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13/07/2010

Spiagge in costiera Amalfitana, diritti negati. Il Vademecum dei diritti dei bagnanti.

Foce del fiume Regina. Maiori
Foce del fiume Regina. Maiori

 

In Costiera Amalfitana si è entrati ormai nel vivo della stagione turistica e come ogni anno ci si ritrova a fare i conti col problema delle spiagge libere e la tutela dei diritti dei bagnanti. Il principio fondamentale che “Le spiagge sono demaniali di proprietà dello Stato” e quindi dei cittadini, sembra essere recepito sempre meno dai sindaci costieri la cui privatizzazione selvaggia degli arenili, è servita, a loro dire, ad allontanare quel turismo pendolare che non pochi disagi creava alla circolazione e alla gestione dell’ordine pubblico.  E’ indiscutibile però che tale politica, ha favorito involontariamente negli anni, un forte aumento di abusi da parte dei lidi privati. Basta andare in giro per i comuni nei periodi estivi, per notare chiusure d’accesso alla battigia, aumento indiscriminato dei prezzi per le attrezzature come ombrelloni e sdraio, feste private in spiaggia dove chi vuole raggiungere la riva del mare è obbligato a pagare un pedaggio. Il turista a causa della totale mancanza di informazioni sui propri diritti, unita allo scarso controllo delle autorità si ritrova totalmente sprovvisto di tutela, mai nessun comune costiero ha pensato di fornire, per esempio, vademecum informativi a tutela degli  stessi. Alla luce di ciò appare addirittura comico assistere a dibattiti dove le amministrazioni parlano di qualità dei servizi, perché fino a quando i sindaci non capiranno che, se non è garantita la qualità dei diritti universali a tutte le fasce della popolazione, come i beni pubblici, non si potrà mai parlare di paese democraticamente evoluto. Dopo tanti vuoti legislativi, si è finalmente espressa in materia, la legge Finanziaria del 2007 il cui art. 1, c. 251, sottolinea che “È fatto obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione anche al fine della balneazione”. Qualora non dovesse accadere e viene chiesto un pedaggio, la persona che subisce l’ingiustizia può denunciare l’abuso alle autorità. Il comma 254 prevede che spetta ai piani dei Comuni e delle Regioni “un corretto equilibrio tra aree concesse ai privati e arenili direttamente fruibili”. In questo caso però, come già ampiamente mostrato negli anni addietro dal comitato spiagge, a Maiori ciò non è avvenuto, lasciando per “libere” solo aree dove vige un divieto di balneazione, la foce del fiume Regina somiglia oggi alla 3’ classe del titanic, piena di gente che non può permettersi un lido, esposta ai rischi che un posto del genere comporta. Si intuisce che paradossalmente spetta alla coscienza civile e etica di un amministrazione, garantire l’opportunità di godere di un bene pubblico (come con l’acqua) senza dover pagare, dando la possibilità anche alle fasce più deboli di usufruire di un proprio diritto. La finanziaria poco ha fatto invece nella modifica del  canone di locazione degli arenili, che allo stato attuale risulta ancora irrisorio (1,19 euro per metro quadro di arenile, 3.39 euro per metro quadro di superficie ), per cui, prezzi troppo elevati di accesso agli stabilimenti non possono essere in nessun modo giustificati e il bagnante può denunciare l’anomalia alle associazioni di categoria come l’ADUC o Federconsumatori.

Di seguito Il Vademecum dei diritti dei bagnanti diffuso da Adiconsum :

  1. L’accesso alla spiaggia è libero e gratuito. È fatto obbligo agli stabilimenti di consentire il transito alla battigia. L’impedimento o la richiesta di un pagamento rappresentano una violazione della legge e vanno denunciati alle autorità.
  2. La battigia, cioè la striscia di sabbia di 5 metri da dove arriva l’onda, è a disposizione di tutti. Si tratta infatti di un’area esclusa dalla concessione, sulla quale il concessionario non può vantare alcun diritto. Tutti vi possono transitare, ma non vi possono essere collocati oggetti ingombranti quali ombrelloni o sdraio, poiché deve essere garantito il passaggio.
  3. La pulizia delle spiagge libere. Anche le spiagge libere devono essere pulite, e questa incombenza è a carico del Comune.
  4. Recuperare un equilibrio tra spiagge in concessione e spiagge libere.
    Questo equilibrio è previsto dalla legge, ma in troppe realtà non è rispettato;
    occorre quindi indirizzare le nostre proteste ai Sindaci e alle Regioni. Chi paga le tasse ha diritto ad una spiaggia libera e gratuita. Le spiagge libere e gratuite devono essere intercalate tra uno stabilimento e l’altro e non collocate nelle aree più lontane e disagiate.
  5. Prezzi equi e non speculativi. I prezzi sono liberi e dovrebbero essere rapportati alla qualità dei servizi, ma spesso accordi taciti fra i gestori mantengono i prezzi ben al di sopra di quello che dovrebbe essere un giusto riconoscimento per il servizio. L’unica possibilità per contrastare i prezzi elevati è decidere di non usufruire dello stabilimento.
  6. Revoca delle concessioni. Per le violazioni più gravi, quali la cementificazione della spiaggia o la violazione degli obblighi relativi alle concessioni, è prevista anche la revoca delle concessioni. Il non rinnovo della concessione può essere attuato nei casi in cui la continuità ininterrotta degli stabilimenti in concessione comprima in modo intollerabile il libero accesso alla spiaggia e al mare (parere del Consiglio di Stato n. 1144 del 14 dicembre 1976).

 

Per una maggiore tutela e conoscenza si possono contattare le seguenti associazioni che prevedono l’affiancamento di una consulenza legale gratuita. www.adiconsum.it, www.federconsumatoricampania.it

 

Errico Taiani

 




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