
Positano Laurito
Riceviamo e pubblichiamo.
Positano, costiera amalfitana. Torno da una vacanza in Spagna e annoto due cose degne di essere sottolineate: l’efficienza del sistema ferroviario e la grande libertà che si gode sulle spiagge di quella terra. Sulla prima non mi dilungo: la RENFE ha il migliore materiale in circolazione in Europa, oltre ad una AVE, acronimo di Alta Velocidad Española (alta velocità spagnola), che significa anche « uccello » ed è il nome della rete di treni ad alta velocità spagnoli al cui confronto le nostre Frecce Rosse di Trenitalia fanno piangere. Sulla seconda invece mi soffermo di più, visto la fine ingloriosa che hanno fatto i nostri litorali. La spiaggia di Balmin a Sitgez è una lunga striscia di sabbia circondata da rocce, vi si può accedere da più punti, non ci sono cancelli o varchi da superare. La prima cosa che noti è il senso di grande libertà e serenità sociale: donne, uomini di tutte le età, coppie gay, coppie lesbo, bambini, molte famigliole, la grande maggioranza completamente nudi, nessuna pruderie, nessuna risatina, nessun disappunto, il mio stesso considerare questo fatto mi fa in parte vergognare. Per uno spagnolo il tutto è assolutamente naturale, come di fatto è. Sulla spiaggia, molto larga, un solo chiosco con regole precise imposte dalla municipalità locale: il gestore del chiosco può affittare solo 100 lettini con ombrelloni a chi ne fa richiesta e i lettini non possono superare una ristretta linea imposta dalle autorità, mentre tutta la spiaggia resta a disposizione di tutti. Il solito italiano arriva e chiede un lettino e il gestore gli risponde di aspettare, che appena se ne libera uno lo andrà a chiamare e glielo darà. L’italiano risponde: ma come, lì al muro ci sono tutti quei lettini e poi c’è tanta spiaggia libera, perché non me lo dai ora? E il gestore risponde che non può superare quello spazio e soprattutto che ha avuto la concessione per cento lettini, se ne mette solo uno in più la Polizia municipale che esegue i controlli gli revoca la concessione immediatamente. Sabato scorso con amici vado a Laurito, la mitica spiaggetta di Positano, decidiamo di scendere per il vallone dal viottolo accanto l’Hotel San Pietro, è una strada immersa nel verde degli ulivi che ho sempre fatto dagli anni ’70. Arriviamo a metà strada e troviamo un cancello con scritto proprietà privata; siamo un poco titubanti, ma lo superiamo, proprio perché in quel posto non c’era mai stato niente di simile prima, più giù ne troviamo un altro. Arriviamo sulla stretta striscia di sabbia. Un tizio con i modi poco cortesi, a nostre specifiche richieste esordisce con: ”ecco le solite pecorelle smarrite”, come a dire: Ok ho capito che volete fare i furbi. Tutt’intorno i lettini occupano tutto quello che c’è da occupare, mentre uno strettissimo corridoio tra i due stabilimenti è lo spazio che loro hanno deciso sia libero. Chiediamo ad un bagnino dell’Hotel La Sirene se ci sono lettini disponibili e questi, sempre con modi da carrettiere, risponde: "Sì, se vi fermate a mangiare da noi, no se non lo fate, perché i lettini sono a disposizione degli ospiti dell’albergo". Provo a spiegare che voglio solo il lettino e non pranzare lì; se i lettini per gli ospiti dell’albergo e per chi rimane a mangiare ci sono, dovrebbero esserci anche per chi non vuole rimanere a mangiare. Decidiamo di bypassare il tizio e ci siamo accampati alla meno peggio sugli scogli andando poi a mangiare da Adolfo, come facciamo da sempre. Avrei voluto chiedere al tizio se veramente quella strada era privata e se lo era come mai non lo era stato in tutti gli anni passati; se su quella strada, essendo un accesso al mare, non gravava una servitù di passaggio antica e quindi quei cartelli di divieto potevano essere abusivi; se il tizio aveva stipulato un accordo per una concessione. Insomma le solite cose, ma mi stavo già rovinando il bagno. Da Adolfo siamo stati bene, da sempre offre simpatia e gentilezza ed è strapieno, Le Sirene no, forse per questo i proprietari sono così livorosi e rancorosi, se fossero più urbani e gentili forse avrebbero più successo. Al ritorno i cancelli erano chiusi con catenacci e abbiamo dovuto fare una strada alternativa. Il racconto vuole semplicemente mettere a confronto la gestione degli spazi pubblici in Italia e in Spagna. Quello che è successo a Laurito, succede a Vico Equense, ad Amalfi, a Tordigliano: mentre le esigenze e i diritti del pubblico vengono disattese e calpestati, l’arroganza e gli interessi dei privati diventano l’unico lightmotive dell’estate italiana. Franco Cuomo