
Angelo Vassallo
Ero ancora mezzo assonnato, quando l'amico Michele Cinque mi ha dato la notizia. Ho subito attivato i normali strumenti di lavoro e le agenzie battevano a ripetizione: "Freddato a colpi di pistola Angelo Vassallo, sindaco di Pollica!". Sono rimasto di sasso con una smorfia di dolore stampata sul volto. Quando mi sono ripreso si è scatenata l'emozione dei ricordi a fare ressa alle porte del cuore e della mente e schegge di esistenza accendevano fotogrammi alla moviola degli anni. Non riuscivo ad immaginare una strada del mio Cilento lordata di sangue caldo di un amico in una serena notte di estate, là dove tutto parla della solarità mediterranea nel mare dei miti e della storia. Chi e perchè ha armato la mano dei killer? Saranno magistratura e forze dell'ordine a stabilirlo. Ma è legittimo il sospetto che sia stata la camorra a dare una "lezione" ad un sindaco che aveva fatto della legalità la sua religione di vita nell'amministrazione della cosa pubblica e per formazione culturale non consentiva sfregi al territorio, che è stato e resta un modello di tutela e salvaguardia dei Beni Ambientali, si trattasse del mare di Acciaroli e Pioppi, dei palazzi gentilizi, dei conventi e delle chiese di Pollica o dei minuscoli villaggi della collina, Cannicchio, Celso e Galdo, che arabescano di case, ficheti, vigneti ed uliveti fin lassù alle falde del Montestella. L'ho ripercorso spesse volte quel territorio e proprio in compagnia di Angelo, che mi contagiava di entusiasmo con progetti che spalancavano porte di futuro, si trattasse del Museo del mare di Pioppi, della progettualità per la dieta mediterranea, del processo di osmosi e di interscambio tra mare, collina e montagna per rilanciare il turismo nel segno della qualità e della cultura.
E probabilmente sarà stata proprio la sua intransigenza a difendere questo lembo di Cilento da insediamenti, da rapina e sfregio ambientale a scatenare la follia omicida di chi sul turismo e le tante attività collaterali pretendeva tolleranze o addirittura complicità estranee alla cultura e all'etica della trasparenza di Angelo. E probabilmente in nome degli interessi minacciati hanno spento per sempre il sorriso sul volto mite del sindaco pescatore, illudendosi di tumulare con lui anche la speranza di un futuro di sviluppo del Cilento coniugando qualità e biodiversità, tutela dell'ambiente e cultura nel rispetto della grande tradizione. Ad un tiro di schioppo dal luogo dell'agguato la storia conserva tracce del Grande Pensiero Antico, che trovò in Parmenide e Zenone maestri di "logos" nella conca di Elea e che a secoli di distanza si rigenerò e si aprì a nuove e più moderne intuizioni all'ombra degli ulivi sacri di Vatolla, dove Giambattista Vico elaborò la "Scienza Nuova". I colpi di pistola hanno messo in sonno la ragione ed hanno dato la stura alla barbarie. Il mare cantava anche la notte scorsa nella nenia della risacca, la poesia del "mythos": il lamento della Sirena Leucosia e le pene d'amore di Palinuro rifiutato dalla fredda e crudele Camerota e forse al largo dei promontori gli innamorati si giuravano eterno amore sotto lo sguardo stupefatto delle stelle quando i colpi sinistri di morte hanno riecheggiato l'odio degli eredi di Caino che eternamente reiterano la leggenda biblica del trionfo della prepotenza con la violenza sanguinaria sulla difesa con la forza della mitezza della giustizia del soccombente Abele.
Ma non sarà così. Non deve essere così. Dobbiamo impedire, ognuno nel proprio ruolo e con le proprie forze, che questo accada. Sarà il modo migliore per onorare la memoria del sindaco Vassallo, raccoglierne l'eredità e proiettarla nel futuro. Per quanto riguarda me continuerò a farlo con più forza e maggiore entusiasmo, nonostante gli anni e qualche acciacco. E' un impegno, che assumo sul tuo corpo violentato dalla folle barbarie, caro Angelo, è l'impegno del tuo vecchio "professore", come continuavi a chiamarmi con quel "Voi", che non riuscivi mai a trasformare in "tu" forse per devoto affetto dei lontani anni di scuola, nonostante che con il tempo fosse nata una profonda e solida amicizia anche dalla e per la condivisione di comuni ideali. Ciao, amico mio, e ti sia di viatico nell'aldilà impostoti nella pienezza della vita e dei progetti per la collettività che amministravi con saggezza, equilibrio e lungimiranza, ti sia di viatico la consapevolezza che siamo in tanti a giurare sulla tua tomba la fedeltà a quegli stessi ideali e l'impegno a difenderli, costi quel che costi.
Giuseppe Liuccio
g.liuccio@alice.it