
Pier Paolo Costabile: Senza Pietà
“Nell’aula dove fu giurata la Costituzione/ murata col vostro sangue/sono tornati/da remote caligini/i fantasmi della vergogna/troppo presto li avevamo dimenticati/è bene che siano esposti/in vista su questo palco/perché tutto il popolo riconosca i loro volti/ e si ricordi/che tutto questo fu vero”.
Questo stralcio di un’epigrafe firmata da Piero Calamandrei sul Ponte, dopo le elezioni del 7 giugno del 1953, contro i revisionismi di ogni risma, sembra scritta oggi. Con queste parole l’amministrazione della nostra città ha inteso, quest’anno, ricordare il sacrificio di quanti si sono immolati nel secondo conflitto mondiale sino a quel 25 aprile del 1945, data di liberazione dell’ Italia dal regime nazifascista. , la conquista della gioia, ottenuta attraverso il martirio della stessa. La storia umana continua nel suo sviluppo, imperterrita, la perdita della gioia, la perdita dei primordi, attraverso la guerra. Ma la gioia per converso, in quanto sottratta alla storia, può rivelarsi la cosa più serbata, più intatta e segreta. L’uomo che diviene capace di acquistare gioia, di vestirsi di quest’abito cosmico, diviene capace di origine ed è quest’uomo nuovo che dovremmo ricercare in questo giorno. Un giorno, il 25 aprile, per andare alla ricerca della plenitudo temporis eckartiana: quando il tempo è alla fine, riluce la sua pienezza, quando l’uomo è alla fine, esplode la sua umanità, che verrà ritrovata cercando una nascita, la ri-nascita. Quanta distanza si avverte tra le generazioni in questo giorno: cosa vuol dire per un bambino, per un ragazzo, risalire alla Resistenza? Si tratta di una esperienza trasmessa ancora in modo vivo da chi l’ha direttamente vissuta. In un giorno come questo non posso non pensare ai miei familiari, Italo, Mary attivamente impegnati e perseguitati, per una cimice mai accettata, per non aver mai accettato alcun compromesso con una classe sociale a cui pur appartenevano, ai racconti di parate, gesti, fasci, camicie nere, culto del “duce”, militarismo, Impero, e ancora, campi di concentramento, stragi di civili, i forni crematori, la fame, la paura, il dolore e la volontà di rialzare la testa: parole e immagini di soli sessantacinque anni fa, che sembrano, però, uscire da un mondo lontanissimo, o addirittura da una fantasia grottesca. Come spiegare ai giovanissimi la Resistenza, l’impresa storica di un popolo compiuta per libera scelta di milioni di uomini e donne semplici, che di essa furono protagonisti in senso pieno, creatori e corresponsabili. Non una decisione imposta, ma una scelta contro ciò che veniva imposto; non l’inquadramento forzato in un esercito istituzionale, per una guerra decisa dall’alto, ma la costruzione volontaria di un esercito dal nulla, di un esercito di liberi e uguali. Una disciplina ferrea, ma derivante dalle esigenze della lotta liberamente intrapresa, e costantemente corretta e rafforzata dal carattere collettivo delle decisioni. Una democrazia piena, vissuta come costante compartecipazione di tutti ai problemi, e alle scelte, collettivi: la democrazia più piena e più alta, che la storia d’Italia abbia mai conosciuto. Non deve essere retorica, non è agiografia, sono i tratti caratteristici della Resistenza, così come è stata vissuta da “un popolo alla macchia”, da un popolo che si è dato organizzazione, strutture militari e politiche, giornali, codice civile e morale, senza l’intervento di apparati coercitivi separati dal popolo stesso, anzi, contro il potere armato esistente. Come raccontare semplicemente tutto ciò alle giovani generazioni? La lezione più semplice viene dall’arte. Ci è riuscita, senza dubbio, la lungimiranza dei due soprintendenti Fabio De Chirico e Giuseppe Zampino, unitamente a quella dell’Assessore al patrimonio della provincia Adriano Bellacosa, del presidente del Parco del Cilento Amilcare Troiano, del sindaco di Padula Giovanni Alliegro, i quali hanno riaperto le mura della reggia del silenzio, la certosa di San Lorenzo all’arte contemporanea, ma legata a doppio filo con un luogo della memoria. Sino ad oggi, infatti, in occasione della XII Settimana della Cultura è ospite della certosa la mostra “Muro contro Muro” curata da Carmine Siniscalco ed Erminia Pellecchia , una mostra itinerante d’amore, dodici pittori di fama internazionale – Cesare Berlingieri, Ennio Calabria, Billie S. Fraleigh, Giancarla Frare, Ana Maria Laurent, Danilo Maestosi, Piero Mascetti, Franco Mulas, Eros Renzetti, Claudio Sciascia, Sinisca, Luisa Zanibelli – ed uno scultore-poeta, Giuseppe Mannino, I quali, con il loro sentire, hanno inteso richiamare l’attenzione sul significato del muro, dovunque esso esista, materialmente o anche soltanto simbolicamente, quel “cemento dell’odio” , come lo definisce De Giovannangeli, che noi tutti dovremmo avere il coraggio di affrontare e combattere nell’interesse delle future generazioni. Ai dodici pittori che fanno parte dell’anello iniziale di questa lunga catena di pace, che si concluderà il 21 settembre a Tel Aviv, per poi essere donata al Papa, si è aggiunta un’ intensa opera di Pier Paolo Costabile “Senza Pietà”. La mostra è allocata tra le mura della Certosa, poiché esse si trasformarono, nel corso di entrambi i conflitti mondiali, in campi di dolore e supplizio, sede di comando della VII Armata e, in seguito in campo di prigionia per inglesi e campo di concentramento di italiani prigionieri degli inglesi. Nel gennaio del 1944, la Certosa cambiò il suo nome in questo poco cristiano “A Civilian Internee Camp.371 P.O.W.” La sontuosa Reggia del Silenzio era diventata la involontaria prigione di migliaia di italiani, provenienti da tutte le regioni della Penisola, diversi per censo ed intelletto, origini e cariche, ma tutti ugualmente colpevoli dinanzi agli occhi dello straniero, così facilmente incline a confondere il soldato valoroso come il Generale Bellomo col comune criminale di guerra. Con lui furono reclusi uomini che avevano il nome di Gaetano Polverelli, Orfeo Sellani, Maurizio Maraviglia, Andrea Carafa, l’Ing. Roger, il progettista degli incrociatori più belli della nostra marina d’anteguerra, Paolo Orano, Achille Lauro, Francesco Ruspoli, nipote di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, e ancora Ezio Garibaldi, pronipote dell’ Eroe dei Due Mondi, l’architetto Alberto Calza Bini, il pittore Baccio Maria Baccia, il maestro De Rewisky, i quali hanno lasciato testimonianze che verranno raccolte in un volume curato dalla giornalista Erminia Pellecchia e dal responsabile della biblioteca della certosa Alfonso Monaco. Le tensioni aspramente esplicitate dall’arte aprono l’occhio e la mente a tensioni più segrete: segni intensamente materiati che, rielaborando dati della storia, della memoria, testimonianze, si fanno discorso raggrumato in apparizione lancinante. “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione”. (Piero Calamandrei “Discorso sulla Costituzione” 1955).
Olga Chieffi