
Positano due marinai che hanno soccorso a mare
Positano e il suo mare.. Marinai eroi dal Medioevo al salvataggio del bambino americano il coraggio nella storia della cittadina della costiera amalfitana . Questo è un interveno del professor Francesco Talamo che ci sottopone una bella riflessione di grande spessore culturale e sociale
Il salvataggio operato da alcuni marinai positanesi, nei giorni scorsi, mi ha riportato alla memoria tanti episodi analoghi. La marineria di Postano ha scritto pagine bellissime sul Suo mare, pagine che hanno condizionato se nondeterminato il corso dellastoria. Mi riferisco, in particolare alla battaglia di Ostia dell’anno 874, ove navi positanesi, amalfitane, sorrentine,napoletane e d alcune di Gaeta,di cui la maggior parte erano positanesi, su invito del Papa Leone IV, erano accorse per difendere Roma dalla flotta turca che era partita per distruggere Roma e il mondo cristiano.Benchè inferiori di numero di uno a quattro, sconfissero la flotta turca in modo tale che non furono nemmeno in grado di ritirarsi. Quella vittoria, insieme ad altre vittorie sui turchi come La battaglia di Lepanto vinta dai Veneziani, tenne lontano i mussulmani dall’Europa e sancì l’affermazione della Cristianità in Europa. Dal libro di Riccardo Bacchelli “ L’ Italia per Terra e per Mare” sappiamo che il Papa Leone IV, fece un’enciclica per i positanesi. Sarebbe bello e interessante recuperarla. Un altro episodio stupendo che ritorna alla mente fu il salvataggio operato dai marinai positanesi in occasione dell’affondamento di due piroscafi italiani, durante il periodo bellico, da parte di un sommergibile inglese. Il coraggio, l’audacia nell’affrontare il pericolo, la determinazione e l’altruismo nel salvare vite umane in pericolo, rischiando la propria sono i fattori comuni a questi episodi. Questo coraggio questa determinazione sono il nostro carattere, la nostra identità. A questo punto ritengo, a mio avviso, opportuno fare alcune considerazionialcunigiornalisti, nel descrivere quel nobile gesto di salvataggio ne hanno attribuito il merito ad alcuni pescatori di Positano in costiera amalfitana . Vorrei ricordare a costoro che a Positano non ci sono pescatori, ma marinai. Senza alcuna offesa per i pescatori, a cui va tutta lamia stima, ma ritengo che ci sia una differenza fra chi esercita il mestiere del pescatore e vive dei proventi del proprio mestiere e chi naviga ogni giorno nel golfo di Salerno o di Napoli e deve quindi maturare esperienze di mare più complete e specifiche. Lo stesso Bacchelli definisce la nostra comunità una comunità di marinai commercianti avventurosi. Riprendendo poi una descrizione del carattere del positanese, dal libro del canonico Talamo, la fa sua e definisce il nostro carattere simile a quello di altre comunità marinare, paragonandoci agli inglesi. Definire un villaggio di pescatori un paese che ha una storia così importante Denuncia una grave lacuna culturale ed un superficialismo che mortifica la professionalità di chi scrive.
Abbiamo sentito parlare, negli ultimi tempi, di positanesi e non positanesi. E’ giusto fare questa distinzione Comportandosi di conseguenza. Attenzione però nel determinare i motivi di tale scelta. Noi, come paese civile e paese turistico non possiamo operare tale scelta in base al luogo di nascita. Sarebbe una scelta nettamente sbagliata. Per salvare la nostra identità ed i nostri valori culturali dobbiamo esigere che chiunque vuol far parte della nostra comunità debba accettare e rispettare il nostro modo di essere. Accettare cioè la nostra legge morale ed i nostri comportamenti di vita sociale. Il positanese, fondamentalmente, è un uomo libero, coraggioso, di poche parole, e nella difficoltà stringe i denti e produce il massimo sforzo possibile per venirne fuori anche a costo di compiere enormi sacrifici. Per una completa identità caratteriale del positanese si consiglia di leggere la “ Monografia della Città di Positano” del canonico Errico Talamo oppure il libro di Baccelli “L’Italia per Terra e per Mare”. Dobbiamo, dunque salvare la nostra identità custodendo gelosamente la nostra cultura, la nostra storia ed il nostro carattere che sono i beni più preziosi che i nostri padri ci hanno lasciato e che abbiamo il dovere di consegnare integri ai nostri figli.
Francesco Talamo