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04/09/2010

Pisacane, Manganiello, Montano: il seme gettato

Aniello Montano
Aniello Montano


Ad un  prete coraggio e ad un riconosciuto storico della filosofia i premi dedicati all’eroe risorgimentale, consegnati nell’ultima giornata della kermesse a lui dedicata dalla città di Sapri


“Chiunque io mi sia, sono uno il quale desidera ardentemente che il popolo comprenda la forza ed i suoi diritti e faccia la rivoluzione per proprio conto e non già per conto degli altri.(…)Sono convinto che nel Sud la rivoluzione morale esista; sono convinto che un impulso gagliardo può sospingerli al moto epperò il mio scopo, i miei sforzi sono rivolti a mandare a compimento una congiura, la quale dia un tale impulso: giunto al luogo dello sbarco che sarà Sapri, per me è la vittoria, dovessi anche perire sul patibolo”. Questi due passi del testamento politico di Carlo Pisacane scritto a Genova il 24 giugno 1857, una sintesi della sua idea di missione, di sacrificio, per gettare il seme, per risvegliare le coscienze. Missione e sacrificio che hanno abbracciato i due premi Pisacane 2010, il prete coraggio Don Aniello Manganiello, in trincea nell’inferno di Scampia e Aniello Montano, professore ordinario di Storia della filosofia nell'Università di Salerno, nonché direttore del compartimento di appartenenza. Il suo impegno a tutto tondo con ragazzi difficili per sovvertire un sistema che vede la camorra efficiente ammortizzatore sociale è questa la missione di Don Aniello, che vuole strappare il futuro di questi ragazzi a “modelli camorristici” che promettono ricchezza e potere e che finiscono solo per schiacciarli ad un muro di realtà che ha il sapore del sangue e del carcere. Questo il seme lanciato a Miano, tra le vele di Scampia, nella nostra Gomorra, poiché le colpe sono di tutti, da un Don Aniello incurante delle minacce di morte, degli “avvertimenti” per risvegliare le coscienze in una città malata e disincantata, ostaggio della camorra che deve ritrovare la speranza attraverso l'esempio, la resistenza per una ri-esistenza. La conquista della libertà e della coerenza intellettuale è la missione del docente e filosofo Aniello Montano, formatore degli uomini d’oro, ovvero di coloro i quali avranno il compito di ri-sanare la nostra società, di giovani sani. Il docente acerrano, che da tempo soggiorna in estate nel Golfo di Policastro, ha voluto regalare alla platea saprese qualche pillola dei suoi studi partendo dall’assunto del pensiero di Giuseppe Rensi, passando per Socrate, Gesù Cristo e Giordano Bruno. Il punto di vista rensiano, che ha salutato diversi volumi redatti da Aniello Montano, a cui però trova conforto in quel divino che avverte in sé, va cercato nella constatazione che la verità come il Bello o il Giusto hanno l’identità della contingenza che di volta in volta li afferma e di cui soltanto si è certi. Perfino la morale è “eteronoma” ed il tributo ad un insistente senso religioso viene pagato “nell’esaltazione dell’unico atto veramente morale, perché disinteressato, cioè l’atto folle”. Di qui lo scavo nella coscienza individuale del sentimento di un personalissimo diritto che è volontà, che è scelta, che è lotta, che sono state le caratteristiche delle condotte moralmente irreprensibili, guidate da un’idea mai tradita, fino all’estremo sacrificio di Socrate, Gesù Cristo, Giordano Bruno e dello stesso Carlo Pisacane. Il nostro richiamo finale è a una società  capace di coniugare la giustizia dell’essere con quella dell’avere, che sottenda, alle radici, il ripristino di un reale potere immaginativo, nel quale l’idea del bello si ricongiunga, alla fine, con quella del bene. Gli slanci di rivolta a una statica condizione storica maturano all’interno di una riflessione, che, mentre rifiuta ogni logoro vittimismo, si protende all’orizzonte della speranza.

“La morte è un vento, un mare?

Terra non è, non è terra non è sepoltura.

Il nostro silenzio avrà una voce

Di là, di là, e non son cupole, non son chiese,

ma bambini, bambini che gridano”.(Alfonso Gatto)

Olga Chieffi

 

 




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