
Gragnano. È allarme disoccupazione sui Lattari.
Gragnano. È allarme disoccupazione sui Lattari. Gli ultimi dati relativi all’emergenza lavoro hanno rilevato un tasso di disoccupazione pari circa al 30%, ovvero un risultato nettamente superiore alla media nazionale. Ciò significa che quasi un abitante su tre residente nei comuni di Gragnano, Sant’Antonio Abate, Santa Maria la Carità, Lettere, Casola di Napoli, Pimonte e Agerola non ha un lavoro. I dati sono stati forniti dall’associazione Dimensione Civica a seguito di un’accurata indagine effettuata con l’ausilio degli uffici di collocamento del territorio. «I risultati fotografano in pieno quella che è una delle principali emergenze del nostro territorio – dice Terenzio Morgone, responsabile di Dimensione Civica - aggravata dalla persistente crisi economica che non consente più a migliaia di famiglie di arrivare alla fatidica quarta settimana. Per quanto ci riguarda, rivolgiamo un accorato appello alle istituzioni perché occorre una vera svolta nella politica sul territorio». Secondo i dati ufficiali, sui Lattari più di 5mila sono i giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni disoccupati, quasi un quarto del totale delle persone in cerca di lavoro che in questo territorio sfiorano le 20mila unità. Dati che confermano quindi la gravità della situazione della forza – lavoro in un territorio che stenta a decollare dal punto di vista turistico e occupazionale. I numeri del resto, se messi a confronto con quelli di altre realtà regionali, evidenziano la gravissima condizione in cui si dibatte l’economia locale, non più in grado di innescare convincenti processi di crescita e sviluppo. Sul caso sono intervenuti anche i rappresentanti delle istituzioni. «Chiederemo innanzitutto ai sindaci una maggiore attenzione nei confronti delle nostre piccole aziende artigianali», dice Antonio Durazzo, vicepresidente del consiglio provinciale eletto nel collegio dei Lattari. Quella dell’occupazione è una questione lunga nei Lattari che negli ultimi due anni è stata aggrvata anche dalla regolamentazione delle licenze e delle autorizzazioni alle attività turistiche. Il caso delle pizzerie, fuorilegge, per esempio, chiuse o «sospese», ha mesos in crisi un settore che dava lavoro a diverse decine di persone. Ma al primo posto della crisi occupazionale, c’è sicuramente l’antica questione legata ai pastifici. Soltanto negli ultimi anni quelli sopravvissuti alla crisi di qualche decennio fa, sono stati riqualificati e hanno ripreso la propria attività, riconvertendo aziende, apparecchiature e personale, a riuscendo a sfondare nuovamente il mercato internazionale. Grandi sforzi che hanno dato grandi risultati, ma tutto questo ancora non basta.
Francesco Fusco Il Mattino 09 08 2010 inserito da Michele Pappacoda