
Orlando sindaco sant Agnello
E' Castellano il pomo della discordia per Orlando. Una giunta paralizzata che non operava, logiche che non ci appartenevano, l'ombra di Sagristani (assessore alla provincia di Napoli in pectore e sindaco uscente regista dell'elezione di Orlando, ndr) questo ed altro i motivi che hanno spinto il sindaco Gianmichele Orlando - che si è confidato con Positanonews, il quotidiano online della costiera amalfitana e penisola sorrentina - a cambiare di nuovo la Giunta di Sant'Agnello, comune della Penisola sorrentina, al confine con Sorrento, caratterizzato da una continua fibrillazione politica. Orlando ce l'ha in particolare con Antonino Castellano, rientrato nel suo esecutivo contro la volontà di Sagristani e poi di nuovo contro Orlando "dopo una pizza" con Sagristani stesso. Galeotta fu la pizza, dunque. Riscopriamo un aspetto inedito della politica in penisola sorrentina con un Piergiorgio Sagristani, sicuramente il principale personaggio politico di tutta l'area, abile anfitrione in uno dei ristoranti dei Colli dove riesce a tessere le trame delle sue scelte sulla politica santanellese che determina nonostante un Orlando che cerca di ribellarsi e l'azzeramento porterebbe fuori anche Coppola e Pasquale Esposito (il dominus dei Colli, dove regna incontrastato), dovrebbero restare Pietro Gnarra, Giuseppe Coppola e Antonino Coppola e forse entrare Giuseppe Gargiulo che ritorna così nell'esecutivo da cui era stato estromesso per far posto all'esponente della minoranza. Sindaco come mai questi cambiamenti in giunta? "Mi sentivo ostaggio di accordi che non mi appartenevano. Si era ottenuta una calma apparente, ma di fronte ad una concordia formale non vi era liberà amministrativa". Solo questo? "La maggior parte del mio gruppo che ha vinto le elezioni mi ha accusato del fatto di avere vinto con una maggioranza schiacciante che non ha alcun motivo di dare tutto questo spazio alla minoranza". Sì ma la Giunta intanto c'era e Sant'Agnello era amministrata dopo tante fibrillazioni. "Questa giunta era da paralisi, non poteva andare avanti". Il problema è che lei doveva dar conto a Sagristani considerato il suo deus ex machina. "La prima cosa a cui devo dar conto è me stesso. In questa situazione Piergiorgio non c'entra niente". Ha qualcosa da rimproverare a qualcuno? "Indubbiamente a Castellano. Il giorno stesso in cui sono stato eletto ho difeso a spada tratta Castellano di cui Sagristani mi chiese la testa. Non perchè avevo un obbligo morale verso di lui, ma perchè non mi sembrava giusto. Da quel momento c'è stata la difficoltà nei rapporti con Piergiorgio. Castellano poi è tornato all'ovile nella maniera peggiore, visto che lo avevo difeso a spada tratta. E' bastata una pizza per convincerlo a tornare con Sagristani dimenticando tutto. Io voglio persone che condividano un programma per almeno due mandati, non posso tenere persone che già pensano a quello che devono fare per il prossimo mandato".