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01/09/2010

Siamo erranti...nel cuore

Siamo erranti … nel cuore

 

“ Se vuoi sognare

e hai bisogno di un tonico

rovescia la coppa del cielo

e beviti l’azzurro!”

                        ( Vidales)  

 

In questo scorcio finale  di agosto  ho avuto fra le mani le parole di una poesia di Vidales,così toccanti nella loro  semplicità ,quasi una sorta di invito a capovolgere le nostre prospettive esistenziali per bere non più alle fonti della terra, ma a quelle del cielo e trovare così un diverso refrigerio dai “ colpi di sole “ della nostra combattuta ragione .

E a proposito di ragione è interessante  sapere che nella religione  Islamica si parla di  “legare” la fede alla ragione,così da conferirle un valore intellettuale tale da diventare facilmente comunicabile agli altri. Si insegna pure che  l’uomo nasce innocente , ma che accedendo alle responsabilità , perde questa sua innocenza per cui deve dare prova di ciò  che veramente il suo cuore contiene per dimostrare la sua riconoscenza ad Allah, l’Altissimo. La rivelazione del testo coranico si colloca allora  in bilico tra innocenza e responsabilità affinchè l’uomo possa comprendere imparando. Per la religione islamica  c’è infatti nell’uomo un soffio innato interiore, il fitra, che anima il cuore  e lo spinge a cercare l’oltre ….   Da qui gli deriverebbe   quella pace data solo dalla ragionata ricerca  del cuore .Si racconta che un giorno Abramo chiedesse  a Dio di mostrargli come Egli risuscitava i morti e che Dio gli domandasse :dunque non credi?E pare che il nobile profeta Abramo replicasse:no, certo che credo ,ma è per placare il mio cuore!

Come a dire che cercare la fede è cercare di giungere alla  pace la quale  però  parte da dei segni sensibili e tangibili  che ci circondano e che ci dovrebbero aiutare  nella ricerca. La storiella di Abramo vuole significare allora che Dio ci chiama al ravvicinamento con Lui attraverso lo sforzo continuo del cuore e della ragione uniti insieme..Ritornare a Lui quando tutto ciò che ci circonda ci spinge a dimenticarlo:ecco la prova a cui si è chiamati con la mente ,il corpo e il cuore .

Il simbolo della più grande prova per l’uomo è data proprio dal sacrificio del figlio che Dio nel Genesi richiede ad Abramo .E il figlio Isacco, come dicono gli Hadith,( narrazioni tradizionali islamiche ), seppe aiutare il padre sottomettendosi con le parole : fà quello che ti è stato chiesto .Tu mi troverai, ,se Dio vuole , tra i pazienti. Mi viene in mente a questo punto  un’altra figura esemplare della Bibbia, Giobbe, il paziente per eccellenza,il quale  troverà nelle sue disgrazie la pace cercandola  nella fede e sarà premiato….  

Invece nella tradizione cristiana è più presente il “ senso della rivolta” nella prova , per cui Abramo sarà chiamato dalla tradizione il primo rivoltoso proprio perchè non accetterà subito la sottomissione, lui per la nostra storia  sarà ricordato  principalmente  come  il  credente che ha fiducia in Dio  e basta e non l’obbediente o il  paziente.

Ma il credente è un errante soprattutto nel suo cuore che fiducioso batte e si dibatte  tra  gioia e  dolore per riuscire comunque e sempre di nuovo  a “bere in  quell’azzurro del cielo” al di là di ogni  umana contraddizione.

E vi saluto pregando con una poesia  “agli dei della notte” di abbandonare le nostre ombre alla speranza , che non dimentichiamolo , è la  virtù dei forti:

 

“ I grandi si sono ritirati ,

i chiavistelli sono abbassati

e le sbarre infilate.

La Notte ha calato il suo velo,

il palazzo è rientrato in quiete,

tace la campagna,

solo il viandante solitario

invoca nel panico il suo Dio.

Gli occhi cercano di forare l’oscurità …..”

 

Tutti i contenuti presenti nella sezione e negli articoli sono da considerarsi di proprietà dell’autrice che se ne riserva tutti i diritti

 

Trudy Borriello  

 

 

 




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