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25/07/2010

L´Angolo della Satira di Positanonews. ...Banana Republic!

  ... Banana Republic!
... Banana Republic!

L'Angolo della Satira di Positanonews.      Banana Republic.

La crisi ormai irreversibile della democrazia rappresentativa è, è bene dirlo, soltanto un aspetto della una crisi di civiltà che caratterizza questa epoca che tento di definire post-moderna. Secondo gli strumenti concettuali mutuati dall’antropologia culturale posso affermare che stiamo ormai attraversando una crisi di natura strutturale. La crisi congiunturale in parole semplici è data dal mutamento degli equilibri interni di una società  senza debordarne dagli alvei di un sistema complesso  di regole e valori sui quali si poggiano le istituzioni (democratiche). Finché regge il sistema fondato sulla cultura, regole e valori, ad esempio, la persona con i suoi diritti inviolabili ma anche con i suoi doveri, lo Stato democratico  e la divisione dei poteri, la famiglia, la scuola, il lavoro, il sistema politico ed i suoi meccanismi rappresentativi, gli equilibri si rinnovano, mutano con l’evolversi della cultura, dei suoi costumi ma comunque all’interno di un medesimo quadro di valori che caratterizzano una società evoluta. Quando invece si trasformano o meglio quando si stravolgono  la cultura, le regole ed i valori su cui si regge il suo equilibrio istituzionale e politico, allora la crisi diventa strutturale e tale processo diviene probabilmente irreversibile. Finisce una civiltà e ne inizia un’altra, a volte migliore, spesso invece si trasforma in  una peggiore. Quella odierna è a dire di tanti oggettivamente peggiore. La crisi strutturale è fondamentalmente una crisi di Civiltà. In questa ultima fase del Capitalismo è terminata la civiltà industriale durata oltre due secoli ed è nata la civiltà tecnologica post moderna. Tale rivolgimento -rivoluzionario- ha frantumato quel complesso di regole e valori che le governavano e con esse la democrazia rappresentativa che costituiva uno dei pilastri su cui poggiavano le democrazie moderne, che nonostante le sue tante imperfezioni, aveva prodotto buoni frutti nel vecchio continente oltre naturalmente ad un lungo periodo di pace e unità economica anche se non politica. A mio avviso tale trapasso  non è una crisi di assestamento e non è nemmeno una crisi di crescita tant’è che proprio in questi anni il Capitalismo è stato investito da una profonda crisi economica pari soltanto a quella del 1929 i cui effetti non sono ancora trascorsi ne valutabili con pienezza. Lo sconcerto è palpabile soprattutto nei cittadini europei poiché  maggiormente informati rispetto a quelli italiani soporiferizzati dal controllo mediatico e dai conflitti di interesse. Nonostante ciò anche qui i cittadini non si fidano né dei partiti né delle istituzioni democratiche; dubitano che essi siano in grado di tutelare i cittadini garantendone il benessere a tutte le fascie sociali, di garantire la sicurezza e ad esempio liberare i territori sottoposti al giogo delle mafie, di assicurare la giustizia e la certezza della pena, di offrire servizi sociali, di elaborare norme fiscali eque, sviluppo economico e distribuzione della ricchezza, dei diritti ma anche dei doveri (per i potenti), assicurare il sostegno della ricerca e della cultura. In altre parole, la cosiddetta prima e seconda Repubblica è andata al tappeto fiaccata dai pugni degli scandali, di Tangentopoli e quant’altro, sia prima che dopo e fino a questi giorni, ma anche a causa del profondo cambiamento culturale susseguente al trionfo dell'individualismo ed al tramonto delle Ideologie, o meglio della ideologia (del socialismo) considerata che l’altra è viva e vegeta e che governa indisturbata. Si è irrimediabilmente incrinata la vecchia formulazione associazionismo-partito attraverso il quale si realizzava anche se in forma mediata la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica. Oggi quindi non basta più andare a votare. Nemmeno andarci continuamente con crisi continue politiche ed assembleari sia a livello nazionale che locale. La Casta si autoalimenta e si legittima in modo autoreferenziale, con il controllo dei centri di potere e di spesa, le consorterie, degli organismi decisionali, con il governo ed il sottogoverno, tutto ciò con il rito del voto, sempre più elitario, con minoranze sempre più esigue che comunque decidono per tutti gli altri. L’alternanza è pura parodia. Vince Caio o vince Tizio, vince il centro- destra o vince il centro- sinistra, in