Rimanere… nella fede
“Adoro te devote, latens Deitas…. Visus, tactus, gustus in te fallitur, sed auditu solo tuto creditur. Credo quidquid dixit Dei Filius, nil hoc verbo veritatis verius.” (Adoro Te devotamente o Deità che ti nascondi ….La vista, il tatto il gusto, in Te si ingannano, ma solo con l’udito si crede con sicurezza”)
Sono parole tratte dal popolare canto Adoro te devote latens di San Tammaso d’Aquino il quale nel XIII secolo, in un clima di significativo fervore religioso, fu una figura di spicco particolarmente importante sia come teologo e filosofo, che come cultore del canto liturgico che per lui era fondamentale e in un certo senso superava la parola in se stessa. In questo canto Tommaso afferma che è solo con la fede fatta inizialmente di ascolto,che possiamo raggiungere e accogliere la Presenza di Gesù. Infatti nell'Eucaristia ci viene nascosta la divinità,ma anche la sua umanità. Noi che siamo tanto abituati a “percepire la vita”con l'aiuto dei sensi, con la vista, l'udito, il tatto, o con gli strumenti da noi creati,nell'Eucaristia ci troviamo in un mondo del tutto diverso. La vista, il tatto, il gusto non ci aiutano più e soltanto la fede è l'unica strada per raggiungere il mistero di Cristo
E questo ci dice anche Giovanni nel suo Vangelo,così mistico e diverso dagli altri tre vangeli che infatti sono chiamati sinottici, che vuol dire paralleli, perchè si possono leggere di seguito .Invece i Giovanni è diverso, i molti verbi che lui usa servono a rendere questo testo estremamente dinamico in quanto aiutano a camminare nella fede. E vanno interpretati simbolicamente. Soprattutto servono i verbi di visione ( Gesù parla di ciò che ha visto ed udito), e i verbi di rivelazione, o l’uso di segni/ simboli , (da cui il nome di “vangelo dei segni)”, in quanto segni che rimandano ad un oltre il verbo o i simboli stessi rappresentati.
Infatti il vangelo di Giovanni ci vuole dire proprio questo: è solo la fede , non la conoscenza che dà all’uomo il potere di diventare progressivamente figli di Dio .Una fede che nasce dal vedere inteso da Giovanni sempre in senso progressivo , cioè come uno stare dapprima di fronte all’evidenza di un fatto per giungere poi allo sguardo di fede. C’è nel suo vangelo presentato un reale cammino del verbo vedere : prima c’è lo scorgere come da lontano (e usa il verbo greco blepo) , poi viene l’osservare attentamente ( in greco usa teopeo), poi c’è il il riconoscere stupito ( in greco usa teastai), e infine si giunge a quello che Giovanni chiama l’opao, cioè il vedere chiaro per cui finalmente si rimane( in greco menein) sereni nello Spirito.
Quanti verbi per esprimere la sensazione del vedere!!!Mi sembra quasi di “vedere” Giovanni mentre scrive il suo Vangelo e cerca di farci leggere fra le righe e quindi “vedere” cosa è accaduto a lui dopo l’incontro con Gesù e quindi cosa potrebbe accadere a noi!
E usa spesso anche un altro verbo assai significativo :rimanere che in greco si traduce con menein Rimanere per Giovanni significa rimanere in Gesù e non andare oltre, ma significa anche restare , resistere. Insomma è un rimanere fermo nel luogo e nel tempo in un vincolo personale con chi si incontra., in questo caso Gesù. Giovanni ci vuole far capire che mentre tutto ciò che è umano è mutabile e quindi se ne va o noi lo lasciamo, il divino permane, non cambia ,non ci lascia. Lui che è stato così vicino a Gesù fino alla fine ci invita nel suo Vangelo a rimanere presso Gesù , ad insistere nel rimanere fermi ,fedeli( che parola fuori moda!) nonostante tutto ciò che ci accade , insomma ci invita a fa r rimanere Gesù nella nostra storia ,qualunque essa sia, perché se rimane Lui che è la personificazione della vita e della luce per chi crede, la nostra stessa storia avrà vita e comunque luce, movimento ,speranza ,insomma vivremo da vivi e non già da morti viventi.
E vi saluto con un pensiero ,secondo me significativo dello studioso J.Grosjean:
“ Giovanni mostra una dimensione del linguaggio di Dio che non appare nei sinottici. Matteo ha un po’ fretta di immagazzinare un’esperienza, e Luca di pervenire a delle conclusioni. Giovanni fa vedere che il linguaggio è dialogo. Parlare a qualcuno significa gettargli un ormeggio e Gesù ci ormeggia sia con rudezza, sia con enigmi , o con modi bruschi..Egli ha cominciato la sua vita pubblica con una domanda? Che cosa cercate ?( Gv1,38), ciò significava prenderci di sorpresa e suscitare la nostra domanda “ Dove abiti?”.Gesù sa come farci parlare. Ciò che è esplicito nei sinottici , in Giovanni diventa di una semplicità ambigua , il malinteso che crea Gesù serve a disorientarci. Guardando più da vicino si constata che , se i sinottici ci riferiscono quello che Gesù ha detto , è in Giovanni che sentiamo parlare Gesù, trasparenza che dà le vertigini ,che suscita soprassalti che mettono in luce i malintesi ”(Grosjean)
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Trudy Borriello