status dell’uomo, ancora adolescenziale sulla terra.

Emerge la voglia dell’artista di corroborare la materia con inserimenti veloci e congruenti e tende, così, al rinnovamento attraversando il passato, sino ad elaborare misure ed impronte, che possono esprimere rifrazioni e riflessi, regolati dal cuore e dall’hinterland dell’anima.

Nei lavori sono riproposte frastagliate coste, paesaggi insoliti, feraci, o ambienti tranquilli e si leggono ritmi, variazioni e dinamicità, mentre in altri palesemente il richiamo riverente alla natura è definito con abbreviazioni segniche e segnalazioni cromatiche.

Il pensiero artistico di Michele Circiello, oscillante tra determinazioni di pittura cosmica e precipitati di pittura rupestre, cadenza e sostanzia atmosfere; proprio quelle atmosfere che possono intrigare per visionarietà.

Azzurri-mare, verdi sciolti c’indicano leggerezza di tratto, mentre altre gamme tonali legano e proiettano sostanziali appartenenze alla terra.

Ed, entrando con l’occhio nella griglia compositiva, si coglie un accurato e preciso dettato di molteplici e plurime combinazioni palpitanti e pulsanti.

Nel contesto, focalizzato da variegate misure di modulazioni geometriche e figurali, sopravvivono i sussulti quotidiani, mai pacifici.

In conclusione, Michele Circiello ha un notevole interesse per la materia ed il segno, come elementi primari della comunicazione, che sapientemente trasferisce, con ponderata levità.




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