realtà non cambia assolutamente nulla. Vincere e perdere è pura algebra, è come assistere ad una partita di calcio di fine campionato tra squadre già retrocesse. La vita democratica è stata ridotta a ingegneria pseudo-amministrativa. I vecchi partiti si sono auto esautorati dai propri compiti primari. Quelli previsti dai nostri Padri Costituenti. Essi hanno finito con disattendere il bisogno di relazioni umane, interpersonali e sociali, insomma il raggiungimento dell'interesse collettivo ed hanno finito per rappresentare unicamente il proprio bisogno di auto conservazione. Insomma il pensiero unico neoliberista ormai dominante ha corroso i pilastri della democrazia rappresentativa. La persona è ormai ridotta a individuo- cliente, la solidarietà è stata ricondotta a legalismo formale spesso sacralizzato soltanto grazie al diritto comunitario, il bene collettivo derubricato a bisogno residuale che genera costi inutili e gravosi per lo Stato moderno; i “diritti” come lacci e laccioli figli illegittimi delle socialdemocrazie novecentesche o se non peggio obsoleto retaggio della ideologia catto-comunista; i “doveri” estremizzati e ridicolizzati per i deboli e migranti mentre non vengono richiesti per le classi abbienti, quelle borghesi e le caste politiche e finanziarie (ad esempio le banche) che hanno generato la crisi che tutti paghiamo o ne pagheremo il prezzo. Non tutto però è asservito. Lo testimoniano il bisogno “Castale” di leggi ad personam, leggi di controllo e bavaglio, leggi di controllo sulla magistratura, leggi di asservimento dei Media e dei Blog. E più in generale di nuove guerre, di nuovo imperialismo, di eserciti sempre più agguerriti ed armati. La società civile però c’è ed in un certo modo è qualitativamente cresciuta. Essa non accetta la benevolenza del politico di turno. Essa chiede che i cittadini possano riappropriarsi del proprio destino, espandere i propri diritti e la qualità di vita collettiva ed individuale, chiede di essere informata e di istruirsi, chiede di avere le stesse opportunità dei propri coetanei più ricchi. Insomma chiede Democrazia, Libertà, Giustizia sociale, Solidarietà. Essi hanno coscienza che non tutto è perduto e che è ancora possibile superare la visione antropologica neoliberista, utilitaristica e individualistica che sta all’origine del relativismo etico e ha messo in crisi la “democrazia rappresentativa”. Se ciò non fosse il Potere si disinteresserebbe del controllo delle informazioni e dei media, della economia e della finanza, cosa che non è. La gente ha coscienza che questo Capitalismo e questa Globalizzazione, se non contemperata e ricondotta in un alveo solidaristico e neo redistributivo, assumerà in modo irreversibile la forma di Capitalismo immorale ed autoritario, governato da poteri sempre più reazionari con danni inimmaginabili sulle società e sui suoi cittadini. Il diritto di voto senza poter scegliere chi votare è furto di democrazia. L'abdicazione del poporzionalismo a vantaggio di sistemi elettorali maggioritari sono stati il grimaldello per svuotare e svilire il parlamentarismo. Lo sforzo che i popoli odierni e futuri saranno chiamati a fare è quello della riconquista della democrazia partecipativa rimettendo al centro la persona con i suoi diritti anziché dell’individuo egocentrico ed egoista accentratore di potere  di ricchezze. I diritti inviolabili della persona quali quello alla salute, al lavoro, a professare le proprie opinioni e la propria individualità, all'istruzione, alla libera circolazione (migranti), oppure quello di essere proporzionalmente rappresentato nelle istituzioni, sono le gambe su cui poggia la vera democrazia sostanziale.  Lo stesso dicasi la battaglia per la difesa del bene primario quale l'acqua, madre di vita ed essenza stessa dell'uomo, per sottrarla alla privatizzazione ed alla pura speculazione. La raccolta di un milione e mezzo di firme per il referendum per la ripubblicizzazione dell'acqua testimoniano che questa civiltà è viva e vegeta e non è disposta ad arrendersi.  Se ciò non fosse, saremmo davvero in una epoca inqueta, fatta di arretramento sociale, culturale, istituzionale, foriera di nuove sventure e di cruenti conflitti. Insomma saremmo davvero in una società socialmente e politicamente involuta, saremmo in altri termini in una ...repubblica delle banane. 

            lì 25.07.2010    Lib.2010.                                               




Inserito da:
Mario Apicella - mario.apicell@libero.it

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