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11/07/2010

Casalesi, sequestrato il lago d´Averno Era l´oasi del boss Setola

sequestrato il lago
sequestrato il lago

NAPOLI  - Operazione anticamorra della Dia di Napoli contro il clan dei Casalesi. In applicazione di un decreto emesso dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei confronti di affiliati al clan , è stato sottoposto a sequestro preventivo anche il lago di Averno, uno specchio d'acqua della zona flegrea, ricco di importanti siti storici, cantato da Virgilio nell'Eneide.


Il decreto che la Dia di Napoli riguarda, soprattutto, il lago leggendario che ancora oggi rinnova suggestivi ricordi narrati dall'epopea virgiliana e dantesca, del mito dell'entrata agli Inferi e della tradizione della Sibilla. Il Lago d'Averno è un lago vulcanico che nel 1750 fu donato dai Borboni ad una nobile famiglia napoletana con un lascito regio, poi tramandato agli eredi che l'hanno venduto nel 1991 alla società Country Club srl della famiglia Cardillo.

È di proprietà di un prestanome del boss dell'ala stragista dei Casalesi, Giuseppe Setola, la società Country Club tra i cui beni vi è anche il lago d'Averno, sequestrato dalla Dia di Napoli in applicazione di un decreto della magistratura. La società Country Club srl nel 2008, pochi giorni dopo l'arresto di Giuseppe Setola, fu acquistata da Gennaro Cardillo, di 43 anni, imprenditore nel settore turistico-alberghiero, attualmente detenuto, ritenuto un prestanome di Setola.

Le indagini svolte dalla Dia e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia napoletana hanno evidenziato che Cardillo ha favorito Setola e gli altri componenti del gruppo camorristico, sia nella fase della latitanza che in quella di supporto logistico per le operazioni criminali, con la messa a disposizione di ristoranti e camere d'albergo. Tra le strutture identificate vi è l'agriturismo Terra Mia, il ristorante Aramacao e la stessa società Country Club, tutte sottoposte oggi a sequestro.

«Gennaro Cardillo - è scritto nel decreto di sequestro - ha operato acquisizioni di beni, direttamente o tramite la sua società, del tutto sproporzionate rispetto ai redditi dichiarati. Tale sproporzione impone la presunzione di illecita provenienza dei mezzi impiegati per gli acquisti in mancanza di ogni attuale giustificazione circa la lecita provenienza dei mezzi medesimi». «Irrilevante - si aggiunge - è la circostanza che vi siano iscrizioni ipotecarie nei confronti della società, in quanto uno degli strumenti utilizzati per occultare l'illecita dei mezzi impiegati per l'acquisizione dei beni è costituito dal ricorso al credito esterno rispetto al quale assume rilevanza, ancora una volta, tra il capitale acquisito a credito e i redditi dichiarati; nel caso di specie, Cardillo, come si desume dalle dichiarazioni presentate, non aveva certamente i mezzi per ricorrere a significativi capitali di credito esterni». La società «Terra mia» aveva rilevato negli anni scorsi il ristorante e agriturismo «Il licaone», immerso nel verde e con una vista mozzafiato sul lago. Qui, come hanno raccontato alcuni collaboratori di giustizia, si incontravano Setola e altri affiliati al clan dei casalesi. Sempre nella stessa zona Cardillo gestisce la discoteca Aramacao. Il decreto di sequestro è stato emesso dal procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho e dai pm Giovanni Conzo, Alessandro D'Alessio, Catello Maresca, Alessandro Milita e Cesare Sirignano. Le operazioni di sequestro sono state coordinate dal dirigente della Dia, vicequestore Maurizio Vallone.

Gli immobili sottoposti a sequestro questa mattina nella zona flegrea, in provincia di Napoli, nel corso di una operazione condotta dalla Direzione investigativa antimafia di Napoli hanno un valore di mercato di oltre 15 milioni di euro, senza trascurare il patrimonio artistico, faunistico e archeologico-paesaggistico del Lago d'Averno. Lo stesso specchio d'acqua (uno dei cinque che si trovano da località lago Patria a Lucrino) è stato oggetto, negli anni scorsi, di una lunga e articolata battaglia legale sulla sua destinazione. Gli investigatori della Dia, nel corso delle indagini, hanno ricostruito i passaggi di proprietà delle strutture finite sotto attenzione, partendo da un atto del 1991 nel quale per la somma di 1 miliardo e 200 milioni veniva acquistato lo stesso lago d'Averno per un miliardo e 200 milioni di lire.

Il Mattino di Napoli                                                                         inserito da Michele Pappacoda




Inserito da:
Michele Pappacoda - mjcheva@live.it

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