
Atrani Isola Ecologica
Atrani sembra essere divenuto il comune delle “bollette pazze”. Dopo quelle del gas, recapitate da anni a chi neanche ha avuto l’allaccio alla rete, ora è la volta delle bollette di pagamento dei rifiuti solidi urbani praticamente…raddoppiate rispetto allo scorso anno. Nel paese non si parla d’altro, i cittadini guardano increduli le cifre che il comune richiede per un servizio che, soprattutto in questo ultimo periodo, certamente non brilla per efficienza.
Da oltre un anno, nel piccolo comune, è stata varata l’isola ecologica e l’avvio della raccolta differenziata all’insegna, almeno così assicuravano gli amministratori, di un sicuro risparmio sul costo dei rifiuti da parte dei cittadini. Ebbene, in un anno, l’isola tecnologicamente avanzata, costata ad oggi poco meno di 300mila euro, ha funzionato complessivamente forse per un solo mese. Nella speranza poi, di far lavorare il macchinario a pieno regime, sono stati rimossi dei pezzi essenziali come i trituratori e i compattatori, meccanismi che avrebbero dovuto ridurre ai minimi termini i rifiuti conferiti consentendo notevoli risparmi sui costi di trasporto e smaltimento. Così non è stato, anzi…
Ma, pare, che il raddoppio delle fatture, più che all’inefficienza dell’isola ecologica, sia da imputare al fatto che, a differenza degli altri comuni della Costiera che hanno aumentato le quote agli utenti gradualmente nel corso degli anni, Atrani ha continuato a riscuotere dai cittadini tra il 40% e il 50% dei costi complessivi che il Comune sosteneva per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, attingendo da altre tasse la restante parte.
Oggi, che la legge impone la “copertura del 100%” (se al Comune il servizio costa 100, deve riscuotere 100 dal cittadino), Atrani ha dovuto adeguare in un sol colpo il tributo.
Un brutto colpo per gli atranesi che, tra l’altro, non ricevono neanche il servizio “porta a porta” ma devono loro stessi conferire i rifiuti presso il luogo di raccolta seguendo un rigido calendario.
Se da una parte il Comune si è reso disponibile ad aumentare il numero di rate per il pagamento del tributo, dall’altra molti cittadini “arrabbiati” si sono dichiarati contrari a mettere “mano alla tasca”.
Altri ancora, stanno pensando di organizzare azioni collettive rivolgendosi alle Associazioni dei Consumatori o fare ricorso alle Commissioni Tributarie.
Gino Amato