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16/08/2010

Disastro ambientale a nord di Napoli, tra 50 anni il picco dei veleni. Il dossier

Il dossier/
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GIUGLIANO Una bocca enorme e vorace. Un invaso scavato con le pale meccaniche che hanno portato via milioni di metri cubi di terreno fertilissimo. Un gigantesco deposito di scarti umani e industriali. Ecco Scafarea, ecco Tre Ponti, ecco Taverna del Re, malsane campagne dell’area a nord di Napoli, il brodo di coltura nel quale stanno crescendo i mostri chimici che tra cinquant’anni provocheranno la fine del mondo. O almeno, la fine di quel pezzo di mondo che si chiama Giugliano, Parete, Villaricca, Qualiano, Villa Literno. Nel 2064, il disastro ambientale sarà inevitabile.

Per meglio dire, scrive un geologo toscano che ha lavorato per la Procura di Napoli, non più tardi del 2064. Entro quella data il succo avvelenato, tecnicamente percolato, di 341 mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi (a cominciare dai fanghi dell’Acna di Cengio), di 160 mila e 500 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, di 305 mila tonnellate di rifiuti solidi urbani, precipiterà nella falda e avvelenerà decine di chilometri quadrati di terreno e tutto ciò che lo abiterà: uomini, animali, vegetazione.
In termini processuali questa situazione si chiama disastro ambientale.

Ed è riassunta al punto 35 dei capi d’imputazione contestati ai sei indagato nel processo sulla gestione delle società Resit di Cipriano Chianese, che per questo è detenuto agli arresti domiciliari dal gennaio scorso. I pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci hanno recentemente inviato ai sei gli avvisi di chiusura delle indagini. Quasi scontata la richiesta di rinvio a giudizio.
Gli imputati nel procedimento sono Cipriano Chianese, recentemente indicato da un collaboratore di giustizia - Raffaele Piccolo - del clan dei Casalesi quale mandante di un tentativo di attentato ai danni di Milita. Fatto che non sarebbe avvenuto in mancanza di un accordo sul prezzo; e inoltre: Claudio De Biasio, ex direttore generale del Consorzio Ce4; Giulio Facchi, ex subcommissario di governo per l’emergenza rifiuti in Campania; Bruno Orrico, funzionario presso la stessa struttura; Sergio Orsi, ex direttore generale della società Ecoquattro; Giuseppe Valente, ex presidente del consorzio Ce4 e del consorzio Impregeco.

Stralciata, inoltre, la posizione di Nicola Cosentino, ex sottosegretario all’Economia e coordinatore regionale del Pdl, per il quale il gip Raffaele Piccirillo aveva rigettato la misura cautelare.
La perizia del geologo Giovanni Balestri, depositata il 31 marzo, è parte integrante di questa indagine. Riassume nel dettaglio (senza prendere in considerazione, ovviamente, le dichiarazioni dei pentiti Gaetano Vassallo e Domenico Bidognetti) la vita della società Resit (ex Setri) di Cipriano Chianese attraverso i documenti. Impianto utilizzato fino al 2008 anche se il sito era stato sequestrato già nel 2004. Al momento del passaggio di gestione al consorzio di bacino Napoli 3, la discarica era ampiamente sfruttata e non più utilizzabile. Ma, negli anni successivi vi sono stati numerosi sovrasfruttamenti del sito.

Rigettando la richiesta di revoca della misura cautelare presentata da Chianese agli inizi di luglio, il gip Piccirillo fa proprie le conclusioni di Balestri e considera attualissima la pericolosità sociale dell’avvocato di Chianese. «Trova conferma - scrive - la sistematica illiceità dei titoli in base ai quali Chianese ha sfruttato gli invasi nella sua disponibilità e la diuturna violazione delle norme poste a presidio di una gestione dell’attività compatibile con la salvaguardia dell’ambiente». E aggiunge: «L’accurata indagine (...), documenta un quadro di falsificazione sistematica delle relazioni prodotte dalle imprese riferibili a Chianese per l’ottenimento delle autorizzazioni e degli altri titoli abilitativi dello smaltimento che - incrociandosi sistematicamente, con comportamenti colpevolmente omissivi e commissivi dei soggetti istituzionali (la Regione Campania, i prefetti, i vertici della struttura commissariale) e dei relativi uffici tecnici - hanno consentito la violazione delle norme succedutesi nella disciplina del settore. Da questi comportamenti è scaturito l’effetto di disastro ambientale».

di Rosaria Capacchione Il Mattino 16 08 2010                                          inserito da Michele Pappacoda




Inserito da:
Michele Pappacoda - mjcheva@live.it

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