
Gloria Pastore al Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Articolo di Maurizio Vitiello – Gloria Pastore al Museo Archeologico Nazionale di Napoli con "Il pescatore di perle".
Gloria Pastore. Il pescatore di perle
a cura di Patrizia Di Maggio
Museo Archeologico Nazionale di Napoli
23 maggio 2010. h. 11.00
Ecco la scheda della mostra fornitaci dagli organizzatori:
“La Soprintendenza Speciale ai Beni Archeologici di Napoli e Pompei e la Soprintendenza per i Beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici per Napoli e Provincia, presentano nelle sale del primo piano del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, l'installazione di arte contemporanea di Gloria Pastore “Il pescatore di perle” a cura di Patrizia Di Maggio.
La mostra, il cui coordinamento tecnico scientifico è di Marco de Gemmis, responsabile del Servizio Educativo della Soprintendenza Archeologica, è una metafora del viaggio della vita, è il simbolo del cammino interiore dell’uomo alla ricerca di se stesso e della perfezione, è un percorso nel passato e nel presente, ispirato agli elementi simbolici ed iconografici dell’antichità, è un atlante della memoria, motivi che hanno fatto scegliere come sede espositiva il Museo Archeologico di Napoli.
L’esposizione si compone di vari elementi, il cui filo conduttore è il rapporto tra unità e molteplice: ogni opera, infatti, ha una vita propria, ma è in relazione con le altre, con cui forma un corpo unico.
L’incipit è la scultura dell’ermafrodito, che incarna la possibile armonia dei contrari: è disteso su una base ovale ed è circondato da piccoli serpenti di lava del Vesuvio, simboliche presenze con cui Gloria Pastore intende raccontare l’ inesauribile possibilità di rigenerazione dell’essere umano: Atena, dea di ogni scienza, regge in mano e sul petto il serpente da cui nascono altre divinità, e Iside ha sulla fronte il diadema con il cobra reale, simbolo di conoscenza e sovranità.
Sulla parete laterale, quasi nascosta, elemento da cercare e da scoprire, la perla. Racchiusa nella teca in plex, rappresenta la perfezione raggiunta attraverso un accidente – il granello di sabbia che la conchiglia trasforma, per difesa, in preziosa concrezione - e diventa occasione di ricerca e di verità da svelare.
Perno dell’esposizione è il pescatore di perle, la scultura a grandezza naturale di un uomo tatuato, nero come un nostro progenitore ideale, un portatore di linguaggi e di significati, come indicano le incisioni sulla pelle che ne qualificano la continua capacità di evoluzione e di ricerca: la lunga rete che trascina serve, infatti, a raccogliere nel vasto oceano della contemporaneità, che tanto somiglia al caos delle origini, quelle perle di sapere e di bellezza che mantengono in vita la nostra specie.
Sul fondo della scultura domina un grande mandala che, nel gioco di contrapposizioni tra cerchi concentrici ed eccentrici, si presta ad un’affascinante molteplicità di lettura poiché richiama alcuni elementi decorativi della classicità, ma è anche rielaborazione di forme che furono patrimonio della decorazione orientale, e inoltre, l’alternanza della materia pittorica e della pietra vulcanica, con i suoi bagliori, esalta il contrasto tra chiaro e scuro e indirizza l’occhio e la mente verso un movimento continuo che richiama il fluire del pensiero e della coscienza nella ricerca della conoscenza.”
Abbiamo conosciuto negli anni Ottanta l’artista Gloria Pastore quando presentava i suoi lavori alla Galleria d’Arte di San Carlo, diretta da Raffaele Formisano, e l’abbiamo vista in più occasioni.
Ricordiamo di aver scritto un articolo sulla sua produzione e di essere sempre stati attenti alle sue esposizioni e allora non vedevamo molti giovani storici dell’arte e funzionari delle Soprintendenze frequentare spazi privati e gallerie con una storia alle spalle e non certo quelli mondani di Lucio Amelio o di caratura equivalente.
Gloria Pastore merita attenzione e crediamo che questa mostra renda merito ad un’artista che ha lavorato con assiduità credendo nell’arte.
Le metafore sviluppate lungo tratti del passato e del presente motivano un panorama iconografico di spiccato senso simbolico mentre un arco memoriale tutto proteso a sviluppare, grazie a rese cromatiche e a plastiche vesuviane, radici e motivi dell’esistenza tra unicità e molteplicità.
Da vedere.
Maurizio Vitiello
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