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28/08/2010

Ergastolo ingiusto», l´Ue-apre un fascicolo sul caso Setola

boss setola
boss setola

 

A Strasburgo il ricorso del boss contro la giustizia italiana:
«Su di me un verdetto aberrante

NAPOLI (28 agosto) - La Corte di giustizia europea apre il «caso Setola». I giudici di Strasburgo vogliono approfondire il ricorso presentato qualche mese fa dal presunto stragista dei casalesi e hanno deciso di aprire un fascicolo , con tanto di numero di protocollo e con una intestazione che basterebbe da sola a far rabbrividire: il ricorso si chiama «Setola contro Italia» e sarà analizzato nei prossimi giorni dai giudici europei, per accertare se nei confronti dell’imputato siano state commesse irregolarità in sede di giudizio.

Un «caso Italia», un «caso Setola» a Strasburgo. C’è un passaggio formale, dunque, il primo step di un ricorso presentato lo scorso aprile e che sembrava destinato a non essere neppure preso in considerazione. Tecnicamente invece qualcosa si è mosso: il ricorso è stato rubricato, assegnato a un numero di protocollo (21873/10) e sarà discusso a stretto giro.

Non un passaggio scontato, a giudicare da quanto avviene in casi del genere. Di fronte a un’istanza di parte, la Corte europea ha infatti due possibilità: ritenere il ricorso ammissibile e dare seguito alle valutazioni nel merito; o ritenerlo del tutto inammissibile, quindi cestinare la richiesta. In questo caso, le lagnanze dell’ormai famigerato Giuseppe Setola contro la giustizia italiana sono state ritenute «non inammissibili». Valide in via di principio.

Quanto basta comunque a far nascere una sorta di «processo al processo»: l’Europa è chiamata così a giudicare il modo in cui è stata condotta l’istruttoria imbastita dalla giustizia italiana a carico del presunto responsabile di ben diciotto omicidi. Ma cosa ha spinto la Corte europea ad accendere i riflettori sul presunto stragista? O meglio: di cosa si lamenta Setola nel suo ricorso a Strasburgo? Sul tavolo dei giudici ci sono ventisette pagine, il fitto ragionamento sviluppato dal penalista napoletano Salvatore Maria Lepre. In sintesi, Setola ritiene «aberrante» la condanna all’ergastolo diventata definitiva, per un omicidio consumato nel lontano 1995, su ordine del clan Bidognetti.

Ritiene di aver subito un’ingiustizia, di essere vittima di pregiudizi, probabilmente maturati dopo le accuse che lo hanno inchiodato in cella come responsabile della primavera di sangue del 2008 (tra cui anche la strage degli africani a Castelvolturno). È così che Setola ha fatto appello ai diritti dell’uomo e del cittadino, ha sventolato i principi cardine delle costituzioni occidentali, chiedendo un processo giusto, privo di condizionamenti.

Ma a cosa si riferisce Giuseppe Setola? Il caso è legato all’omicidio di un incensurato - Genovese Pagliuca - ucciso il 19 gennaio del 1995 a Teverola dal clan Bidognetti. Chiaro il ragionamento nella richiesta di revisione: ben sei pentiti sostengono che l’omicidio Pagliuca venne deciso da Aniello Bidognetti, ma anche che Giuseppe Setola non fosse presente al momento del delitto. Anzi, su questo punto la batteria di pentiti sembra concordare in pieno. Ed è qui che l’imputato batte i pugni: «Ogni persona - scrive - ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente», e «il ricorrente ritiene che la decisione finale adottata dalla Corte di Cassazione, violi questo dettato dell’articolo sei della convenzione europea dei diritti dell’Uomo». Più o meno questa la ricostruzione del delitto, invece: Aniello Bidognetti decide di uccidere Pagliuca, «reo» di aver minacciato di morte il nipote, ma anche di essere entrato nel clan avversario dei Picca. Sullo sfondo una relazione sentimentale tra il ragazzo e una donna, a sua volta legata alla ex compagna del boss Francesco Bidognetti.

Torbidi casalesi. Fatto sta che dopo un primo ordine, è il boss Bisognetti a decidere che Setola non debba partecipare alle fasi esecutive dell’agguato. La sua auto può distaccarsi dal commando, può rientrare nelle fila amiche. Eppure, per i giudici napoletani (forti anche di un verdetto della Cassazione), sarebbe bastata l’adesione morale di Setola ad assecondare i diktat del boss per meritare l’ergastolo. Un ragionamento ritenuto «aberrante» da Setola, che ad aprile firma un ricorso ritenuto oggi non inammissibile.

ilmattino.it          inserito da michele de lucia




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Michele De Lucia - michelepositano58@libero.it

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