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01/09/2010

Ravello Eugenio Catone e il mito romantico

Eugenio Catone
Eugenio Catone

Il pianista, gemma del magistero di Gabriella Olino, ha incantato il pubblico del Ravello festival con musiche di Chopin, Liszt, Mendelssohn e Beethoven

 

Debutto, sabato sera, del pianista Eugenio Catone sulla prestigiosa ribalta del Ravello Festival, assoluto protagonista di un progetto speciale della kermesse, quest’anno dedicata alla Follia, sulla temperie romantica attraversata dal pianoforte. Eugenio Catone - il quale si è diplomato presso il Conservatorio Statale di Musica di Salerno “G. Martucci”, instaurando un vero e proprio transfert con la sua maestra Gabriella Olino, che lo ha riservato previdentemente da certe “paparazzate”, di cui troppo spesso si macchia la nostra massima istituzione musicale, insegnando al talentuoso allievo, in primo luogo la sottomissione assoluta alla musica - ha principiato il suo rècital con l’urklang romantico che Chopin lancia attraverso quei due lunghi accordi fortissimi e dissonanti che aprono lo Scherzo op. 20 n°1 in Si minore. Limpidezza di suono, ma mai pura ornamentazione, cantabilità tersa, ma mai astratta e cerebrale; eleganza negli andamenti ritmici, ma mai un accenno alla frivolezza da salotto; scatto appassionato, ma mai retorica; precisione, ma mai puro meccanismo. Chopin è terreno di conquista per cesellatori di particolari, per seminatori di piccoli sospiri, per sottolineatori di smarrimenti armonici, per dispensatori di ombre. La vera natura di Catone è invece solare, positiva. La forma musicale è una vicenda che ci coinvolge, che ci conduce verso mete precise, che richiede all’interprete una dose non usuale di certezza. La pagina di Chopin è risultata materia su cui l’ingegno e la sensibilità dell’interprete deve ottenere una vittoria, rischiarando i percorsi, strutturando l’insieme, mostrando per intero tutti i possibili messaggi. Il solista ha poi regalato al pubblico del Ravello festival le Variations Sèrieuses in Re minore op.54 di Felix Mendelssohn, un tema e diciassette variazioni con la loro abbagliante coda, che hanno evidenziato una tecnica sopra le righe al servizio di un’intelligenza musicale lucida come un’antica lama di Toledo. Liszt era romantico di spirito, di ideologia, di tecnica compositiva, era un anticlassicista per principio, che recuperò sì certi principi classici del comporre, ma che mantenne nella sua poetica il primato dell’improvvisazione ispirata, del discorso che si struttura in base a regole intuitive. Catone scopre in Liszt il gusto di procedere liberamente da una nota all’altra, da un episodio all’altro, senza doversi preoccupare del rapporto di simmetria tra ciò che è stato, ciò che è, ciò che sarà. Il suo “Mephisto Waltz” ha mostrato una continua e avvincente intensità di canto, le cui accensioni e i cui struggimenti hanno gettato sullo sfondo la precisione del ritmo, la costanza del tempo, la coesione complessiva della forma, per innervarlo di passionalità con cui ha tracciato nella forma, sentieri netti, riconoscibili e sicuri. La seconda parte della serata è stata interamente dedicata alla Sonata in Do minore n°32, op.111 di Ludwig Van Beethoven, con la sua Introduzione, un maestoso che, nel suo pathos ritmico e armonico, rimanda in qualche modo all’introduzione della Patetica, ma ci fa attendere qualcos’altro, quale è l’Allegro dalla concentrazione e intensità rare che Catone ha magnificamente espresso. Mendelssohn diceva che nessuno più di Liszt aveva il sentimento musicale sulla punta delle dita. Oggi si potrebbe dirlo di Eugenio Catone, sentimento musicale e sensibilità tattile, o sentimento come tattilità, la sua prerogativa. Pagine, quelle beetoveniane, che sono state affrontate con intelligenza e disinvoltura: gradevolezza, candore melodico, fantasia e la chiave per eseguire questa sonata ovvero, la ricerca sulle combinazioni timbriche, trasfigurazione, si sa che ha importanza crescente nella lettura dell’opera del genio tedesco, con il procedere degli anni. Ogni dinamica, ogni scelta di tempo ha un suo senso in quanto calibratissima conseguenza di tutto ciò che precede e segue, ovvero dell’organismo dell’intera opera Applausi scroscianti di un pubblico entusiasta al quale Eugenio catone ha regalato due studi di Chopin dell’op.25, il n°6 e il n°7, le celebrate terze parallele amate da Alfredo Casella e la rimembranza del preludio al II atto della Norma, quasi un’introduzione per una poetica del silenzio.

Olga Chieffi




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