
Barcellona
Abbiamo ricevuto questo testo di Pierfranco Bruni su Barcellona, che, volentieri, pubblichiamo.
Maurizio Vitiello
Barcellona in un amore che racconta destini
Non ascolterò i segni del passato
di Pierfranco Bruni
Certo. Barcellona è una città dai lunghi silenzi. Le ombre sono nuvole vaganti. Ho tra le mani i versi di Luis de Gongora: “…l’alba tra gigli candidi disfoglia:/ma il suo colore Amore non sapea…”. In una mia conferenza a Barcellona ho raccontato degli amori di Prévert, di Cardarelli, di Sibilla Aleramo, di Lorca, di Pavese con Ermione, di D’Annunzio nella pazzia di Eleonora.
L’amore è pazzia? Ma perché mi parli del passato? Il passato ritorna come marea nei nostri occhi? E i tuoi occhi nel verde di un luccichio grigio non raccontano. Neppure definiscono. Sei bella ma la bellezza ha le parole di Ronsard. Ma non so se sei la donna selvaggia, la mia Concia, la donna eros, quella della voce roca, la donna terra, Elena – Penelope, o la donna partenza, Constance. Alla fine di questo capitolo troverò la soluzione? Ha importanza?
Ti ho osservata. Sulla nudità del tuo corpo forse ci sono ancora pieghe di rimpianto. Io non scruto il passato. Non mi interessa. È fuori dai miei spazi perché il mio unico spazio ha la carezza del presente e lo vivo perdendo, a volte, i sogni ma ritrovando il senso ad ogni viaggio che il mio cuore intravede.
Certo, Barcellona mi cammina dentro. Come il mare di Alghero o le isole di Santo Domingo o i veli di Tunisi. Donna dai veli mediterranei. Ci sono passaggi di vita che sono diventati geografie del mio esistere ma non ho il rischio di lasciarmi trafiggere dai ricordi. Ti assicuro che ho avvertito un taglio nell’anima. Cosa significa anima? Non chiederlo ai tuoi filosofi. Domandalo ai miei poeti perché i poeti sono i veri navigatori delle tristezze e delle allegrie.
Mi sento lacerato dalla tua assenza. Anche quando sei con me ci sono occasioni in cui la tua presenza diventa distanza. Con questo non ti voglio dire che non devi più confessarmi la tua storia di donna. Ma io mi sento in dovere di recitarti le onde del mio mare. Io sono un mare ma anche una marea. Non volermene. Non ti parlerò del mio passato e non perché non ho un passato e neppure perché voglio negarlo o nasconderlo tra le maschere che indosso nelle danze sciamane che mi accompagnano lungo le mie agonie.
Non ti parlerò del mio passato perché da quando ci sei tu io vivo l’inquietudine e il mistero del presente. Che senso avrebbe dirti di un amore o di amori che hanno attraversato le mie esistenze. Tragica commedia. La commedia non mi piace quando si veste di tragico e tanto meno il tragico ha bisogno di nenie. Il tragico ha un senso di profondo. Io da nietzschiano scavo tra questi sottosuoli. E la memoria è il sottosuolo che deve restare tale altrimenti diventa un demonio.
Vedi, passo inavvertitamente da Dostoewskij a Camus. Sono in rivolta ma anche in una caduta. Il tuo passato è dentro di me, inesplorato ma se tu mi vivi nel presente perché sulla tua fronde e sul tuo viso compaiono le rughe del tempo quando riesplori l’immaginario degli anni che non ci sono più? Quello che voglio capire è il perché, toccando i tasti delle tue memorie, tra di noi scende un velo di distacco.
Quale ragione e quale regione della tua anima si mette in gioco? Non sono io a chiederti. Nulla ti ho chiesto. Di me ho cercato di sfiorare soltanto onde. Ma non ho malinconie. Le tue parole, a volte, hanno il sapore della malinconia.
Non sono più a Barcellona. Perché Barcellona? Perché l’altro ieri a lungo ti ho pensata e non ho mai pensato al nostro amore con il rumore del tempo ma sempre con il suono dell’armonia. Questa sera invece avverto un rumore. Ha raccontato anche la storia di “Eutanasia di un amore” di Giorgio Saviane e il “Disamore” di Bigiaretti oltre al costante “Anonimo veneziano” di Berto. C’è qualcosa di strano che non ho ascoltato a Barcellona. Ma la vita è complicata. Affermazione banale ma vera.
Non mi sono mai soffermato sul tuo passato. Credimi. Non può esistere per me. Fino a quando l’amore tratteggia il mio cammino non vedrò e non leggerò il tuo passato ma una cosa mi ha colpito: il tuo cambiamento d’umore.
Ma dai, ora lasciamo perdere. Ho davanti a me i disegni e i colori. Due mani che si cercano in un azzurro di vento. Cosa resterà di noi? I sentieri che abbiamo percorso hanno qualcosa di magico. L’amore è sempre una magia.
Salutandoti, per la prima volta, dopo anni, sono andato via con parole sospese e senza guardarti ho cercato di perdermi tra i viali della sera. Ma tu mi sei ritornata nel battito del pensare, d’altronde come sempre ci sei, con i versi di una mia poesia a te dedicata. Ti amerò fino ad addormentarmi nel rosso del tuo meriggio.
Cosa sarà domani? Chiederlo a chi? Sono andato via senza il gioco delle mie ironie e ho preso in volo un sorriso smarrito. Non mi interessa il tuo passato o i tuoi amori. Ma tu hai cercato di parlarmene ed io non ho retto alla finzione. E sono qui a scrivere per dichiararti le mie ferite.
A quest’ora Barcellona attende il tramonto. La donna del faro un giorno mi ha letto tra le linee degli occhi e mi ha parlato di te senza nulla sapere e senza nulla conoscere. Forse ti rivedrò cambiata. Forse non mi rivedrai come ci siamo lasciati. Un saluto appena segnato. E tutto il resto è in una telefonata che giungerà chissà quando o in un sms che dirà di una storia.
Sono stanco. Siamo stanchi. Dirti che ti amo ha un senso. Dirmi che vivere senza di me sarebbe straordinariamente bello. Non recito come un personaggio da teatro nell’assurdo. Ma gli amori che non si dicono l’amore vive nell’assurdo. Il passato? Perché sgretola il presente.
Parlami con la passione senza condizionamenti. Ma la passione è dentro il nostro destino d’amore? E il nostro amore è nel nostro destino. Non solo passione ma armonia, forza, destino. Ci sono sempre quei ragazzi che si baciano in piedi nella notte e nel sogno e gli amanti hanno sempre, come recita il nostro Federico Garcia, “la luna di pergamena”.
Tu sei la mia luna “lungo i cristalli e gli allori”. Ora, a passi lenti, cammino tra le vie di Siviglia. Ho lasciato Barcellona. Il mare e i mari. Sei dentro di me. Domandami il tempo con le tue risposte. Io ti parlerò solo delle foglie dell’amore nel presente che è mio, che è tuo. Domani reciterò con il rosso del torero il “Romacero gitano”. Ti cercherò? Mi cercherai?