
Cetara
Cetara costiera amalfitana «Abbiamo fiducia nel lavoro della magistratura». Il sindaco di Cetara, Secondo Squizzato, è convinto che gli inquirenti faranno piena luce sulla vicenda delle presunte violenze perpetrate ai danni di una quattordicenne. Che, per sette lunghi anni, avrebbe subito gli abusi del padre, del fratello e del vicino di casa. E non solo. Perché la minorenne, nel corso dell’incidente probatorio, avrebbe coinvolto anche altre persone, alle quali il padre l’avrebbe "venduta" sessualmente, costringendola ad avere rapporti con loro. Incontri ai quali sarebbe stata accompagnata dalla mamma. Insomma il quadro che l’adolescente disegna, del suo paese d’origine, è veramente sconvolgente. Racconti raccapriccianti, a partire dalle sevizie subite, che cozzano con la realtá del caratteristico centro della Costiera. Dove tutti conoscono tutti e, dunque, sembra molto strano che storie di sesso e pedofilia, che coinvolgono un gran numero di persone, non siano mai venute a galla. «Di sicuro - ripete per l’ennesima volta il primo cittadino - non siamo il paese degli orchi. Se sará accertata la colpevolezza di qualcuno è giusto che paghi e saremo noi i primi a condannarlo. Gli sbagli dei singoli, sempre qualora fossero stati commessi, non possono compromettere il buon nome di un’intera comunitá». Su questa vicenda, a dire il vero, non c’è tanta voglia di dire niente altro. E’ difficile raccogliere altri commenti, le bocche sono chiuse e si preferisce parlare con i fatti, con le azioni concrete. La popolazione di Cetara, del resto, come spesso accade nei piccoli centri, è una specie di famiglia allargata. Tant’è che è in corso una sorta di gara di solidarietá per consentire alla mamma della quattordicenne, unica del nucleo familiare ad essere rimasta in paese (la figlia si trova in una struttura protetta del nord Italia, mentre il figlio e il marito sono detenuti nel carcere di Secondigliano), di sopravvivere.
• Se non fosse per la bontá dei cetaresi, infatti, la donna non potrebbe nemmeno apparecchiare la tavola, in quanto si è trovata, da un momento all’altro, senza alcun reddito. Così, anche sotto la supervisione del Comune, alcuni vicini di casa si sono accollati l’onere di sostenere, per quanto possibile, la signora economicamente, garantendo le derrate alimentari e contribuendo a sostenerla in tanti altri modi. La stessa Amministrazione comunale, inoltre, sta facendo i salti mortali, raschiando il fondo del budget per i servizi sociali, per pagare la retta del soggiorno della adolescente nella struttura in cui è stata destinata dal Tribunale dei minori. E anche la famiglia dell’altro principale indiziato, a quanto pare, avrebbe diverse difficoltá, non solo economiche ma pure morali. Perché è difficile vivere, soprattutto per i congiunti, con il fardello di una accusa così infamante. Inoltre anche altre minorenni, come sostiene la principale accusatrice, avrebbero subito la sua identica sorte.
• La pista pedopornografica, intanto, dopo la raffica di sequestri di computer, pen drive e altri supporti rimovibili, effettuati nel corso del blitz di fine gennaio, sembra aver perso consistenza. I tecnici incaricati di esaminare il materiale telematico, infatti, non avrebbero trovato alcuna traccia né delle foto e neppure dei video in cui sarebbero state "impresse" le violenze, come invece sosteneva la quattordicenne, che più volte, nel corso degli interrogatori, ha evidenziato come alcune "prestazioni" fossero state filmate. Perciò i pc che avrebbero dovuto contenere le scene "incriminate", sono stati restituiti, ai proprietari.
Gaetano de Stefano