Riflessioni di un prete di periferia sulle encicliche di Benedetto XVI e l'auspicio di direttive da parte del Papa per la nascita nelle parrocchie di un catecumenato per adulti.
Premesso che ho letto sempre con molto interesse i libri del Cardinale Ratzinger, devo dire però di non trovarmi d'accordo con la rivista famosa Civiltà Cattolica e altre riviste cattoliche che hanno parole di grande apprezzamento per gli scritti ufficiali del Papa stesso. Purtroppo io debbo confessare di non essere riuscito a portare in porto la lettura di alcuna enciclica di Benedetto XVI perché in esse non ho colto quello che mi riusciva facile cogliere negli scritti di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II e cioè una visione chiara dei problemi della Chiesa; molto afflato fraterno per tutti, soprattutto per i poveri, e chiare indicazioni agli operatori di pastorale, soprattutto catechisti. Se avessi potuto dire all'orecchio di Benedetto XVI (come ebbe opportunità di fare ad Aversa quando venne da Cardinale) quelle cose che scrivo, gli avrei suggerito e con esse avrei anche suggerito al Papa di imitare Giovanni XXIII quando iniziò il suo Pontificato. Egli, pur essendo tanto diverso dal suo predecessore,veniva trasmesso per radio, ripetè con parole sue quanto aveva detto Pio XII nei suoi discorsi natalizi. In uno di essi, Pio XII, tra la sorpresa di tutti, preannunciava la primavera alla Chiesa che difatto venne col Concilio Vaticano II. Penso anche che la Chiesa attualmente si attenda dal Papa, dopo l'annuncio di un nuovo dicastero per l'evangelizzazione dell'occidente, una enciclica che promuova la nascita in tutte le parrocchie di un catecumenato per adulti con l'ausilio dei catechisti del cammino neo-catecumenale fondato da Kiko Arguello, riconosciuto come cammino autentico in più tappe da 3 Pontefici. Tutto ciò anche se si dovesse mettere in discussione la secolare precettistica dell'obbligo per il cristiano di partecipare all'Eucarestia, anche se di essa non si capisce nulla o non si fa capire nulla dai presbiteri. Una tradizione questa contraria del tutto alla "disciplina dell'arcano" del vangelo di Marco. Cosa dice di questa proposta il nostro professore siciliano Giuseppe Savagnone che suggerì al fungente direttore di Avvenire come successore alla direzione del giornale stesso dopo le dimissioni del direttore emerito. Cosa ne pensa il direttore emerito di Repubblica, Scalfari, che col Cardinale Martini considero come esempio di autentica nobiltà di pensiero laico. P.S.: non trova il Cardinale Bagnasco che, essendosi l'episcopato italiano da sempre schierato coi cosiddetti moderati, soprattutto attraverso il loro giornale, hanno finito così per tradire la causa dei poveri eritrei che nonostante le visite mediatiche del Premier Berlusconi sono sottoposti in Libia ad autentico massacro? Come tesserato del PD, mi viene di dire anche un suggerimento all'esimio segretario Bersani: non potrebbe diventare Premier Giovanni Bachelet, figlio del giudice assassinato, di cui ho letto una lettera su Famiglia Cristiana questa settimana e che ho trovato interessantissima; io penso che quella lettura farebbe bene soprattutto agli uomini di Chiesa, in specie quelli che hanno preferito dare i loro voti alla banda della Magliana piuttosto che al professor Prodi, cristiano adulto, come dice lo stesso Bachelet nella lettera che ho citato. In Fede Don Nicola De Maria Viceparroco e Vescovo dei poveri