
Agro discariche abusive
Puntavano al guadagno facile, gli imprenditori che usufruivano dei "particolari" servizi di smaltimento dei rifiuti offerti dall’organizzazione sgominata l’altro giorno. In particolare erano tre i "siti di trasferenza" individuati dalla gang nei piazzali di note aziende. Era qui che venivano depositati i mezzi pesanti in attesa degli spostamenti notturni verso le destinazioni abusive. • L’azienda di trasporto di Alfonso Russo, che ha sede a Nocera Superiore, lasciava in sosta i mezzi presso la Frigo Sud e la Conditalia, entrambe di Nocera Superiore e presso La Regina di San Marzano sul Sarno. Tuttavia, a ben rileggere l’incartamento della Procura, pare che la ditta di trasporto facesse uso di questi spazi senza aver mai ottenuto alcun permesso dai rispettivi imprenditori. • Tra le cave utilizzate per smaltire qualunque tipo di materiale di scarto c’era quella di via Amalfitana a Pagani, denominata Torretta Cave. Durante la laboriosa indagine dei carabinieri del nucleo operativo ecologico di Salerno, sono stati documentati numerosi viaggi di rifiuti, prelevati presso diverse sedi aziendali e trasferiti in cave o siti abusivi per lo sversamento. Il tutto, ovviamente, al di fuori di ogni controllo legale, con gravissimo danno per l’ambiente. Gli uomini del capitano Giuseppe Ambrosone, oltre ad acquisire una notevolissima mole d’intercettazioni telefoniche, è stata impegnata in continue attivitá di appostamento, verificando l’entrata e l’uscita dei mezzi incriminati dalle diverse aziende. Per gli imprenditori, infatti, il vantaggio proveniva dal basso costo dello smaltimento. Infatti, questo non avveniva legalmente, per cui non c’erano costi particolari di discarica da sostenere. • Nella corposa ordinanza di custodia cautelare, firmata dai gip Paola Di Nicola, Bruno D’Urso e Roberto Arnaldi si legge: «La gestione dei rifiuti avveniva senza alcun pre-trattamento, con la tecnica del tombamento o del semplice abbandono a terra: senza analisi, senza contratti e nel più assoluto dispregio di qualsiasi regola». Nel sollevare i capi d’imputazione, il pm Aldo De Chiara, della sezione ambiente della Procura, ha espresso forti perplessitá sull’operato degli imprenditori: «Grazie a questo sistema - si legge nel provvedimento - l’organizzazione ha potuto mantenere un giro di affari elevatissimo con costi ridotti al minimo». • Se non fosse per la gravitá delle vicende riportate, sarebbe da definire esilarante l’intercettazione tra Russo e Bruno Guadagno dove la parola "scemo" ricorre quasi una quindicina di volte. Ad un certo punto, in seguito all’aumento dei controlli ambientali, Savino Lama del "Tempio di Bio" di San Marzano sul Sarno, contatta Russo per avvisarlo che se non ritornerá al più presto a ritirare il cassone lasciato nel piazzale, allerterá i carabinieri. Uno scomodo che, alla fine, non ha dovuto prendersi, visto che i carabinieri stavano giá indagando su tutto. Gianpaolo Bisogno, La Città