Siamo erranti … nel cuore
“ Se vuoi sognare
e hai bisogno di un tonico
rovescia la coppa del cielo
e beviti l’azzurro!”
( Vidales)
In questo scorcio finale di agosto ho avuto fra le mani le parole di una poesia di Vidales,così toccanti nella loro semplicità ,quasi una sorta di invito a capovolgere le nostre prospettive esistenziali per bere non più alle fonti della terra, ma a quelle del cielo e trovare così un diverso refrigerio dai “ colpi di sole “ della nostra combattuta ragione .
E a proposito di ragione è interessante sapere che nella religione Islamica si parla di “legare” la fede alla ragione,così da conferirle un valore intellettuale tale da diventare facilmente comunicabile agli altri. Si insegna pure che l’uomo nasce innocente , ma che accedendo alle responsabilità , perde questa sua innocenza per cui deve dare prova di ciò che veramente il suo cuore contiene per dimostrare la sua riconoscenza ad Allah, l’Altissimo. La rivelazione del testo coranico si colloca allora in bilico tra innocenza e responsabilità affinchè l’uomo possa comprendere imparando. Per la religione islamica c’è infatti nell’uomo un soffio innato interiore, il fitra, che anima il cuore e lo spinge a cercare l’oltre …. Da qui gli deriverebbe quella pace data solo dalla ragionata ricerca del cuore .Si racconta che un giorno Abramo chiedesse a Dio di mostrargli come Egli risuscitava i morti e che Dio gli domandasse :dunque non credi?E pare che il nobile profeta Abramo replicasse:no, certo che credo ,ma è per placare il mio cuore!
Come a dire che cercare la fede è cercare di giungere alla pace la quale però parte da dei segni sensibili e tangibili che ci circondano e che ci dovrebbero aiutare nella ricerca. La storiella di Abramo vuole significare allora che Dio ci chiama al ravvicinamento con Lui attraverso lo sforzo continuo del cuore e della ragione uniti insieme..Ritornare a Lui quando tutto ciò che ci circonda ci spinge a dimenticarlo:ecco la prova a cui si è chiamati con la mente ,il corpo e il cuore .
Il simbolo della più grande prova per l’uomo è data proprio dal sacrificio del figlio che Dio nel Genesi richiede ad Abramo .E il figlio Isacco, come dicono gli Hadith,( narrazioni tradizionali islamiche ), seppe aiutare il padre sottomettendosi con le parole : fà quello che ti è stato chiesto .Tu mi troverai, ,se Dio vuole , tra i pazienti. Mi viene in mente a questo punto un’altra figura esemplare della Bibbia, Giobbe, il paziente per eccellenza,il quale troverà nelle sue disgrazie la pace cercandola nella fede e sarà premiato….
Invece nella tradizione cristiana è più presente il “ senso della rivolta” nella prova , per cui Abramo sarà chiamato dalla tradizione il primo rivoltoso proprio perchè non accetterà subito la sottomissione, lui per la nostra storia sarà ricordato principalmente come il credente che ha fiducia in Dio e basta e non l’obbediente o il paziente.
Ma il credente è un errante soprattutto nel suo cuore che fiducioso batte e si dibatte tra gioia e dolore per riuscire comunque e sempre di nuovo a “bere in quell’azzurro del cielo” al di là di ogni umana contraddizione.
E vi saluto pregando con una poesia “agli dei della notte” di abbandonare le nostre ombre alla speranza , che non dimentichiamolo , è la virtù dei forti:
“ I grandi si sono ritirati ,
i chiavistelli sono abbassati
e le sbarre infilate.
La Notte ha calato il suo velo,
il palazzo è rientrato in quiete,
tace la campagna,
solo il viandante solitario
invoca nel panico il suo Dio.
Gli occhi cercano di forare l’oscurità …..”
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Trudy Borriello