
Tragedia Positano
Positano, costiera amalfitana. Era lì su quel maledetto molo, sabato notte, davanti al mare in burrasca di Positano. Era lei, Totta Totaro, 48 anni, architetto napoletano, la terza persona sommersa da una gigantesca onda anomala, che ha spezzato la vita della sua amica statunitense Ann Sherrie Duncan, morta per salvare suo figlio Shone, dodici anni appena. «Una leonessa. Sherrie è stata come una leonessa che difende con tutte le sue forze, fino alla fine, il suo cucciolo - dice Totta, con la voce rotta dall’emozione ad Anna Maria Asprone del Mattino - Gridava per chiedere aiuto ogni volta che riusciva ad emergere dalle onde impazzite - ricorda - ed agitava la mano nel tentativo disperato di farsi individuare. Ma - aggiunge - ha capito subito che, sebbene tempestivi, i soccorsi non avrebbe potuto salvare la vita a Shone, il primo ad essere scaraventato in acqua da quella muraglia. Così si è tuffata sott’acqua più e più volte e lo afferrava e lo alzava, tenendolo sotto le ascelle per farlo respirare. Lo ha perso e ritrovato non so quante volte. Il bambino, disperato e terrorizzato, la stringeva al collo e piangeva. Ma lei non si è arresa, lo ha tenuto in alto, a pelo d’acqua, finchè non ha visto arrivare quei giovani che - precisa - sono stati dei veri eroi. Solo allora, stremata, si è lascita andare e le onde l’hanno scaraventata più al largo. L’ho vista inghiottita da quel buio irreale. Poi - continua Totta dopo un minuto di silenzio - quando sono riusciti a recuperarla e l’hanno portata a riva hanno tentato di rianimarla, ma purtroppo era già morta». Totta non ce l’ha fatta ad affrontare l’assalto mediatico e, subito dopo la tragedia, si è rifugiata nella sua casa napoletana. «Avevo bisogno di stringere i miei cari, sentire che ero viva, che malgrado tutto ero sopravvissuta a quell’incubo. Solo quando sono arrivata a casa ho realizzato davvero cosa mi è accaduto». Poi, quasi più a se stessa che agli altri, dice: «Io sono viva per miracolo. È come se qualcuno mi avesse mantenuto per i capelli, per non farmi travolgere come Sherrie e Shone». Poi ripercorre con la mente quella vacanza, trasformatasi in tragedia: «Sherrie non doveva venire con noi, ma raggiungere il marito in Puglia. Poi, però, per l’amicizia che la legava a noi e per portare Shone al mare, si è unita al nostro gruppo. Dovevamo andare prima a Ravello poi in campagna. Infine la scelta è caduta su Positano, dove ha casa il nostro comune amico, l’avvocato Paolo Esposito. È stata una giornata bellissima - dice - passata a mangiare e a ridere, divertendoci. Anche la serata è stata piacevole nonostante abbia piovuto tutto il tempo. Dovevamo andare a ballare ma, prima di portare Shone in albergo, vedendo che aveva smesso di piovere, abbiamo deciso di fermarci tutti sul molo per vedere quello spettacolo così suggestivo del mare in burrasca. Ma - precisa Totta - non eravamo sole. Oltre ai nostri amici c’erano anche una trentina di persone. Poi io, da sola, mi sono allungata fino alla punta estrema del molo dove ci sono due cubi, il primo più largo e l’altro più stretto». Poi commenta «Ho fatto davvero una cosa stupida, solo ora me ne rendo conto». E riprende il racconto: «Gli altri venivano e poi scappavano al sopraggiungere delle onde. Dopo qualche minuto mi ha raggiunto Shone e solo dopo Sherrie. ”Non sono mai stata così vicino al mare in tempesta ” ha detto felice e poi ha commentato ”è davvero uno spettacolo incantevole”. Sorrideva ed è l’ultima cosa che ricordo di lei, quel suo viso luminoso, solare e dolce. Poi - conclude - all’improvviso quel muro d’acqua. Sembrava un drago enorme e terribile. L’onda mi ha raggiunto davanti. I miei stivali, che conserverò per sempre, forse per la suola di gomma hanno aderito al terreno e così sono rimasta sempre in piedi. Quando sono riuscita a mettermi in salvo mentre mi facevano asciugare, vedendo che portavano Shone fuori dall’acqua, vivo, ho pensato tra me ”meno male, tutto sommato ci è andata bene, ci siamo salvati tutti e tre. Ma non è stato così».
VIDEO DELLA TRAGEDIA