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31/08/2010

Muore per la puntura di un calabrone Caserta, inutile corsa verso l’ospedale

Muore per la puntura di un calabrone Caserta, inutile corsa verso l’ospedale
Muore per la puntura di un calabrone Caserta, inutile corsa verso l’ospedale

CASERTA  - Un dopo cena come tanti. Nella tranquilla frazione di Sommana di Caserta, a due passi dal borgo di Casertavecchia. Antonio Rivetti, 40 anni operaio edile sposato senza figli, era sotto il portico della sua abitazione a prendere il fresco. È stato un attimo. La puntura di un calabrone.

Si è sentito subito male e la disperata corsa in ambulanza verso l’ospedale di Caserta è stata inutile. È morto mentre i sanitari del pronto soccorso cercavano di rianimarlo adottando tutte le terapie utili in questi casi. La moglie non ha più lacrime per piangere: «Era sereno, stavo riordinando la cucina, ho sentito le sue grida di aiuto. Sono subito accorsa, ho chiamato i vicini. Poi l’attesa dell’ambulanza che mi è sembrata interminabile. Non ci posso credere, non può essere vero».

Nella piazzetta di Sommana il giorno dopo gli anziani sulla panchina non parlano d’altro. Voce bassa, occhi segnati dalla commozione: «È cresciuto qui - dice Pasquale - lo conoscevamo tutti. Un grande lavoratore, un bravo ragazzo. Era un soggetto allergico, ma chi poteva immaginare una fine del genere. Era stato punto altre due volte dagli insetti. Gonfiori, malesseri ma niente di grave per fortuna. Ora invece».

Via Conte Landolfo è una stradina piccola e leggermente in salita che dalla piazzetta porta verso la montagna. L’abitazione di Antonio è a poche centinaia di metri, subito dopo un rinomato ristorante. Un portone in ferro su cui ora campeggia il manifesto a lutto. Oltre si apre una corte di quelle antiche. Di fronte c’è l’abitazione della famiglia Landolfo con un piccolo portico che precede di qualche metro l’ingresso. Un’anziana inquilina racconta nei dettagli quel che è successo: «Ho sentito urlare, non capivo cosa succedeva. Poi la moglie di Antonio urlava «aiutatemi, aiutatemi». È accorsa subito gente. Antonio era disteso su una sedia sdraio, con le braccia dietro la nuca. Il calabrone lo ha punto proprio sotto un’ascella. Una cosa assurda».

Il via vai di parenti e amici si fa più intenso. Sono in tanti a stringersi intorno al dolore della famiglia Rivetti. I genitori dell’operaio abitano a due passi, nella stessa strada. Per loro un dolore insopportabile per una tragedia inspiegabile.

                                      inserito da Michele Pappacoda e Michele De Lucia




Inserito da:
Michele Pappacoda - mjcheva@live.it

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