
il Sindaco
CAVA DE’ TIRRENI. Galdi risponde all'onorevole Vessa. Le critiche rivolte all'iniziativa del primo cittadino di incatenarsi davanti agli uffici di palazzo S. Lucia per difendere il diritto alla salute e alla vita dei suoi concittadini lo hanno profondamente toccato, di qui immediata la risposta. Dissenso, ma anche illustrazione del piano che dovrà vedere il coinvolgimento dell'intera provincia e non la semplice difesa del proprio campanile. Secondo Galdi, Vessa, probabilmente non avvezzo alla democrazia elettiva, non ha esperienza, né ha provato cosa significhi veramente quel legame forte e viscerale che ti salda alla tua terra, ai suoi bisogni, alla drammatica quotidianità delle sue reali esigenze. «Condivido l'accusa delle responsabilità storiche del governo Bassolino che ha lasciato una situazione disastrosa - sottolinea - ma certamente non posso condividere le osservazioni fatte sull'iniziativa da me effettuata». Alle accuse di Vessa che sosteneva che gli amministratori devono dare l'esempio e che non serve alimentare plateali proteste, Galdi risponde a muso duro: «Come sindaco ho il dovere di difendere i diritti dei miei concittadini , anche se occorre in modo plateale: un dovere che precede l'ossequio agli indirizzi o alle gerarchie di partito. Quando è in ballo il destino concreto della propria comunità non c'è appartenenza politica che tenga, ma solo l’improcrastinabile responsabilità di esserci, di servire, di guidare il popolo». Per Galdi non vale neppure l'accusa che «la logica dell'intervento serve, ma non in casa mia». Essa è smentita dal documento-proposta, approvato all'unanimità dal consiglio comunale, che tende a tutelare le sorti dell'ospedale di Cava, ma soprattutto a salvaguardare il diritto alla salute invocando un necessario riequilibrio del rapporto posti letto-abitanti in tutta la provincia ed interventi sul piano della viabilità che consentano alla rete emergenza di dare risposte concrete se non immediate quantomeno efficaci e tempestive. Galdi insiste, il fattore tempo è determinate: «Non si può immaginare di sopprimere un presidio come quello di Cava dalla mattina alla sera». Una volta fatte le scelte necessarie sulla dislocazione dei pronto soccorsi e dei reparti elettivi in funzione del numero di abitanti per ciascun territorio occorre stilare un piano che detti un preciso cronoprogramma e individui le azioni da compiersi. «Un piano - dice - che dovrà prevedere il miglioramento consistente della viabilità, l'organizzazione di un adeguato servizio del 118 con eliambulanze attrezzate per il primo soccorso, dotazione di piattaforme di stabilizzazione nel territorio dove effettuare la diagnosi e affrontare la prima ora determinate per l'esito della patologia emergenziale, infine perfezionare il rapporto medici di base e rete d'emergenza. È l'unica risposta per un piano, quello di Zuccatelli, (su indicazione di Bassolino) che ha proceduto alla cancellazione di presidi sanitari senza un ponderato studio d'insieme degli interventi per scongiurare la perdita di vite umane». La protesta di Galdi va letta nell’ottica di lavorare e chiedere risposte non campanilistiche ma per le comunità tutte. Anni di irresponsabilità e di clientele non devono essere pagati dai cittadini. Poi la stoccata finale per l'onorevole Pasquale Vessa: «Piuttosto che etichettare per irresponsabile un primo cittadino, forse esasperato, ma consapevole del suo ruolo e del dovere di rappresentare senza se e senza ma i diritti del suo popolo, un parlamentare farebbe bene a verificare dove finiscono i fiumi di euro che si sono sprecati e non tutti necessariamente nel sistema ospedaliero o sollecitare scelte coraggiose per una moralizzazione dei contratti collettivi, sull'erogazione di prescrizioni inutili e per un aumento dei controlli delle forze dell'ordine sulle truffe così diffuse a danno del sistema sanitario». Intanto si mobilitano anche i sindaci della Costiera amalfitana, riunitisi ieri sera per mettere a punto un0azione diretta a salvare il presidio di Castiglione di Ravello. Tutti hanno sottoscritto una lettera-appello al presidente della Regione Caldoro, chiedendo un incontro urgente. «La Costiera è un territorio “isolato”, non possiamo perdere un ospedale che ha salvato tante persone da morte sicura», insistono. Poi l’ultimatum: «Se il governatore non dovesse rispondere alla nostra richiesta, siamo pronti ad attivare una protesta . Organizzeremo un sit-in davanti alla sede della Regione, insieme ai nostri concittadini, una fascia nera al braccio in segno di lutto».
Il Mattino di Napoli inserito da Michele Pappacoda