
nazionale
L'Italia è una squadra che ha corso di più ma giocato e tirato pochissimo: ecco in sintesi il giudizio su una squadra che conferma di avere poca qualità per potersi dimostrare, o addirittura confermare, la squadra campione del mondo
La nostra prima, decisa da due calci piazzati, è stata come ce l'aspettavamo, l'espressione di una squadra senza alta qualità, piatta, quasi geometrica, applicata, piena di scolari da dieci in condotta e qui mi fermo. Così poco campione del mondo in carica e così visibilmente modello di Lippi.
Niente di scientifico, niente di azzardato. Nessun tentativo di stravolgere le caratteristiche di un'Italia che proprio qui in Sudafrica dovrebbe formarsi e durare, lo speriamo tutti, un mese. Lippi aveva in mente una formazione e quella formazione ha presentato: per la difesa aveva pensato anche a Maggio esterno basso con Chiellini a sinistra, ma il primo non gli ha dato garanzie sufficienti in copertura mentre lo juventino ha in qualche modo scontato l’inesperienza internazionale di Bonucci facendosi preferire al centro, di fianco a Cannavaro.
La partenza è stata incoraggiante, come il finale: merito soprattutto di Montolivo, ma anche di Criscito, un peso leggero, e Zambrotta che hanno mostrato una sufficiente brillantezza e abilità nel liberarsi, ricevere e distribuire. Potendo sfruttare la protezione di De Rossi, il migliore, il più internazionalmente maturo, Montolivo, più che fare il vice Pirlo, ha lavorato sulle seconde palle collegando centrocampo e attacco, dove per attacco si deve intendere il solo Gila, invisibile. Pepe ha corso di brutto ma ha toccato sporco.
Di buono c’è che il Paraguay si è presentato raramente nei nostri sedici metri. Quando c’è riuscito ci ha fatto molto male con Antolin Alcaraz: sembra il nome di un medicinale per i disturbi di stomaco.
Marchisio a trequarti? Ordinario come un trequarti non può né deve essere: Camoranesi, pur se dimezzato,ha un'altra consistenza.
Tra sei giorni la seconda con i neozelandesi: Lippi ha un settimana di tempo per aiutare la sua Italia a improvvisare - sì, improvvisare - un po' di più: serve un gioco meno lineare, prevedibile e possibilmente più efficace.
Da qui al 20 continueremo a rifugiarci nella fede: anche se, come dice il saggio, la fede è un crampo, una paralisi, un’atrofia della mente in certe posizioni.
eurosport michele de lucia