Davanti al mistero
“ Ma quando declina questo giorno
senza tramonto?
All’incontro cercato
nessuno giunge.
E le pietre bevono
il sangue di questo cuore.
Ancora per miracolo vivo.”
( D.M.Turoldo)
Sono le toccanti parole di una poesia di frate Davide Turoldo intitolata “ Dio non viene all’appuntamento”e che ho scelto come introduzione ad una mia breve riflessione sulla Sacra Sindone che dal 10 aprile al 23 maggio di quest’anno è stata oggetto di ostensione al pubblico nel Duomo di Torino ed ha richiamato una grande folla di credenti e non.
La controversa storia della Sindone ha conosciuto un lungo percorso storico che parte da molto lontano , si cominciano ad avere notizie discontinue e intessute di leggenda già nella chiesa nascente del I° secolo ,per poi ritrovarne tracce più sicure a Costantinopoli intorno all’anno 900.d.c..Tale silenzio si giustifica con la lotta alle immagini sacre avvenuta nel VII secolo tra la chiesa d’occidente e quella d’oriente, meglio conosciuta come controversia iconoclastica.
Dai crociati, la sindone fu poi portata in Francia intorno all’anno 1000,divenendo così l’oggetto di venerazione e pellegrinaggio che noi conosciamo e dopo alterne vicende trovò accoglienza presso i duchi di Savoia introno al 1500, finchè nel 1983 fu proprio re Umberto di Savoia a farne dono alla Santa Sede che decise di lasciarla a Torino.Questa è la storia a vol d’uccello.
Sindone è una parola di provenienza greca, sindonos e significa tessuto di lino che nell’uso ebraico serviva ad avvolgere i cadaveri per la sepoltura .In tale telo fu dunque avvolto il corpo di Cristo quando Questi venne deposto nel sepolcro. Ma chi è l’uomo della Sindone ? Questa è la domanda che da secoli si sono posti uomini e scienziati che la hanno esaminata e studiata fino ali giorni nostri , per rispondere con maggiore chiarezza alla tradizione cattolica che da secoli identifica l’uomo della Sindone con quel Gesù di Nazareth morto e risorto. Sarebbe lunghissimo riportare qui il risultato di anni di ricerche, ma si può certamente affermare che alla luce di quanto esaminato e scoperto su tale telo vi si sono trovati riportati tutti i segni della Passione e morte come scritti nei Vangeli che non fanno dubita re più della sua autenticità . Ma è soprattutto attraverso gli strumenti informatici che si è scoperta un’ulteriore caratteristica dell’immagine non presente in alcun disegno o pittura e che rappresenta una prova quantomeno sconcertante :la tridimensionalità dell’immagine. sindonica Tale straordinarietà riscontrata al computer, rende inconcepibile l’idea che particolari significativi e invisibili ad occhio nudo, presenti sul telo della sindone ,potessero essere stati inseriti in modo artificioso. Infatti con l’aiuto di tali tecniche modernissime, si sono potuti leggere sul telo quasi tutte le torture subite dall’uomo della sindone ,torture tutte confrontabili con quelle descritte nei Vangeli. Il fatto poi che taluni particolari siano emersi solo dopo l’elaborazione tridimensionale , esclude la possibilità di un qualunque intervento manuale. Tutto ciò e molto altro ha fatto giungere alla conclusione che è altissima la probabilità che l’uomo della Sindone sia Gesù il Cristo.
Ma,secondo me, ciò che a tutt’oggi tutto resta intatto,è soprattutto il grande valore simbolico e misterico di un tale ritrovamento che non può non farci interrogare o quantomeno sconcertare .
Per cui al di là della storicità o dell’autenticità stessa della Sindone , sono certa che quando il credente si accosta alla contemplazione di questo telo,non può non riconoscerlo come reliquia , cioè come ciò che resta del martirio di un uomo considerato santo . E in particolare,la Sindone diventa allora per lui il documento tangibile della avvenuta Passione, morte e Resurrezione di quel Cristo nel quale egli ripone fede. e speranza. D’altro canto, per il non credente che incuriosito o infastidito da l clamore suscitato da un tale “evento”,va e si accosta alla sindone , mi auguro che gli resti provocatoriamente aperta una domanda :cosa vuole dirmi nel suo silenzio il mistero contenuto in tale immagine? E chissà che Dio non giunga all’appuntamento , parafrasando le parole della poesia di Turoldo da me riportata all’inizio.
E vi saluto augurandovi un sereno e rinnovato ferragosto con un pensiero del vescovo don Tonino Bello, da me ricordato in continuazione e che trovo adeguatissime all’argomento trattato :
« Allenatevi al cambio.
Custodite l’antico , ma non chiudetevi all’inedito.
Levate il capo per intuire i tempi che arrivano.
“L’estate è ormai vicina” ( Lc.21,30)»
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Trudy Borriello