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11/08/2010

Lo scempio del Mar Rosso. In Danimarca i cetacei della famiglia dei delfini sono massacrati senza pietà.

massacro delfini
massacro delfini

Nelle Isole Feroe si è diffusa l'usanza di massacrare i Delfini in estinzione. Il mare diventa rosso, ma non a causa di un colorante ma del sangue di quei poveri animali che vengono picchiati fino a morire. Ad attirare lì i delfini è la loro voglia di giocare con l'uomo. Guardate il video. Oggi è la giornata internazionale per il sostegno agli animali maltrattati  per aderire  clicca qui 

Oggi, mercoledì 11 agosto, è stata organizzata la giornata internazionale per il sostegno agli animali maltrattati. Tutti coloro i quali sono contro gli episodi di crudeltà nei confronti degli animali possono aderire esponendo un nastro bianco o inserendo quello grafico che trovate  sotto sui vostri profili on-line (Facebook, Youtube ecc.).

I danesi sono un popolo noto per l'estrema civiltà e intelligenza: la popolare Brigitte Nielsen, il filosofo Kierkegaard, Piet Hein l'inventore dei rompicapo, l'autore Hans Christian Andersen. Eppure è proprio in quel paese che avviene una cosa che di civiltà non ha proprio nulla. Certo fare di tutta l'erba un fascio non è mai cosa buona e giusta. Ma ciò che accade nelle Isole Feroe – regione autonoma del Regno Unito di Danimarca – non ha scusanti e farebbe rabbrividire chiunque. La caccia ai delfini calderon, infatti, ha trasformato le splendide acque dell'isola in un lago di sangue, e non solo, sta portando alla morte gli “ultimi” esemplari di una specie ormai in estinzione.

La razza di particolare delfino è ritenuta una delle specie più intelligenti in quanto la sua curiosità lo porta ad avere contatti con gli uomini. Galeotta proprio la curiosità che viene usata dall'uomo come arma contro gli ingenui animali che una volta avvicinatisi pare vengano tramortiti e poi finiti con ami, lame e funi. In gergo questa viene definita grid: la grind è un metodo crudele di caccia alla balena che prevede che i cetacei siano spinti all’interno di baie prima che il loro midollo spinale venga tagliato con dei coltelli.

“I cuccioli sono stati estratti dai corpi delle loro madri morte e sono stati lasciati a marcire sui moli” ha affermato Hammarstedt un agente di Sea Shepherd che operando in segretezza ha assistito al genocidio e che ha fotografato diversi cuccioli e feti morti; “I gruppi di delfini globicefali hanno una struttura fortemente matriarcale, non riesco ad immaginare la paura ed il panico che queste madri devono aver provato mentre la loro famiglia veniva sterminata davanti a loro”.

La pratica è ben consolidata in questi territori paradisiaci che si nutrono in buona parte di carne di calderon anche se c'è chi è pronto a giurare che la caccia non avviene solo per necessità alimentari ma da qualcuno viene praticata come vero e proprio hobby. Gli usi e costumi di questa popolazione, infatti, prevedono che siano i più audaci a catturare l'animale per cui la cattura viene spesso vista come riconoscimento di forza e superiorità.

Mille cetacei all'anno tra i 2 ed i 5 m di lunghezza pagano le conseguenze di abitudini ascrivibili ai popoli non civilizzati di preistoriche epoche. Ora l'Unione Europea vieta la caccia di tutte le specie di cetacei (balene, delfini e focene) in base alla direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, sulla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della fauna e della flora selvatiche nota come la Convenzione di Berna in base alla quale è anche vietato vendere o scambiare cetacei e l'introduzione a fini prevalentemente commerciali ai sensi del regolamento (CE) n. 338/97 del Consiglio relativo alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio.

Questa legislazione però non si applica a questi cetacei che vengono cacciati nelle isole Faroe in quanto non fanno parte dell'Unione Europea. Pertanto l'Unione Europea non può intervenire legalmente nei confronti di questi paesi. Ma cara Europa mostraci cosa ci dài se escludiamo l'unica moneta.

Qui si parrà la tua nobilitate. Il riferimento all'Inferno, non è casuale. (articolo pubblicato anche su www.serviziocivilemagazine.it)




Inserito da:
Anna Laudati - a.laudati@hotmail.it

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